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Mattarella gestisce la difficile crisi. Ipotesi voto a luglio e Gentiloni gongola. Salvini vince il round su Di Maio e intanto la Meloni dichiara che è pronta ad allargare il governo giallo verde.

Tutta la partita si è giocata e continua a giocarsi fino alla fine, solo e soltanto nelle stanze del Quirinale, senza nessuna interferenza dall’Europa o dai cosiddetti poteri forti. Mattarella ha sempre rivolto lo sguardo fissandolo ai prossimi impegni internazionali, sentendosi l’unico responsabile di una scelta sulla figura del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’economia , che dovranno rappresentare l’Italia sui prossimi ed imminenti impegni al G7 in Canada, venerdì 8 e sabato 9 giugno 2018, ricordando che la per la quinta volta consecutiva dopo la sospensione della Russia dal G8 nel marzo 2014, il vertice si terrà nel formato G7. Tra i temi del Summit vi sarà la tratta di esseri umani.

Sempre a giugno, giovedì 28 e venerdì 29, si terrà il Consiglio europeo sulla riforma dell’Eurozona e sui migranti. A luglio, mercoledì 11 e giovedì 12, il premier italiano parteciperà al vertice Nato. San Francisco, in California, ospiterà invece il vertice internazionale di leader sul  clima da mercoledì 12 a 14 settembre 2018. Oltre a questi impegni già in agenda, si terranno i vertici ministeriali connessi alla partecipazione del premier ai vertici dei leader con eventuali vertici straordinari e incontri bilaterali.

Mattarella era stato chiaro nei suoi discorsi durante il periodo elettorale in merito proprio ai suddetti impegni internazionali, precisando che l’orientamento è quello di evitare che l’Italia abbia un governo alla Orban dove si costruiscono muri sui confini per scongiurare l’arrivo dei migranti.

Così come Mattarella pretendeva e pretende di sapere quale sarà il posizionamento del nuovo governo nello scacchiere internazionale: pro Putin o pro Nato? Quello della politica estera è un tema delicato dove il Colle preferiva alla Farnesina, in un governo giallo verde, un grillino piuttosto che un leghista, mentre all’economia preferiva meglio un tecnico pro euro ed Europa. D’altronde siamo il paese di Altiero Spinelli, del manifesto di Ventotene. L’intuizione dell’Europa unita dopo guerre laceranti è nata qui e rinnegare l’Europa sarebbe un po’ come rinnegare se stessi. Mattarella su questo è stato, è e sarà sempre costretto a mantenere una posizione rigorosa, rimanendo l’unica speranza di tenuta per le istituzioni europee.

Nel discorso, quello dell’ultimatum, al termine delle consultazioni lampo, Mattarella da buon ex democristiano guardando già lontano, era stato chiaro: ci sono impegni internazionali e il ruolo dell’Italia in Europa che vanno difesi, ed è quindi impossibile pensare che la soluzione alle sfide della modernità siano in ricette ottocentesche con un ritorno al sovranismo, che era un monito rivolto ai programmi invocati da Salvini e Di Maio, ma anche indirettamente sull’ipotesi, mai praticata, di un incarico alla coalizione vincente di centro destra, nonostante lo chiedesse cercando i voti mancanti in parlamento, fatto che cozza con l’incarico a Cottarelli sapendo a priori che non ha alcuna maggioranza in parlamento disposta a sostenerlo.

Quindi, il governo Lega e M5S è saltato perché non si è voluto incanalare il programma riformulato del nascente governo giallo verde, inserendo in esso la desiderata del Capo dello Stato e, altresì, non si è voluto tenere conto di una posizione chiara e precisa sulla tratta dei migranti da far risaltare in previsione del G7, dove necessitavano posizioni più concilianti e aperte secondo Mattarella.

Se Cottarelli non riuscirà a comporre la lista dei ministri e ad avere una base dignitosa di voti in parlamento, Mattarella lo inviterà, con discrezione e tatto, a rimettere il mandato. Sarebbe più una sconfitta per la Presidenza della Repubblica se Cottarelli prendesse pochi voti in parlamento, atteso che il centro destra e M5S hanno annunciato che voteranno contro e il PD ha annunciato che si asterrà. Quindi non resta altro da fare che prolungare il governo Gentiloni fino a Luglio o al massimo settembre. In questo modo il Quirinale salverebbe capre e cavoli. Un governo presentabile ai prossimi impegni internazionali e, un vuoto di governo risolto alla meno peggio.

Salvini per la prossima tornata elettorale, giocherà la carta vincente della vittima, per il il mancato gradimento di Savona, sua espressione di partito, mentre Di Maio è il vero perdente essendosi sempre presentato come il vincitore delle elezioni e come il capo del futuro governo. Non ha portato a casa M5S un capo di governo e neanche un governo, con l’aggravante di una base elettorale molto arrabbiata e una imprudente richiesta di impeachment dove, non raccogliendo la maggioranza in parlamento per il defilarsi della Lega di Salvini, Di Maio rimarrà con il cerino in mano dell’impeachment che, comunque, lo pone agli occhi del Presidente della Repubblica, come un inaffidabile nemico istituzionale.

Insomma un pasticcio da dilettanti della politica. Salvini ha saputo giocare la partita, essendo ben guidato dall’astuto volpone di Berlusconi, blindando il nome di Savona sapendo che Mattarella l’avrebbe rifiutato. Adesso Salvini, rientrerà nell’ovile del centro destra, mentre Di Maio dovrà scontrarsi con il suo elettorato, scontento e rancoroso nei confronti di Mattarella e con molti che si vedranno recapitare un avviso giudiziario per vilipendio al Capo dello Stato espresso sui social e, altresì, dovrà vedersela d’ora in poi, con il compagno di partito Di Battista, pronto a ricandidarsi al parlamento e ad insinuare la leadership a Di Maio. Anche Di battista deve avere avuto un astuto volpone che lo avrà tatticamente ben consigliato a non candidarsi, tanto astuto, da riuscire a stare ancora ben intanato.

Crearsi il nemico Berlusconi, è stato un errore politico per Di Maio che, così facendo, lo ha legittimato sul podio dei competitori seppur non eletto in parlamento, trovandoselo adesso ricandidabile e quindi vero competitore, altro che finito. Berlusconi, dicono alcuni suoi ex amici sconfitti, che quando si ritiene finito… ha ancora i decenni contati. Altresì, il precedente e imprudente pretesto di Di Maio che, su un nome non gradito come Berlusconi, si può avanzare e legittimare un veto addirittura esteso su tutto l’intero partito di Forza Italia, ha fornito un pretesto ulteriore a Mattarella sul veto al Prof. Savona.

Questa prima partita è stata vinta tutta intera dal Quirinale che, così facendo, ha superato lo scoglio della partecipazione agli appuntamenti internazionale inviando un Presidente del Consiglio gradito ai partner e questo, anche in caso di remissione del mandato da parte di Cottarelli, ritornando in gioco l’ipotesi  di proroga del collaudato governo di Paolo Gentiloni. Ma la Meloni con Fratelli d’Italia lancia la proposta di essere disponibile a rafforzare la maggioranza  Lega  M5S, affermando: “Il Paese è sotto attacco in questo momento. Noi siamo stati critici sul governo Lega-M5S ma adesso siamo pronti a sostenerlo”. Una posizione che potrebbe mettere Mattarella nella necessità di rivedere le sue decisioni.

Sulle eventuali prossime elezioni la partita rimane sempre aperta con la certezza che, il pallino ritornerà, inesorabilmente, nelle mani di Sergio Mattarella. Ormai qualsiasi altra proposta giallo verde, è fuori tempo massimo e nessun pentimento o ammissione di aver sbagliato,  potrà ridare loro un mandato.

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