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Mormanno: un gioiello nel cuore del Pollino.

Mormanno (Murmànnu in calabrese) è un comune italiano di 3.186 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

Il centro abitato di Mormanno sorge fra le dorsali del Monte Vernita e della Costa, a 840 metri s. l. m. nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, lambendo ad est il confine con il versante lucano. L’estensione del territorio comunale è di 75,90 km² con una densità abitativa pari a 46,48 ab/km².

Mormanno risulta essere una salubre e frequentata località di montagna, da cui sono facilmente raggiungibili il monte Velatro (1107 m), il monte Cerviero (1441 m) ed il monte Palanuda (1631 m) oltre alle cime più alte del Pollino e del Pellegrino. Il centro storico di Mormanno si distende su quattro colli, il più antico dei quali, ad ovest, viene comunemente detto la Costa, mentre ad est vi è il quartiere di San Michele detto Capo lo Serro, a sud di San Rocco, detto Casalicchio che rappresenta l’ingresso del corso municipale, ed a nord la Torretta.

Le origini di Mormanno appaiono ignote ancora oggi, sebbene gli storici locali ipotizzino la sua esistenza a partire dall’epoca longobarda, dove possibili tracce di primi insediamenti sul colle della Costa siano ritenute probabili dalla posizione dominante a nord della sottostante valle del fiume Lao. L’ubicazione strategica sulle vie di comunicazione e la radice etimologica del toponimo ci testimoniano la sua preesistenza dall’espressione “montes Miromannorum” utilizzata in un’agiografia di san Leoluca di Corleone, il quale si recò a Mormanno per meditare.  Il nome Mormanno infatti secondo alcuni  deriverebbe dal germanico Marimannus o Merimannus, oppure si riferirebbe agli arimanni, ovvero ai mercenari di origine germanica a cui fu concesso un territorio dove stanziarsi compreso tra il gastaldato di Laino e la fortezza di Papasidero. Circa la fondazione, l’attività commerciale ed i rapporti economici e religiosi nel borgo di Mormanno, abbiamo testimonianza da diversi documenti storici, il primo dei quali in lingua greca risalente al 1092. Sulla sua appartenenza feudale, siamo a conoscenza del fatto che prima di essere ceduto alla famiglia Sanseverino di Bisignano che lo tenne fino a tutto il 1612, fu degli Orsini. Dal 1613 passò alla famiglia Rende di Bisignano, in persona del barone Lucantonio, il quale lo cedette nel 1623 a Muzio Guaragna, per permuta con la Terra di Roseto e, da quest’ultimo fu poi venduto a Persio Tufarelli. Il possedimento fu ceduto ulteriormente da questa famiglia, per essere inglobato direttamente nei domini dell’amministrazione regia nell’ultimo decennio del XVIII secolo. In questo periodo l’attività artistica del centro venne animata dal rifacimento della chiesa madre in stile tardo barocco, ma un clima di generale impoverimento materiale e culturale, che già imperversò a seguito delle ripetute forme di corvée imposte al popolo ed alla continua cessione feudale, ebbe modo di manifestarsi in maniera più decisa per l’acutizzarsi di questi fattori. Ciò influì negativamente anche sulla piccola nobiltà locale, che impoveritasi, ed avendo necessità di liquidità per far fronte alla precarietà dello stile di vita e all’abbandono delle istituzioni centrali, alienò beni e latifondi scomparendo gradatamente, talora disperdendosi in quel clima di generale indigenza. Dopo l’esperienza risorgimentale ed a seguito delle infelici misure intraprese dal governo viste dal popolo come un espediente per non fronteggiare più urgenti necessità socio-economiche, nel 1866 Mormanno visse una serie di infelici scontri volti alla restaurazione del regime borbonico. Vista la situazione di precaria stagnazione seguì una decisa ondata migratoria interna e, con più difficoltà anche indirizzata oltre i confini nazionali. Il paese seguirà quindi le sorti del Regno d’Italia e della Repubblica.

Tante le cose e i monumenti da vedere: tra cui innazitutto spicca il Duomo di Santa Maria del Colle in stile barocco napoletano. L’interno è diviso a croce latina con navata centrale, due laterali, transetto, abside, sacrestia e locali annessi. La facciata, progettata da Pietro Scardino da Padula, interamente costruita in tufo, presenta tre portali, due laterali di medesima ampiezza e uno centrale molto più grande. Su ognuno di essi si trovano gli stemmi delle tre confraternite di Mormanno: al centro la Confraternita del Santissimo Sacramento, a sinistra quella della Buonamorte o degli “Agonizzanti” e a destra quella delle Anime del Purgatorio. Sopra questi portali ci sono tre finestre, quella centrale in vetrata, rappresentante un’immagine della Madonna Assunta tra Angeli. Particolarmente presenti sono le chiese e le piccole cappelle -alcune gentizlie – che si distribuiscono in tutto il centro abitato: la Chiesa della Madonna del Suffragio; il Santuario della Madonna della Catena, a 3 chilometri circa dal centro abitato in località c/da S. Brancato; la Cappella Gentilizia della Famiglia Capalbi “San Giovanni Battista” in località Monte zona Castello; il Santuario di Nostra Signora della pietà e del perpetuo soccorso in località Cavaddreru (al Faro Votivo ai caduti della Calabria); la Chiesa dell’Annunziata in località Castello, Costa.

Va poi ricordato il suggestivo Faro Votivo, importante monumento regionale, elevato nel 1928 in onore dei soldati calabresi caduti della prima guerra mondiale, situato sul monte San Michele in località Torretta (Cavaddreru) e che è ormai divenuto il simbolo di Mormanno. Unico faro di montagna presente in Italia voluto dal comitato Pro Faro nel 1926 e finanziato con fondi provenienti da gran parte dei comuni della Calabria e da comitati di emigrati all’estero. L’architettura si rifà al sacrario militare del monte pasubio, anch’esso rappresenta un sacrario militare ove si custodiscono cimeli e memorie delle 11 medaglie d’oro al valor militare e dei corregionali che caddero nella grande guerra.

Il genius loci è sicuramente Giovanni F. Mormando, al secolo Giovanni Francesco Donadio (Mormanno, 1449 – Napoli, 1530), che è stato un architetto e organaro italiano attivo principalmente a Napoli. Il Mormando nel Regno di Napoli, e soprattutto nella capitale riuscì a conferire una nuova veste al Rinascimento fiorentino declinandolo in uno stile più autoctono che risulta essere il capostipite del Rinascimento napoletano, creando così anche degli archetipi utilizzati da molti altri nel corso del XV secolo e del XVI secolo. Durante la sua permanenza a Napoli fu probabilmente allievo di Giuliano da Maiano che avviò il giovane organaro allo studio dell’architettura; durante gli anni della costruzione dell’organo in Santa Maria della Pace non è da escludere la diretta conoscenza del cantiere del chiostro di Bramante e che il Bramante abbia esercitato una forte influenza sul Donadio. Fu attivo anche in altre città del regno, a Vibo Valentia realizzò nel 1519 la Chiesa di San Michele mentre a Cosenza operò nel Palazzo De Matera con la realizzazione del portale simile a quello di Palazzo Marigliano e nel palazzo Cavalcanti dove realizzò una ritmica scansione della facciata. A Napoli tra i suoi allievi vi era Giovanni Francesco Di Palma che proseguì, semplificandone i tratti, lo stile, sempre nella stessa città ci fu una diffusione del modello di portale realizzato per il Palazzo Marigliano attraverso architetti minori e maestranze di muratori e pipernieri che hanno acquisito la lezione dell’importanza del portale che il Mormando aveva teorizzato.

Numerosi i prodotti tipici locali tra i quali spiccano le lenticchie, i fagioli poverelli bianchi e i “bocconottI” dolci tipici dell’area del Pollino.

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