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Catalogna, vittoria risicata per i partiti indipendentisti.

Le elezioni di ieri in Catalogna – regione spagnola dove sono molto forti le spinte indipendentistiche – rischiano di accentuare i problemi invece che di appianare le divisioni. A scrutinio ormai concluso infatti, l’elettorato catalano che massicciamente si è recato alle urne (81% d affluenza, sette punti in più rispetto alle passate elezioni) è praticamente spaccato in due. Ma andiamo con ordine.

1) Gli indipendentisti – i tre partiti Esquerra Republicana-Catalunya Sí (ERC-CatSí), Junts per Catalunya (JUNTSxCAT), Candidatura d’Unitat Popular (CUP) – hanno ottenuto 70 dei 135 seggi dell’assemblea regionale catalana. Hanno quindi la maggioranza – peraltro risicatissima, 2 seggi appena – ma sono lontanissimi dai 90 seggi (2/3 dell’aula) che consentirebbero loro di attivare, questa volta legalmente nel rispetto delle leggi spagnole e dello statuto autonomista catalano – un referendum per richiedere l’indipendenza. Da sottolineare inoltre che ERC e la CUP sono su posizioni di sinistra mentre JUNTAxCAT è su posizioni di destra.

2) La somma dei voti delle formazioni nazionaliste si ferma attorno al 47% dei voti. Segno quindi che l’indipendentismo è molto sentito in questa parte della Spagna. Ma è anche vero che i partiti che si riconoscono nello stato spagnolo –  Partit dels Socialistes de Catalunya (PSC), Ciutadans-Partido de la Ciudadanía (C’s) e Partit Popular/Partido Popular (PP) – totalizzano il 42% delle preferenze, mentre Catalunya en Comú-Podem (CatComú-Podem) (7.5% dei voti) ha una posizione ambigua in merito alla questione indipendenza si, indipendenza no. Inoltre il primo partito in assoluto della regione è proprio l’antindependentista Ciutadans-Partido de la Ciudadanía (C’s).

3) L’impressione degli osservatori è quindi quella che in Catalogna vi siano in realtà due fortissime minoranze politico elettorali che però si equivalgono e si elidono a vicenda.

4) I risultati in dettaglio vedono primo partito – come dicevamo – Ciutadans-Partido de la Ciudadanía (C’s) con il 21.4% e 37 seggi (+12). Seguono le due formazioni indipendentiste Junts per Catalunya (JUNTSxCAT) con il 21.6% e 34 seggi (+3) e Esquerra Republicana-Catalunya Sí (ERC-CatSí), con il 21.4% e 32 seggi. Molto distanziato in quarta posizione il Partit dels Socialistes de Catalunya (PSC) con il 13.9% dei voti e 17 seggi (+1). A seguire  Catalunya en Comú-Podem (CatComú-Podem) con il 7.5% dei consensi e 8 seggi (-3), Candidatura d’Unitat Popular (CUP) con il 4.5% e 4 seggi (-6) e il Partit Popular/Partido Popular (PP) con il 4.2% e 3 seggi (-8 seggi).

5) Con questi numeri le maggioranze possibili sono solo tre: la prima è la riedizione dell’accordo tripartito tra i partiti indipendentisti ma non è detto che dopo il pessimo risultato ottenuto, quelli di Candidatura d’Unitat Popular (CUP) vogliano ripetere l’esperienza. Quasi impossibile poi il secondo scenario con una maggioranza formata da partiti di destra – indipendentisti e pro-Madrid -(Ciutadans-Partido de la Ciudadanía – Junts per Catalunya – Partit Popular/Partido Popular) –  visto il braccio di ferro dei mesi scorsi. Resta in piedi quindi solo un ipotesi alternativa e cioè una coalizione tripartita tra Ciutadans-Partido de la Ciudadanía,  Esquerra Republicana-Catalunya Sí e Partit dels Socialistes de Catalunya che avrebe 86 seggi. PSC e ERC in passato hanno governato insieme ma un abbraccio con un partito come Ciutadans potrebbe – sic stantibus rebus – essere interpretato dalla base di ERC come un tradimento.

Insomma da domani in Spagna la partita – forse dovremmo dire la corrida – ricomincia. Saggezza vorrebbe che ci si mettesse a discutere e trovare un punto di convergenza prima che si possano aprire scenari violenti come quello che per decenni ha insanguinato i Paesi Baschi.

 

 

 

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