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Ora i politici son tutti mattarelli. Davanti alla incapacità di formare un governo, il presidente Mattarella interviene proponendo un governo di servizio.

“Insomma…..inconcludenti e irresponsabili. Non sanno nemmeno contare…e per oltre due mesi ci hanno raccontato di avere vinto. Non hanno programmi…non hanno politiche…hanno solo slogans e non sanno nemmeno cosa sia la Responsabilità verso il Paese”. Questo è quanto scrive l’avv. Pino Macino nella sua rubrica Pupari & Pupi.  Tra i leader politici prevalgono i veti e i personalismi, mancando quello scatto di responsabilità che impone di essere al disopra delle beghe politiche, non riuscendo a far prevalere quel senso di responsabilità che, con uno scatto di orgoglio porterebbe i vincitori ad essere protagonisti della politica e veri rappresentanti di quella delega ricevuta con il voto degli italiani. Invece stiamo assistendo ad un senso di pochezza dei leader politici, veri nani e mancati statisti che, come scolaretti litiganti, si vedranno costretti a subire continue tirate d’orecchi da parte del presidente Mattarella che,  difronte alla mancata responsabilità, chiede  un governo «neutrale» perché «non vi è alcuna possibilità di formare una maggioranza nata da un accordo politico».

Sergio Mattarella ieri sera, dopo un nuovo giro di consultazioni, ha dovuto constatare che i partiti non sono disposti a cedere. E allora, in un breve ma fermo discorso che rischia di passare alla storia (politica) del Paese, li ha sferzati, afferma Nicola Varcasia della CDO. Ma ha dovuto constatare che le logiche partitiche e i veti personali prevalgono sugli interessi del Paese. Quindi ha proposto un governo di «servizio», che duri fino a dicembre (formato da ministri che si impegnino a non candidarsi alle successive elezioni): un governo necessario per fermare l’aumento dell’Iva, per evitare il rischio di una speculazione sui mercati contro un Paese troppo a lungo senza guida e che -aggiunge Antonio Polito sul Corriere della Sera – possa contare qualcosa quando a giugno in Europa si deciderà su questioni cruciali come i migranti. Ma da Lega e Movimento Cinque Stelle è arrivato un altro no: elezioni subito. In estate, a fine luglio. Sostegno invece dal Partito democratico.

Prosegue Varcasia che lo stallo politico italiano che potrebbe risolversi solo con un voto anticipato, aumenta le incognite sull’economia proprio mentre l’indicatore anticipatore dell’Istat ha mostrato che per il terzo mese consecutivo la crescita dell’Italia rallenterà. L’istituto di statistica dovrebbe infatti confermare una frenata del Pil a +1,4%, un decimale in meno rispetto a quanto previsto dal Def che potrebbe costare ulteriormente in vista della futura manovra economica. A preoccupare maggiormente sono comunque le scadenze che Roma dovrà rispettare in autunno e che potrebbero essere ostacolate da un voto anticipato. Nel calendario sono segnati in particolare il documento programmatico di bilancio, entro settembre, e le indicazioni per evitare lo scatto dell’Iva al 25% a partire dal 2019, il cui finanziamento è stimato in 12,5 mld di euro circa. Per quest’ultima i partiti principali sarebbero orientati a finanziarla emettendo nuovo deficit, ma a quel punto la Commissione Ue potrebbe intervenire e costringere l’Italia a trovare le risorse con tagli di spesa o nuove entrate.

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