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Cresce del 6.7% il Pil del “drago” cinese, ma le preoccupazioni non mancano.

Nonostante si sia trattato del dato più basso degli ultimi 26 anni, il +6.7% registrato dal PIl cinese, fa impallidire il pur robusto dato americano e lo striminzito 1.5-2% dell’Eurozona.

Ma i cinesi stanno affrontabdo questa nuova fase di “rallentamento” con la loro tipica filosofia: cioè quel misto di calma, pazienza, rigore e riflessione che li ha resi famosi nel mondo. Lo stesso presidente cinese Xi Jinping, ha detto poco tempo fa, che il paese “è entrato nella nuova normalità», ossia in una fase di crescita più lenta”. Ma alcuni analisti affermano che forse questo dato è un pò “gonfiato” e che altri guai potrebbero venire dall’altra sponda del Pacifico per via di un possibile scontro commerciale con la nuova amministrazione statunitense di Trump.

Le autorità cinesi sono inoltre preoccupate dal fenomeno della massiccia migrazione della manodopera più giovane verso le città. E mentre i giovani vanno via dalle campagne, nelle zone interne del paese, vive ormai il 60% degli 80 milioni di anziani che conta il paese asiatico. Di questi, un quinto si trova a vivere sotto la soglia di povertà, proprio a causa del debito contratto per pagare le spese mediche, nonostante il regime di assicurazione sanitaria rurale istituito oltre dieci anni fa e la curva demografica non promette nulla di buono, dal momento che, secondo stime Onu, nel 2050, quasi il 27% della popolazione cinese avrà almeno 65 anni – quasi 300 milioni di persone.

Questo è anche un problema politico. Fino ad adesso il regime comunista ha tacitato le richieste di democrazia interna consentendo un certo tasso di evasione fiscale. Tu evadi e però non metti becco nelle cose della politica, un tacito patto tra governo e governati. Ma con l’aumento e l’invecchiamento della popolazione, sarà per forza, necessario allestire un sistema di welfare diffuso tipico dei moderni paesi industrializzati e i soldi per finanziarlo dovranno essere chiesti ai cittadini. I quali però, potrebbero voler avere voce in capitolo sulle scelte politiche. Intanto non mancano nelle campagnie,spie di forte disagio sociale. Ne è prova il tasso dei suicidi, che è tre volte più alto nelle campagne che tra i residenti urbani.

Un altro grave problema è la corruzione. Dall’entrata in carica del presidente Xi Jinping, Pechino ha avviato un’ampia campagna anti-corruzione e di repulisti tra le file del partito, delle aziende e dell’esercito. Nei primi undici mesi del 2016, Pechino ha già recuperato 334 milioni di dollari trafugati all’estero. Ora è impegnata nel richiedere l’estradizione dei sospettati, ma la poca indipendenze del sistema giudiziario potrebbe rappresentare un ostacolo.

Insomma anche la Cina vive le sue tante contraddizioni di una fase capitalistica. Staremo a vedere dove questa porterà la nazione più popolosa del mondo.

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