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Limbadi, una fiaccolata nel nome di Vinci, #IoSonoMatteo

“Nessuno si deve illudere che questo sia il punto di arrivo, sarà, invece, il punto di partenza di un percorso lungo e accidentato anche perché le resistenze e le farraginosità del sistema le conosciamo, ma dobbiamo superarle con tutti i mezzi e con le nostre forze”.

Sono le parole dell’avvocato della famiglia Vinci, Giuseppe Antonio De Pace, a evidenziare come la fiaccolata di ieri sera non conclude una triste vicenda, ma diventa l’inizio di una percorso che dovrà portare fino alla scoperta di chi ha distrutto con un gesto orribile e crudele la vita di un uomo di 44 anni. E’ iniziata così la marcia silenziosa per le vie di Limbadi voluta da chi a Matteo Vinci ha voluto bene e da tutte quelle persone perbene che hanno voluto dire no a mafia, delinquenza, criminalità e che vogliono difendere l’onore e il decoro di una comunità che non accetta che il proprio paese balzi agli onori della cronaca con un’immagine errata e deleteria.

“Chiediamo al Presidente della Repubblica – dichiara De Pace – che manifesti la sua presenza fisica sul territorio per rimarcare il fatto che l’articolo 87 della Costituzione si rispetta anche con un gesto solenne come quello che chiediamo insieme ai funerali di Stato”.

Rosaria Scarpulla insieme al sindaco Pino Morello

Al centro di tanta gente la mamma di Matteo, Rosaria Scarpulla. “Sono sicura – afferma – che mio figlio sarebbe stato felice di vedere riuniti tutti i suoi amici, e lui, questa sera, è riuscito a riunirli tutti. Guardandoli sento mio figlio più vicino”.

Fondamentale è dare un segno, per don Peppino Fiorillo, “noi crediamo molto nel potere dei segni contro i segni del potere, le bombe. Questa folla è un bel segno perchè ci dobbiamo svegliare – afferma – perché in questo paese c’è tanta gente onesta e non dobbiamo sottostare a una piccola minoranza, dobbiamo risvegliarci se vogliamo dare un futuro ai nostri giovani. I mafiosi non vogliono che si concretizzi il progetto dei buoni, ma il loro”.

Solidarietà è quella che esprime il prete antimafia don Pino De Masi “A Limbadi in maggioranza è gente sana – dichiara –. Questo territorio appartiene a loro, non saranno le autobombe a fermarci, il processo di cambiamento che abbiamo iniziato in questa terra di Calabria deve continuare e se c’è qualcuno che se ne deve andare da qui sono quelli che hanno scelto la violenza e la delinquenza”.

Vincenzo Chindamo

Fra i tanti è presente anche Vincenzo Chindamo, fratello di Maria, “la situazione di questo territorio si sta esasperando – afferma –. Sempre più vittime innocenti della criminalità. In meno di due anni ne abbiamo contate già tre. Evidentemente tutta la volontà popolare di uscire da quella morsa della criminalità organizzata non è sufficiente così come l’azione delle Forze dell’ordine e della Magistratura che c’è ed è forte. Lo Stato deve ascoltare, quindi, il nostro urlo, la nostra voglia di libertà e intervenire con mezzi straordinari perché altrimenti in questo territorio non si potrà più vivere”.

Per Marzia Prestia Lamberti, madre del giovane Francesco, è importante “il silenzio e la presenza. Quando il 21 marzo – afferma -, per la Giornata della Memoria, hanno letto gli ultimi due nomi di vittime di mafia, Maria Chindamo e Francesco, ho sperato che fossero gli ultimi, invece dopo neanche un mese si è aggiunto Matteo”.

Per Giuseppe Borrello, referente provinciale di Libera, “è doveroso essere presenti – dichiara – per testimoniare la nostra vicinanza ai familiari. Quello che è successo è un fatto grave che evidenzia la delicata situazione del nostro territorio e per questo è necessario che ognuno faccia la propria parte per restituirgli dignità. Fondamentale è svegliare le coscienze”.

“Un gesto barbaro, inaudito, feroce, animalesco – afferma il sindaco Pino Morello –, non si è mai vista una cosa del genere. In un momento così triste mi fa sentire meglio tutta questa gente che vuole manifestare. Un luttuoso evento che non ha colpito solo Limbadi, ma tutto il territorio. Un territorio che arranca, che con le unghie e coi denti, scivolando, cadendo, rialzandosi vuole portare avanti una società buona. Limbadi non è assolutamente un paese di mafia, esiste una sola famiglia non tante cosche. Qui siamo tutti gente perbene”.

Alcuni esponenti del gruppo politico “Limbadi libera e democratica” con al centro Rosalba Sesto

“Sono rimasto colpito dall’efferatezza dell’atto e dalla violenza dell’esecuzione –  afferma il consigliere regionale Vincenzo Pasqua, non presente, ma che ha voluto testimoniare, ugualmente, la sua vicinanza -. Il primo atto che sento di compiere è la commossa solidarietà della signora Scarpulla,  il dolore di una madre duramente segnata da un doloroso destino. Quanto avvenuto, e lo dico con franchezza, mi ha provocato profondo sbigottimento e amarezza. Sono certo che lo Stato non lascerà nulla di intentato per giungere alla verità processuale, ma rimane tutto in piedi lo sgomento per il degrado civile in cui Vibo Valentia e la Calabria sono state trascinate da un evento che non trova ragione se non in una logica di primordiale violenza, di sopraffazione, che trascina la nostra terra sempre di più nel baratro dell’ignominia e la condanna all’isolamento dal resto del Paese. La tragica scomparsa di Matteo Vinci deve rappresentare per tutte le persone sensibili che hanno davvero a cuore la convivenza civile e la sicurezza democratica lo spartiacque tra un mondo oscuro e senza prospettive e l’aspirazione della stragrande maggioranza dei vibonesi e dei calabresi per un futuro dove ognuno e tutti si sentano parte di una comunità e protagonisti di un processo di serenità e di tolleranza”.

La fiaccolata è stata avviata dal capogruppo di “Limbadi libera e democratica”, Rosalba Sesto, gruppo politico con cui Matteo Vinci si era candidato, nella scorsa tornata elettorale. Un evento voluto “per far sentire forte lo sdegno della comunità tutta di fronte all’efferatezza di un gesto così vile”.

Rassegnazione, paura e la speranza di un concreto aiuto da parte delle istituzioni sono i sentimenti fra la gente comune “Possiamo organizzare tantissime fiaccolate – afferma una ragazza – ma finché qualcuno delle istituzioni non avrà il coraggio di agire in maniera “forte”, la mafia, da noi, ci sarà sempre e la fiaccolata finirà nel dimenticatoio”

“Si pensa che siamo tutti italiani – dichiara un giovane -, da Nord a Sud. Intanto, il Sud ed in particolare la Calabria, è completamente dimenticato quando si parla di mafia. In Sicilia se ne parla perchè sono morti personaggi importanti come Falcone e Borsellino, ma da noi, in Calabria, nessuno farà mai niente e rimarremo marchiati a vita come “mafiosi”.

“La gente che non vive la nostra realtà – evidenzia un altro ragazzo –  parla della gente del Sud definendoci “omertosi”. Però, la famiglia Vinci era già stata presa a “schiaffi” dai Mancuso, varie volte, tanto da chiamare in aiuto le Forze dell’Ordine, e questo è il risultato. Se non siamo difesi da nessuno è ovvio che si diventa omertosi, soprattutto se si ha una famiglia a carico. Puoi fare il coraggioso solo se da te non dipende nessuno”.

“Ho vissuto anch’io la stessa pena di questa famiglia – sottolinea una signora -. Anche se a me è andata bene, io non dimentico quello che insieme alla mia famiglia abbiamo passato. La mia solidarietà va ai Vinci che non hanno avuto la mia stessa fortuna, penso che al loro posto poteva esserci qualcuno dei miei”.

 

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