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Nicotera e Limbadi, dopo la paura parla la gente

Ancora una volta il risveglio della cittadina tirrenica è intriso di incredulità, paura e sgomento dopo essere stata di nuovo presa a bersaglio e colpita al cuore. Di fronte all’ennesimo atto di violenza, il falso annuncio del fermo di Francesco Giuseppe Olivieri aveva fatto sperare che le scene di terrore del giorno prima sarebbero state solo un amaro ricordo (la gente rintanata in casa, a san Francesco la messa celebrata a porte chiuse, alcuni negozi costretti a chiudere).

Invece no, la notizia che l’omicida è ancora a piede libero ha sprofondato nuovamente nel panico le comunità di Limbadi e Nicotera, quest’ultima trasformatasi ieri in un paese surreale: deserte le scuole, le strade, tutti rintanati in casa ad attendere notizie.

“Siamo sconcertati per le vite spezzate – afferma Assunta Lo Jacono –. Proviamo sgomento per come un giovane possa elaborare eventi senza che nessuno riesca a captare segnali di disagio e sofferenza. La nostra è una comunità ferita ancora una volta per un fatto che è sfuggito al controllo e che va a minare il tranquillo scorrere della quotidianità”.

E dopo una notte insonne per gli elicotteri in volo e le Forze dell’ordine che hanno setacciato alcuni quartieri cittadini come “Borgo” e “Vasia” dove sono stati sparati i razzi per illuminare, il sentimento che prevale è la rassegnazione.

“Sgomento, dolore e senso di impotenza – dichiara Francesca Marra –. Se potessi andrei via. Ormai abitare qui mi provoca sofferenza. Non intravedo futuro, ma soffro nel vedere Nicotera sprofondare sempre più in basso”.

Atti violenti quelli del pomeriggio di venerdì che hanno inquietato l’intera collettività. “Il nostro è uno stato debole dominato da una minoranza prepotente – afferma una signora –. Dobbiamo rialzare la testa, non farci condizionare da una società malata, defraudata dai valori, ripiegata sulle sue miserie”.

Così a Limbadi. “Ci è sembrato per un attimo di vivere nel Far West – afferma Dino Capria –. Le voci che si susseguivano non erano certo rassicuranti, il rumore insistente degli elicotteri, l’incrociarsi dei suoni delle sirene delle Forze dell’ordine e delle ambulanze, il terrore che a Limbadi ci ha spinto a barricarci in casa. Tutt’oggi è normale essere preoccupati”.

Anche nel comune tirrenico, quindi, tanta paura. “Venerdì, per ore, le strade sono rimaste vuote come i negozi – afferma Giovanna Vinci – anche perché la piazza era piena di carabinieri e l’elicottero lambiva l’abitato. Adesso la vita è ritornata alla normalità. Ormai, dopo gli ultimi eventi, abbiamo imparato a convivere con la paura”.

Vita non facile neanche per i commercianti. “Purtroppo – afferma un esercente nicoterese –, tutti questi brutti episodi rovinano l’immagine di Nicotera e di conseguenza l’economia e la serenità che dovrebbe contraddistinguere un paese che punta sul turismo. Speriamo sia l’ultimo di questi brutti episodi e che possa ritornare la tranquillità”.

Tanti e gravi i fatti di cronaca avvenuti negli ultimi anni nel comprensorio. Solo ultimamente alcuni arresti e un più costante controllo del territorio avevano fatto ben sperare per il futuro. Venerdì, però, si è ritornati indietro evidenziando come gli interventi mirati non bastano, spoliare il territorio dei suoi presidi di legalità non è proficuo.
Serve, invece, maggiore presenza degli enti preposti, urge l’istituzione di saldi baluardi contro la criminalità che lavorino per arginare le emergenze. Attori sociali che sappiano elaborare un’idea ampia di sicurezza, che agiscano in maniera strutturale ricucendo il tessuto sociale combattendo il disagio e sviluppando adeguate azioni di prevenzione e di contrasto contro il grave e drammatico incremento della criminalità che nel comprensorio si sta tragicamente attuando. Il tutto per il raggiungimento di un vivere sociale più sicuro e meno degradato e per avviare una reale ripresa sociale ed economica dell’intera zona.

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