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Il Santuario di Acqua di Friso a Cropani.

Il sito archeologico identificato in località Acqua di Friso a Cropani – comune della provincia di catanzaro di 4700 abitanti circa, nel quale la tradizione vuole sia approdata  la nave che trasportava a Venezia le reliquie di Marco evangelista, trafugate da marinai veneziani ad Alessandria d’Egitto –  si riferisce a strutture appartenenti ad un area sacra localizzata in una zona di pertinenza del territorio della polis di Kroton. La posizione a mezza collina caratterizza il santuario come uno di quei luoghi di culto edificati al confine tra la fascia costiera controllata dalla polis greca e l’interno dove continuavano a vivere gli indigeni.

Tali luoghi sorgevano in aree non abitate stabilmente, nei pressi di fonti sorgive o vie di comunicazione minori, con funzione di connessione, tramite lo scambio economico, matrimoniale e culturale, tra greci e indigeni. Nonostante il miserando stato dei luoghi, aggrediti continuamente dagli agenti atmosferici e dalle distruzione antropiche, la ricerca ha messo in evidenza la struttura residua di un sacello con cella e aditon rettangolare, che ha restituito tracce della presenza di offerte votive metalliche e ceramiche, che qualifica l’ambiente come deposito degli ex voto più preziosi. Le tracce in fondazione sono costituite da muretti in ciottoli di fiume allettati nel suolo sabbioso della collina. L’alzato non conservato era probabilmente in mattoni crudi e la copertura in legno, rivestita con terrecotte architettoniche le cui tracce residue sono state recuperate nello scavo.

Il complesso doveva prevedere, oltre all’edificio di culto, una seconda costruzione di servizio, di cui si conservano le fondazioni di almeno due ambienti. A circa 25 metri ad ovest della struttura templare sono stati inoltre individuati due scarichi votivi ricchi di ceramica utilizzata durante le fasi del culto. La stragrande maggioranza del materiale votivo rimanda a forme per contenere liquidi, riprodotte in formato miniaturistico come coppette monoansate e biansate, hydriai e olpai. Scarsi i frammenti di terrecotte votive che comunque rimandano al culto di una divinità femminile. Si segnala il ritrovamento di un certo numero di anfore disposte intorno ad un’area probabilmente pertinente ad una antica fonte prosciugata.

Il recupero di catene deposte come offerta alla divinità, che richiamano un culto di Kroton, identificato in località Vigna Nuova e dedicato a Hera Eleutheria , cioè liberatrice, ha fatto ipotizzare che tali oggetti possano essere stati dedicati dagli schiavi. Tra i materiali di maggior pregio si ricorda il recupero di un askos a figure nere, di produzione attica, databile all’inizio del V sec. a.C. I materiali e le strutture del complesso santuariale indicano una frequentazione che va dall’età arcaica all’età classica, con un successivo e repentino abbandono.

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