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Azione Democratica Vibonese torna sul tema della riforma delle province.

“All’inizio di quest’anno avevano intrapreso un percorso, certamente non facile, che portasse il Comune di Nicotera ed i Comuni viciniori a lasciare la provincia di Vibo Valentia per aderire alla Città Metropolitana di Reggio Calabria. Una scelta che si era resa, a nostro avviso, necessaria dopo la nefasta riforma Renzi – Delrio che ha stravolto gli enti territoriali di prossimità al cittadino, appunto le provincie, impoverendole di risorse e competenze”.

Comincia così la nota del vicepresidente del movimento politico Azione Democratica Vibonese Enzo Comerci che torna a far sentire la sua voce intervenendo

“La nostra scelta, – incalza Comerci – spinta principalmente dalla esigenza di assicurare servizi adeguati al territorio, in particolare su scuole e strade, avendo le città metropolitane più risorse e maggiori competenze è stata, forse per partito preso, incautamente criticata da qualcheduno mentre, nel contempo, abbiamo registrare tanti consensi da parte di molti cittadini, anche autorevoli e qualificati, che hanno offerto la loro collaborazione e prima delle elezioni politiche di marzo, per evitare qualsiasi forma di speculazione, abbiamo ritenuto opportuno sospendere l’attività”.

“Gli Italiani, – continua l’esponente politico – che con il risultato elettorale hanno voluto punire pesantemente il PD di Renzi e Forza Italia di Berlusconi, hanno voluto affidare le sorti della Nazione a Di Maio e Salvini i quali, molto responsabilmente, superando egoismi partitici, dopo molti peripezie hanno dato vita ad un nuovo Governo. Essendo questo Governo, detto del cambiamento, di forte discontinuità con il passato è nostro intendimento aspettare, un breve lasso di tempo, per capire se è volontà dell’Esecutivo e della sua maggioranza andare a riformare gli Enti locali, in particolare le provincie, e in che modo”.

Ma Comerci non fa sconti a nessuno e avverte: “E’ chiaro che, se le cose dovessero essere lasciate come sono, è nostro intendimento riprendere la nostra azione, dal punto dove l’abbiamo lasciata, andando velocemente a mettere in moto le procedure, stabilite dalla legge, per chiamare il popolo, che noi continuiamo a definire sovrano, a pronunciarsi”.

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