Straordinarie conferme dalla medicina ufficiale sulla Dieta Mediterranea. Ne parla il Prof. Gabriele Sganga

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Straordinarie conferme dalla medicina ufficiale sulla Dieta Mediterranea. Ne parla il Prof.  Gabriele Sganga


di Vittoria Saccà Fonte Scuole 24 ore

TROPEA – Incontriamo Gabriele Sganga, Professore Associato di Chirurgia Istituto Clinica Chirurgica Università Cattolica del Sacro Cuore del Policlinico “A. Gemelli” in Roma, in uno dei suoi pochissimi giorni di vacanza trascorsi nella cittadina. Apprendiamo da lui che il “New England Journal of Medicine” conferma l’influenza della dieta mediterranea nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Di recente, infatti, per la dieta mediterranea è giunto un altro importante riconoscimento che ne conferma l’assoluta efficacia, soprattutto nel prevenire le affezioni cardio-vascolari. Riconoscimento che “proviene – afferma Sganga – da una delle più riconosciute e prestigiose riviste internazionali di medicina insieme a Lancet e Nature, il New England Journal of Medicine. In un articolo originale, pubblicato nel marzo 2013, alcuni autori spagnoli delle Università di Villoreal e di Pamplona, hanno presentato uno studio prospettico, randomizzato, scientificamente ineccepibile, durato oltre 6 anni”. Lo studio è stato condotto, prosegue Sganga, su “un totale di 7447 soggetti di età tra i 55 e gli 80 anni con fattori di rischio per malattie cardiovascolari (storia di malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, obesità, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, fumo, ecc.), ma senza malattia in atto, sono stati suddivisi in tre gruppi a cui sono state somministrate tre diverse diete, con tanto di consenso informato. Al primo gruppo – egli spiega – è stato somministrata una dieta con un extra-quantitativo di olio vergine di oliva, al secondo una dieta con un extra quantitativo di noci, nocciole e mandorle al terzo (gruppo di controllo) una dieta normale e comunque povera in grassi. Ebbene, dopo sei anni di follow-up (controllo) i primi due gruppi hanno presentato minore incidenza di affezioni cardiovascolari in genere (8.1% e 8.0%, contro l’11.2% del gruppo di controllo). I risultati migliori si sono dimostrati nella prevenzione dell’ictus cerebrale (4.1% e 3.1% rispettivamente nei primi due gruppi, contro il 5.9% del gruppo di controllo), ma si è osservata anche una riduzione della incidenza di infarto miocardico, morti per accidenti cardiovascolari e mortalità in genere per qualunque altra causa”. Secondo quanto Sganga ci illustra ancora, è semplicemente sorprendente scoprire che anche aggiungere solo alcuni componenti della “dieta mediterranea” come l’olio extra vergine di oliva o frutta secca, ricca di acidi grassi omega-tre, che sono eccellenti antiossidanti, si riduce l’incidenza di complicanze e morte per motivi cardiovascolari. “In realtà – aggiunge il Professore – dalla dieta mediterranea nella sua multicomposizione c’è da aspettarsi di più di quanto riportato dalla nota rivista medica: la longevità e la riduzione di affezioni cardiovascolari è riconducibile a quell’eccellente simbiosi fra marina e collina tipica delle nostre coste, ma per la verità dell’intero bacino mediterraneo. Il cibo consta inevitabilmente di pesce fresco e azzurro, quello più ricco di omega-tre, gli acidi grassi a maggiore potere antiossidante, e contemporaneamente di olio extra vergine di oliva, che promuove la costituzione del colesterolo buono e poi frutta, legumi, vegetali, noci e cereali, pollami, carni rosse non lavorate, ma non si può nascondere che a questo cibo, che può essere confezionato e spedito ovunque, si associa l’aria salubre marino/collinare, l’acqua e il movimento fisico tipico delle laboriosità meridionali. Il tutto – spiega inoltre – crea un connubio tra la cultura del cibo sano e le scienze motorie di cui la dieta mediterranea, si impone come modello di uno stile di vita che mira ad educare le giovani popolazioni a favorire il mediterraneo slow food rispetto al più obeso stile occidentalizzato del fast food”. La scoperta della bontà della dieta mediterranea, illustra quindi il chirurgo Sganga, affonda le sue origini alla fine degli anni ‘50, quando lo scienziato americano Ancel Keys, aveva notato una bassissima incidenza di malattie delle coronarie sia negli abitanti di Nicotera, che nell’isola di Creta, nonostante l’elevato consumo dei grassi vegetali forniti dall’olio d’oliva, e avanzò l’ipotesi che ciò fosse da attribuire al tipo di alimentazione caratteristico di quell’area geografica. Prese perciò l’avvio la ricerca “Seven Countries Study”, basata sul confronto dei regimi alimentari di 12.000 persone, di età compresa tra 40 e 59 anni, sparse in sette Paesi del mondo, Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia. Dai risultati si scoprì che la mortalità per cardiopatia ischemica (infarto) è molto più bassa nelle popolazioni mediterranee rispetto a Paesi, come la Finlandia, dove la dieta è ricca di grassi saturi (burro, strutto, latte e suoi derivati, carni rosse). Da allora Nicotera, evidenzia Sganga, è stata insignita “città della dieta mediterranea” e tanti suoi cittadini si sono impegnati per tutelare, difendere e promulgare tale paternità. Sono stati organizzati Simposi Internazionali; nel 2007, presso l’Accademia delle Scienze a Bologna si è tenuto il congresso nazionale: “La Dieta Mediterranea di Nicotera”. Sono nate Associazioni e Società scientifiche e Nicotera è stata sede di numerosi incontri e manifestazioni. Nel 2010 la dieta mediterranea è stata inserita dall’UNESCO fra i patrimoni culturali immateriali dell’umanità. Sono nate collaborazioni con importanti istituzioni e organizzazioni italiane e straniere. Tra tutte, dice ancora il prof. Sganga, spicca quella con il prof. Antonino De Lorenzo, direttore del Dipartimento di Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Tor Vergata di Roma, che sin dal I Congresso Internazionale del 2003 organizzato proprio da lui presso la sua Università, si è sempre prodigato con tenacia per la divulgazione e la paternità italiana dell’importanza della dieta mediterranea. E aggiungiamo, più recentemente, anche con Gabriele Sganga, presso l’Università Cattolica – Policlinico Gemelli di Roma che, tra l’altro, si occupa di terapia intensiva, infezioni e nutrizione clinica.
Vittoria Saccà

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