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Le panchine di via San Francesco bersaglio dei teppisti

Raid vandalico nella notte tra venerdì e sabato nel quartiere San Francesco. Teppisti, indisturbati, armati presumibilmente di una o più motoseghe, hanno preso di mira le circa venti panchine poste lungo il viale tagliandone la parte bassa. Un danno rilevante per la città, un episodio apparentemente senza spiegazioni plausibili. Sulla faccenda è intervenuto un amareggiato sindaco Franco Pagano che ha duramente condannato il vile atto criminale perpetrato ai danni del comune tirrenico. “Il fatto grave non è l’atto in sé – afferma –, ma che chi lo ha compiuto ha portato con sé una motosega e per un’ora è rimasto indisturbato a compiere un atto di vandalismo inaudito, di una gravità enorme. Tutto ciò ci amareggia e ci scoraggia, perché ancora una volta il nostro territorio vede e subisce”. Pagano si chiede come sia possibile che in un paese civile, qualcuno possa camminare inosservato, tenendo in mano una motosega e agire per un’ora “nell’assoluta mancanza di controllo – sottolinea –. A tale proposito rammento che, meno di un anno fa, in questo territorio qualcuno camminava con una mitragliatrice da guerra, sempre indisturbato, e colpiva la mia casa come se fosse la cosa più naturale di questo mondo”. Il primo cittadino evidenzia le possibili difficoltà e l’impotenza delle istituzioni dinnanzi ad atti di vandalismo e di violenza criminale per l’impossibilità di un controllo continuo e costante, “ma è altrettanto vero che è inconcepibile  – incalza – che in un paese che viene continuamente offeso, possano verificarsi atti di forte impatto criminale. Per fare il “lavoro” che è stato perpetrato ai danni della nostra comunità e della nostra città ci si è dovuti soffermare con accanimento su quelle panchine per oltre un’ora, e c’è da chiedersi: dove eravamo tutti noi?” Il risveglio della coscienza civica, della stessa città, passerebbe, a questo punto, per il sindaco, attraverso la lotta contro ogni forma di violenza, ma anche trovando i colpevoli affinchè siano puniti. panchine2“Questo è un paese che negli ultimi venti anni ha subito numerose azioni criminose – conclude il sindaco – anche lasciando sul proprio terreno morti, feriti e tanti atti intimidatori, ma per nessuno di questi eventi delittuosi è stato individuato il colpevole o i suoi autori condotti alla giustizia. Se noi non riusciamo a colpire duramente tali episodi è naturale che chiunque si senta impunito e legittimato a compiere simili atti. Invito le nuove generazioni a rafforzare questo grido di allarme. Da loro parta quel senso di appartenenza ad una comunità, quel riappropriarsi della città perché ciò che è presente sul nostro territorio è patrimonio di tutti e come tale va salvaguardato dando la possibilità a chi verrà dopo di noi di fruirne”. Adesso, il rischio peggiore per la città è quello di arrendersi e rassegnarsi di fronte ad atti simili racchiudendoli in un contesto di normalità. Sistemare o sostituire le panchine, beni appartenenti alla comunità, costerà denaro, quello pubblico, che, sicuramente, poteva essere destinato ad uno scopo migliore.

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