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Limbadi, nel consiglio comunale aperto esplode il disappunto della comunità lasciata sola da istituzioni e parlamentari

Se le parole fossero pietre rotolanti per la politica e le istituzioni non ci sarebbe scampo. Nel consiglio comunale aperto convocato dal sindaco Pino Morello per ricordare Matteo Vinci, gli intervenuti, infatti, puntano il dito contro l’abbandono di cui soffre il territorio. Lo fanno con forza, coraggio e incisività non tanto per mancare di rispetto allo Stato e a chi lo rappresenta, bensì per invocare una vicinanza che forse nel momento più difficile della storia limbadese avrebbe sicuramente dato fiducia all’intera collettività perché il paese non è fatto solo di mafia, ma soprattutto di persone oneste che stillano sudore tutti i giorni. Echeggia più volte anche il nome del procuratore Nicola Gratteri, che di recente ha condannato la zona grigia che alberga negli apparati statali, se ne invoca l’attenzione sul territorio quasi a voler esorcizzare il potere delle cosche. Ma a catturare le premure, l’affetto e la solidarietà di tutti è Rosaria Scarpulla, la mamma di Matteo, che con il suo esempio e con le sue ferme parole sta facendo rinascere la speranza indicando alla collettività ed ai giovani la strada da seguire per uscire dal guado. Seduta in prima fila con a fianco la nuora Laura Sorbara e l’avvocato di famiglia Giuseppe Antonio De Pace, campeggia maestosa nella sua semplicità. Non nasconde il dolore, non nasconde le lacrime. Non c’è intervento che non esalti la sua forza, che non lodi l’efficacia della sua composta e decisa reazione. E nessuno dimentica il marito Francesco ancora ricoverato nel Centro grandi ustionati di Palermo. Quando il presidente del Consiglio, Costantino Luzza, dà inizio alla seduta, la sala è gremita di cittadini.

Tra i banchi del Consiglio siedono il consigliere regionale Michele Mirabello e i sindaci di Filogaso, Ricadi e Francavilla Angitola, il vicesindaco di Parghelia, nonché il segretario generale della Cgil Luigi De Nardo. Siedono anche vecchi leoni della politica come Mario Paraboschi e Peppino Lavorato. A sventolare la bandiera dello Stato c’è il solo maresciallo Ezio Giarrizzo, che assieme ai suoi uomini, sin dal primo momento, sta seguendo l’evolversi della situazione. A dare il via agli interventi è sindaco Pino Morello che elogia Sara Scarpulla <capace di non cedere a ricatti e soprusi>, ricorda Matteo e il padre Francesco. Lamenta l’assenza dei parlamentari, ringrazia tutti i sindaci, chiede meno burocrazia, più presenza delle forze dell’ordine, più lavoro di prevenzione. Annuncia il lutto cittadino per il giorno del funerale di Matteo e assicura massimo impegno perché ci siano funerali di Stato e perché mamma Scarpulla venga dichiarata vittima di mafia. Applaudito l’intervento di Rosalba Sesto, capogruppo dell’opposizione, che, dopo aver condiviso le parole del primo cittadino, racconta l’angoscia che l’ha accompagnata dopo l’esplosione dell’autobomba <che ha dilaniato Matteo e tutte le mamme di Limbadi>. In sala, poi, si alza imperiosa anche la voce di Peppino Lavorato. L’anziano leader della sinistra rosarnese si scaglia contro il gesto <firmato da un’organizzazione mafiosa che, con modalità terroristica, ha voluto mostrare la sua forza con l’obiettivo di consolidare o ripristinare le gerarchie del comando dentro le cosche che infestano il Vibonese e, nello stesso tempo, <incutere terrore nelle persone oneste e nelle figure istituzionali che sono preposte a debellare la mafia>.

Non esita a bacchettare la politica <distante dai luoghi della sofferenza> e i politici <che sorridono alla ‘ndrangheta>. Incisivi anche gli interventi di Luigi De Nardo e Michele Mirabello il quale, nel denunciare <il consenso che si annida nella comunità> favorendo il potere criminale> assicura che <il Pd su questo terreno non ha timidezza, incertezze, ambiguità e si batte contro ogni sopraffazione>. Ricchi di spunti concreti anche gli interventi dei sindaci Giulia Russo (Ricadi), Giuseppe Pizzonia (Francavilla Angitola) e Salvatore Solano (Stefanaconi), nonché del prof. Nicola Rombolà, del parroco don Francesco Pontoriero e del presidente della Pro loco Mimmo Barbaro. In chiusura, il prof. Carmelo Lebrino auspica che <il Consiglio, faccia onesta della comunità, non venga sciolto>, mentre la giovane Lia Monreale chiede l’intestazione di una strada a Matteo perché tutti possano ricordarlo nel tempo. Vincenzo Lentini, ex vicesindaco, a margine della seduta, invita il sindaco a sollecitare le istituzioni perché venga assegnata la scorta a Rosaria Scarpulla ed ai suoi familiari.

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