Prepariamoci al peggio? Quattro passi tra protesta e inquinamento del mare.

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Tra pochi giorni inizierà la primavera. Un tempo, eravamo abituati a ragionare per giorni, poi per settimane e infine per mesi, mentre invece, in questi tempi attuali, il tempo sembra scorrere più velocemente, rendendo necessario ragionare con il metro delle stagioni o degli anni.

La sensazione è senza dubbio ingannevole poiché il tempo, scorre sempre allo stesso modo. E la percezione del tempo che è cambiata, probabilmente dovuta ai ritmi della vita sempre più frenetica, intessuta di apparati tecnologici che invece di semplificare la vita, l’hanno complicata riempiendo le ore che un tempo si vivevano come, “tempo libero”, in tempo da dedicare ai social, ai telefonini, sms, mms, ecc.

imagesInsomma tutto questo panegirico, per dire che stiamo per giungere alla primavera, foriera di un inizio di presenze turistiche in preparazione della più piena e gettonata estate. Nell’attesa, sorge spontanea e fiduciosa la speranza che le proteste dei cittadini, per il mare pulito a Nicotera e in Calabria, arrivino a spuntare soluzioni e impegni concreti da parte delle autorità preposte, per risolvere il ventennale problema dell’inquinamento marino e delle coste calabresi, ma direi anche italiane.

Siamo adulti e vaccinati e non ci illudiamo sul fatto che una protesta di cittadini, possa risolvere gli annosi e incancreniti problemi dell’inquinamento e della salute dei cittadini. Eppure a Nicotera e dintorni, la data che si attende non è il 21 giugno solstizio d’estate, ma il 14 luglio, anniversario della protesta civile e morale dei Nicoteresi e popoli viciniori che, in quella data, compiranno l’anniversario della loro protesta. Un anno che si spera venga festeggiato con il successo della protesta, altrimenti la sconfitta sarà da imputare solo e sconsolatamente allo Stato e cioè, ai Suoi rappresentanti sul territorio, a tutti i livelli istituzionali.

DSCF0029-1-750x426Il 14 luglio capiremo quanto sarà stata forte e incisiva la risposta dello Stato, rispetto all’antistato che ha inquinato e avvelenato il mare e le coste.

Intanto, nell’attesa, proveremo, in questo nostro articolo, di capire e focalizzare almeno i termini precisi, di ciò che viene definito come acque di balneazione, in base alle leggi in vigore e all’uso corrente del termine, inquadrato nella giusta definizione gerarchica tabellare. Ci riserveremo in un prossimo articolo di approfondire i termini delle acque potabili.

Serve a prepararci propedeuticamente a quella data, alfine di avere le idee chiare su come affrontare i mesi che ci separano dalle tanto desiderate ferie al mare, utili a ristorare il corpo e la mente dallo stress del lavoro e della vita moderna, ma altresì a prepararci ad un salto di qualità della protesta, in caso questa dovesse rimanere inascoltata, così da mettere, con le idee chiare, sul banco degli imputati, i burocrati e gli impiegati dello Stato che, con il loro non fare, hanno tradito lo Stato e il Popolo Sovrano.

Con il termine “acque di balneazione” vengono indicate le acque dolci superficiali, correnti o di lago e le acque marine nelle quali la balneazione e espressamente autorizzata o non vietata. Con l’aiuto di Marco Cosentini (Arpa Calabria) e Annarita Pescetelli (ISPRA) spiegheremo quanto segue.

ScoglieraNello spirito della 2000/60/CE, anche la direttiva sulle acque di balneazione (2006/7/CE), prevede che tutte le acque di balneazione rientrino in una classe di qualità eccellente, buona, sufficiente e scarsa. A differenza della direttiva 2000/60/CE, la classificazione, in questo caso si basa esclusivamente su indicatori di contaminazione fecale poiché tale la direttiva balneazione è principalmente finalizzata a proteggere la salute umana dai potenziali rischi derivanti dall’ambiente. Infatti, quest’ultima viene assegnata sulla base dei risultati dei due indicatori di contaminazione fecale (Enterococchi intestinali ed Escherichia coli)relativamente a quattro anni di monitoraggio.

Il profilo ambientale previsto dalla direttiva invece, rappresenta lo strumento essenziale per individuare potenziali fonti di inquinamento e per intraprendere adeguate misure di gestione per eliminare o contenere il rischio igienico sanitario, a partire dal miglioramento ambientale. Sebbene le due direttive abbiano una base comune, che è quella di individuare le fonti di inquinamento e prevenire possibili danni all’ambiente, le finalità sono differenti poiché la Direttiva 2000/60/CE istituisce un quadro per la protezione delle acque mentre la Direttiva 2006/7/CE protegge la salute umana dai rischi derivanti dalla scarsa qualità delle acque di balneazione.

Pertanto, anche le classi di qualità hanno significati diversi, che rispecchiano criteri metodologici differenti rispetto agli obiettivi da raggiungere; per esempio, un’acqua di balneazione classificata come “eccellente” potrebbe presentare delle criticità ambientali (chimiche e/o ecologiche) e quindi non trovare la stessa corrispondenza con la classificazione della direttiva quadro sulle acque. Tuttavia, il punto in comune tra le due direttiva è il profilo, che, pur considerando le caratteristiche ambientali, non influenza però la classificazione, basata esclusivamente su indicatori di contaminazione fecale.

In dettaglio, la normativa vigente stabilisce:

-la definizione delle acque di balneazione, intese come aree destinate a tale uso e non precluse a priori (aree portuali, aree marine protette – Zona A, aree direttamente interessate dagli scarichi, ecc.). che comprendono le acque superficiali, o parte di esse, nelle quali l’autorità competente prevede che venga praticata la balneazione e non ha imposto un divieto permanente di balneazione;

-la determinazione di soli 2 parametri microbiologici da ricercare durante le analisi: Escherichia coli ed Enterococchi intestinali;

-la frequenza di campionamento mensile nell’arco della stagione balneare (da aprile fino a settembre) secondo un calendario prestabilito prima dell’inizio della stagione balneare da ogni Regione; i campionamenti possono essere effettuati non oltre quattro giorni dalla data stabilita;

-i punti di monitoraggio fissati all’interno di ciascuna acqua di balneazione. Questo permette di poter considerare il punto di monitoraggio al proprio interno rappresentativo della qualità dell´intera area; il punto stesso può essere individuato scegliendo fra due criteri: il massimo affollamento di turisti e il maggior rischio associato;

-la definizione dei Profili delle acque di balneazione cioè la descrizione delle caratteristiche fisiche, geografiche ed idrologiche delle acque di balneazione e di altre acque di superficie che potrebbero essere una fonte di inquinamento rilevante, ai sensi della Direttive 2006/7/CE e 2000/60/CE.

Sulla base dei profili individuati si passa all’ identificazione ed alla valutazione delle cause di inquinamento che possono influire sulle acque di balneazione e danneggiare la salute dei bagnanti; (potenziale di proliferazione cianobatterica – potenziale di proliferazione di macroalghe e/o fitoplancton).

Qualora la valutazione delle pressioni segnali la probabilità di un rischio di inquinamento di breve durata si dovranno fornire: le previsioni circa la natura, la frequenza e la durata dell´inquinamento di breve durata, le informazioni sulle restanti cause di inquinamento, e le scadenze fissate per l´eliminazione delle cause, le misure di gestione adottate durante l´inquinamento di breve durata nonché l´identità degli Enti o delle Autorità responsabili dell’adozione;

-la classificazione delle acque sulla base degli esiti di quattro anni di monitoraggio, secondo la scala di qualità: “scarsa, sufficiente, buona, eccellente”;
la regolamentazione degli episodi caratterizzati da “inquinamento di breve durata“ o da “situazioni anomale”.

Detto questo, con le idee più chiare, prepariamoci anche al peggio, seppur sempre fiduciosi che lo Stato non si dimostrerà latitante e inadempiente.

 

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