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“Stolto pregiudizio” tra i due Papi. Il Prefetto della Segreteria di Stato Vaticano, mons. Viganò… crea incidente…diplomatico.

Mons Dario Vigano, (in foto) prefetto della Segreteria per la Comunicazione, in occasione della presentazione alla stampa della collana “La teologia di papa Francesco”, edita dalla Libreria Editrice Vaticana e fatta di undici opuscoli su vari aspetti del magistero bergogliano, ha dato lettura di una lettera di papa Ratzinger datato del 7 febbraio in risposta a una precedente lettera di Viganò del 12 gennaio. Ma dato che è stata resa nota la sera del 12 marzo, vigilia del quinto compleanno dell’elezione a papa di Jorge Mario Bergoglio, al grande pubblico essa è arrivata come se fosse una sorta di “voto”, dato da Benedetto al suo successore, al termine del suo primo quinquennio. A favorire questa interpretazione è stato anche il comunicato stampa diffuso per l’occasione dallo stesso Viganò, che della lettera, citava solo il secondo e il terzo capoverso, fornendo una interpretazione sibillina, quasi a voler far capire che papa Ratzinger avesse scritto una lettera a sostegno del pontificato di Bergoglio, facendo apparire quest’ultimo come se fosse nella necessità di un supporto teologico da parte del papa emerito Benedetto XVI, e di un secondo supporto contro chi attualmente rema contro il corso di Bergoglio, volendo far apparire questi come se offuscati da uno “stolto pregiudizio”. Insomma una interpretazione “maliziosamente” forzata. Un incidente diplomatico tra papi, da parte dello zelante  Viganò.

Anche il collega vaticanista Sandro Magister, sottolinea nel suo blog che l’ufficio stampa della Santa Sede ha diffuso il testo integrale della lettera inviata da Benedetto XVI lo scorso 9 febbraio, e possiamo notare che Benedetto XVI respinge con un doppio “stolto pregiudizio” sia quello secondo cui Francesco sarebbe “solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica”, sia l’altro secondo cui lui stesso, Joseph Ratzinger, sarebbe  “unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi”.

A Francesco, Benedetto riconosce ciò che è innegabile: di aver avuto una profonda “formazione” in teologia e filosofia. Così come riconosce una “continuità interiore” tra i due pontificati, dove l’aggettivo “interiore” vale almeno quanto il sostantivo “continuità”, date “tutte le differenze di stile e di temperamento”. E poi c’è quel paragrafo finale, omesso nel comunicato stampa, nel quale Ratzinger, con sincero candore, dà prova della sua finissima vena d’ironia. Lo si legga. E chi vuole intendere intenda. Ecco dunque qui di seguito il testo integrale della lettera, dall’intestazione alla firma finale

Benedictus XVI
Papa Emeritus

Rev.mo Signore
Mons. Dario Edoardo Viganò
Prefetto della
Segreteria per la Comunicazione

Città del Vaticano
7 febbraio 2018

Reverendissimo Monsignore,

La ringrazio per la sua cortese lettera del 12 gennaio e per l’allegato dono degli undici piccoli volumi curati da Roberto Repole.

Plaudo a questa iniziativa che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi.

I piccoli volumi mostrano, a ragione, che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento.

Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi una breve e densa pagina teologica perché in tutta la mia vita è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto. Purtroppo, anche solo per ragioni fisiche, non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti.

Sono certo che avrà comprensione e la saluto cordialmente.

Suo,

Benedetto XVI

 

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