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Filadelfia: la città dell’amore fraterno e un gioiello urbanistico dell’Ottocento.

Filadelfia è un comune di 5 384 abitanti della provincia di Vibo Valentia che si colloca nella zona centrale della Calabria, in una zona prevalentemente collinare, chiamata Piano della Gorna, a pochi chilometri dal mar Tirreno. È circondata nel lato est da dei monti, ricchi di vegetazione e di sorgenti d’acqua. Nelle vicinanze del paese si trova il lago Angitola.

Nel corso della sua storia venne chiamata dapprima Castel Monardo deriva dalla fusione della parola castello con il nome latino Mainardus (che a sua volta deriva dalla parola greca monon – che vuol dire solo – e dalla parola latina ardum – che vuol dire difficile -) o (più probabilmente) da castello e dal nome proprio Meinardo, il nome attuale Filadelfia deriva dal greco e significa amore fraterno: per alcuni il nome aveva funzione benaugurale, mentre per altri si riferisce ai numerosi aiuti ricevuti dalla comunità dopo il terremoto o alla società illuminista dei Filadelfoi. Il nome comunque, è un chiaro richiamo all’omonima città della Pennsylvania di Filadelfia e a testimonianza di questo stretto collegamento si ricorda anche una visita in Calabria dello stesso Benjamin Franklin. Sull’antica Castelmonardo si hanno poche notizie: riguardo alla fondazione vi sono opinioni discordanti e di certo abbiamo solo la prima fonte scritta riguardante l’antico paese che risale al 1056 e che proviene dall’archivio della Diocesi di Squillace si cita il Castello del Mainardi, un casato legato ai Normanni e giunto in Calabria precedentemente. Successivamente diversi feudatari governarono il paese: ricordiamo tra questi, nel 1252, Pietro II Ruffo conte di Catanzaro, governatore delle Calabrie e viceré in Sicilia, Federico Lancia (regio vicario generale in Calabria e Sicilia; nel 1261), la famiglia Ruffo (fino al 1440) e infine Antonio Centelles (fino al 1445). In seguito, dopo una rivolta popolare, Alfonso V d’Aragona affidò il paese alla baronia del regio demanio. Il 22 aprile 1476 il paese fu dato ai fratelli Bartolomeo e Giovanni De Nobili ai quali susseguirono Antonio delle Trezze (1486), Antimo Savelli Cesarini (1504), Francesco delle Trezze (1505), ancora Savelli Cesarini (1517), Antonio II delle Trezze (1522). Probabilmente il centro abitato contava all’incirca quattromila abitanti, divisi secondo una stratificazione socialeche divideva i cittadini in quattro classi: gentiluomini, civili, artefici e contadini. Carlo V, destituì il feudatario francofilo De Tricio e nominò Ettore Pignatelli, la cui casata conservò la baronia fino al 1806, quando il feudalismo fu abolito da Giuseppe Bonaparte in favore del libero comune.

Il terremoto, che durò dal 5 febbraio al 29 marzo 1783 in più di duecento centri abitati della Calabria, determinò il totale abbandono del luogo e lo spostamento degli abitanti verso la poco distante zona del Piano della Gorna, dove ora sorge Filadelfia. Dopo il terremoto, in una assemblea tenutasi il 16 aprile del 1783 fu decisa la rifondazione della città ma con il nome di Filadelfia e secondo molti questa fu realizzata, finanziata e coordinata dalla Massoneria. A conferma di questo, sempre secondo queste teorie, si possono trovare nell’atto della fondazione della città diversi simboli massonici, tra cui proprio quello dello stemma con le due mani, simbolo della Massoneria, il collegamento con la società dei Filadelfoi, l’appartenenza alla massoneria di Benjamin Franklin e Giovanni Andrea Serrao e lo schema urbanistico con il quale fu costruita la nuova città, di stampo tipicamente illuminista, a griglia, secondo una visione globale quadrangolare, che richiamo inoltre schemi greci e romani. Ancora oggi esso viene considerato un esempio rinomato delle concezioni filosofico-estetiche e urbanistiche del Settecento. La struttura urbanistica della città venne elaborata da due sopravvissuti al terremoto: Biagio Stillitano e Francescantonio Serrao. Ad ogni cittadino, a seconda della classe sociale, venne affidato uno spazio nella nuova città e la stessa fu divisa in quattro aree, in seguito denominate rioni, che si possono ben identificare ancora oggi, su ognuna di queste quattro aree venne costruita una chiesa: di queste quattro chiese si parlerà successivamente. L’atto ufficiale della fondazione della città è documentato da Elia Serrao nella sua opera del 1785 De tremuoti e della nuova Filadelfia in Calabria.

Fu teatro nel 1868 di un tentativo di insurrezione anarchica e condivise poi le alterne vicende del Regno d’Italia prima e della Repubblica dopo.

Ricco il patrimonio storico artistico di Filadelfia nella quale si trovano sei chiese cattoliche e una chiesa evangelica. Il disegno iniziale della struttura urbanistica di Filadelfia prevedeva quattro chiese, nei quattro rioni, in alcune piazzette poste nei pressi della piazza principale: Piazza monsignor Serrao. Questa disposizione era stata scelta, secondo alcuni, dai massoni, che probabilmente coordinavano l’opera di ricostruzione di Castel Monardo, per delineare la separazione, anche geografica, tra potere civile e potere religioso. Le quattro chiese, da cui prendono nome i rioni in cui si trovano, sono: la Chiesa di san Francesco di Paola, la Chiesa di san Teodoro, la Chiesa di santa Barbara e la Chiesa della Madonna del Carmine. Si trova inoltre un’altra chiesa nella frazione di Montesoro e una a sud del paese, la chiesa della Madonna delle Grazie, di costruzione più recente. Il più importante dei palazzi cittadini è invece Palazzo Quattrocchi oggi sede del consiglio comunale.

Il genius loci è sicuramente Paolo Serrao (1830 – 1907) è stato un compositore e musicista italiano. Si segnalò, quale enfant prodige, essendo in grado, a soli otto anni, e da autodidatta, di eseguire un concerto per pianoforte e orchestra. L’interesse che sorse attorno al fanciullo fece sì che Il Re di Napoli, concedesse al giovane talento, nel 1839, e a soli nove anni, di essere accolto gratuitamente nel Real Collegio di Musica a Napoli, a oggi il Conservatorio di Napoli. Divenuto adulto, gli venne affidata nel Conservatorio di Napoli prima la cattedra di armonia e successivamente, quella di Contrappunto e Composizione che occupò con prestigio fino agli ultimi giorni della sua vita. Fu direttore del Conservatorio di Napoli fra il 1878 e il 1887.

Ricco anche il patrimonio dei riti e del folklore tra i quali la cumprunti, che si tiene la domenica di Pasqua quando le statue di San Giovanni, di Maria Maddalena, di Maria Addolorata e di Gesù Cristo vengono poste in diversi punti del paese e poi portati a spalla facendo rivivere l’incontro di Gesù risorto con la madre: San Giovanni riferisce a Maria della resurrezione del figlio, ma lei non crede per diverse volte, fino a quando decide di seguirlo con Maria Maddalena. Nel momento dell’incontro a Maria viene tirato via il velo nero e le campane suonano a festa. Vi è poi – in occasione della festa di San Francesco di Paola (la prima domenica di agosto) – la manifestazione del ballo del cammello accompagnato dal suono di alcuni tamburi.

La cucina filadelfiese corrisponde ovviamente in grande parte a quella calabrese. Tipici del luogo sono i favuocciula: delle piccole fave essiccate, le quali vengono cotte nelle pignate, pentole di terracotta usate nella cottura dei cibi nel caminetto; vengono mangiate utilizzando a mo’ di cucchiaio uno strato di cipolla rossa di Tropea. Propri esclusivamente del paese sono i papatuli: dolci a base di farina e uova ricoperti di glassa di zucchero. Fanno parte di una tradizione religiosa e vengono offerti come ringraziamento per una grazia: rappresentano la persona miracolata.

 

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