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La Spagna ha un nuovo governo a guida socialista.

In Italia governo giallo-verde, in Spagna governo rosso-rosso. Questa mattina infatti a Madrid si è verificato un vero e proprio terremoto politico.

E’ infatti passata – con 180 voti a favore e 169 contrari e un astenuto – la mozione di sfiducia presentata dai socialisti del PSOE contro il primo ministro uscente, il conservatore Mariano Rajoy e quindi al suo posto si è insediato il socialista Pedro Sánchez.

Come si è arrivati a questo epilogo mai verificatosi prima nella storia politica iberica. Tutto aveva avuto inizio il 24 maggio scorso con le pesanti condanne del cosiddetto “caso Gürtel”, l’enorme scandalo che ha coinvolto diversi uomini d’affari vicino all’imprenditore spagnolo Francisco Correa e molti esponenti del Partito popolare (PP) al governo da otto anni.

Da qui la decsione dei socialisti di presentare una mozione di sfiducia indicando un nome che potesse essere sostenuto da una maggioranza diversa. Ieri il dibattito al Congreso de los diputatos – la Camera bassa spagnola, con il “duello” tra il leader dei popolari che ha ricordati gli scandali in cui sono implicati alcuni esponenti socialisti e la replica di Sanchez che ha invitato Rajoy a dimettersi per evitare di passare alla storia come il primo premier sfiduciato dalla Camera stessa.

La mozione era sostenuta dai socialisti (84 seggi) e dalla sinistra radicale di Podemos (67 seggi) e da Compromìs, coalizione di sinistra della comunità autonoma valenciana (4 seggi). Ad essi si sono aggiunti i voti degli indipendentisti catalani sia di sinistra (ERC – 9 seggi) che di centro destra (PDeCat – 8 seggi) e gli indipendentisti baschi di sinistra di EH Bildu (2 seggi) e la formazione autonomista di centrosinistra delle isole Canarie Nueva Canarias (1 seggio). Ma decisivo si è rivelato il sostegno dei 5 deputati del Partito nazionalista basco (PNV, di centrodestra), tradizionalmente non ostile all’esecutivo a guida popolare. A votare contro oltre al partito del premier uscente anche la formazione liberale Ciudadanos che aveva invitato il premier a dimettersi e però sperava di andare subito alle urne visti i sondaggi che la pongono come partito di maggioranza relativa. Contrari anche due piccoli partiti regionalisti

Spetterà ora al re Felipe VI° nominare Sánchez capo del governo nei prossimi giorni. Ovviamente –  fanno notare gli analisti – trasformare la composita maggioranza che ha appogiato la mozione di sfiducia in una maggioranza “politica” in grado di sostenere un governo sarà cosa ardua. Le elezione in Spagna dovrebbero tenersi nel 2020 ma non è detto che approvata la legge finanziaria per il 2019, Sanchez non decida di portare il paese, in modo ordinato, a elezioni anticipate.

Resta poi sullo sfondo la questione della Catalogna anche se il nuovo premier ha già dichiarato di voler riavvare i contatti con Barcellona per una soluzione negoziale della crisi seppur “all’interno delle regole stabilite dalla Costituzione spagnola e dallo Statuto della regione autonoma. Resta inoltre da vedere cosa succederà all’interno del Partito Popolare dovenon è ancora detto che l’inossidabile Mariano Rajoy si decida a farsi da parte lasciando anche la guida del partito.

Nel frattempo  continua il calo della disoccupazione che dopo aver toccato negli anni della crisi livelli stratosferici è ora al 15.9% dal 24.9% del 2015.

 

 

 

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