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Deposto in Gambia il presidente “abusivo” Yahya Jammeh.

La democrazia stenta ad affermarsi sul continente africano dove despoti e tiranni opprimono i popoli che poi spesso devono trovare scampo in Europa.

E’ il caso del Gambia – piccolo paese africano, circondato dal Senegal, che prende il nome dell’omonimo fiume, dove il presidente uscente Yahya Jammeh, sconfitto alle presidenziali di Dicembre si rifiuta di cedere il potere al capo dell’opposizione Adama Barrow.

Una situazione palesemente anticostituzionale e antidemocratica che ha spinto ieri le truppe senegalesi ha fare ingresso in Gambia dopo che lo stesso Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato una risoluzione di appoggio a Barrow e aveva invitato Jammeh a lasciare pacificamente il Paese. Nella stessa giornata di ieri Barrow ha giurato ufficialmente come presidente del paese, ma per ragioni di sicurezza lo ha fatto all’estero, nell’ambasciata del Gambia in Senegal. Le truppe senegalesi, sono ora ferme in attesa dei nuovi sviluppi, mentre i presidenti di Guinea e Mauritania stanno andando in Gambia per incontrare Jammeh per convincerlo a lasciare il paese.

Grazie alla terra fertile, l’economia del paese è basata sull’agricoltura, ma hanno rilevanza anche la pesca e il turismo. Tuttavia circa un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà internazionale di 1,25 dollari al giorno

Dal raggiungimento dell’indipendenza, nel 1965, e fino al 1994, il Gambia è stato governato da Dawda Jawara, sostenuto dal Partito Progressista del Popolo. Nell’estate del 1994, un colpo di stato portò al potere Yahya Jammeh, militare, esponente dell’Alleanza Patriottica per il Riorientamento e la Costruzione. Jammeh si è confermato alle successive elezioni presidenziali, contestate tuttavia dalle opposizioni –  vi è una certa tensione fra la maggioranza mandinka e le etnie dei fula e dei wolof – e secondo Human Rights Watch, nel paese sono comuni le violazioni dei diritti umani, con casi ripetuti di sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e tortura.

Il 12 dicembre 2015 il presidente Yahya Jammeh ha poi annunciato la trasformazione del Gambia in una repubblica islamica, abolendo l’inglese come lingua ufficiale e inserendovi al suo posto l’arabo, nonostante questa, non sia la lingua madre di nessuna delle etnie gambiane. Una mossa dai forti risvolti politici, per avvicinare il Gambia ai paesi arabi alleati dato che, molti settori nevralgici dell’economia godono di consistenti investimenti dal Libano, dalla Giordania e, prima della attuale guerra, dalla Siria.

 

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