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Israele: la minigonna della discordia.

Israele è un paese che ha due anime. Una laica – il cui specchio è sicuramente la moderna Tel Aviv una città dinamica che sembra una qualunque città americana – e una religiosa fatta dalle centinaia di insediamenti dove abitano coloro che tentanto di seguire alla lettere gli insegnamenti della religione di Abramo. Persino il parlamento – la Knesset – non sfugge a questo dualismo e così accanto ai partiti laici di sinistra (Laburisti, Meretz, ecc) e di destra (il Likud) troviamo partiti religiosi ostengono la coalizione del premire conservatore Benjamin “Bibi” Netanyahu e cercano di imporre al governo — e al resto del Paese — la loro visione e le loro regole oltranziste, tanto che di recente era scoppiato il caso di quei rabbini che avevvano sonoramente bocciato il progetto di far entrare le donne nei reparti militari corazzati perchè – a loro dire – il contatto tra i due sessi nel chiuso di un tank sarebbe troppo ravvicinato,

E proprio alla Knesset si è aperto un nuovo fronte – che sta polarizzando l’attenzione dell’opioione pubblica – allorquando la direzione generale del parlamento ha emanato il divieto di vestirsi con top o magliette che lasciano scoperte parti del corpo, infradito ai piedi, pantaloncini  e le diaboliche e tentarici minigonne.

Subito è scattata la protesta e anzi, numerosi giornali hanno evidenziato l’episodio di un deputato laburista maschio che si è denudato ed è entrato nel parlamento. L’assurda regola è stata sospesa per la soddisfazione delle oltre trena deputate donne presenti nel parlamento israeliano ma con un preoccupante risvolto perchè a fino a quando non saranno emanate nuove disposizioni in materia, saranno le guardie poste all’ingresso dei sacri cancelli del Palazzo a dover stabilire quando una gonna è troppo corta o meno. Metri da sarto al posto dei fucili?  Chissà…………

Il tutto nel quadro di un paese – l’unica grande democrazia del Medio Oriente e l’avamposto dell?Occidente dell’area – dove cresce la polarizzazione tra la componente laica e quella religiosa della società. Non è un caso che anni fa ci fu chi provocatoriamente profetizzò che un giorno ci sarebbero stati due stati diversi – uno laico affacciato sulle coste del Mediterraneo con capitale ovviamente Tel Aviv e uno teocratico con perno sulle regioni di Cisgiordania e Samaria con capitale Gerusalemme. Un suicidio geopolitico per uno stato circondato da tanti nemici e alle prese con una pressione demografica degli arabo-israeliani e degli stessi palestinesi dei Territori Occupati.

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