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Rosario Marra, emigrato per inseguire un sogno, e il canto d’amore per la sua Nicotera

rosario marra con moglie e figlie
rosario marra
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Una lettera piena d’amore per la sua terra, un inno a Nicotera, sua città natìa. A scriverla è Rosario Marra, emigrato quasi quarant’anni fa ed oggi 62enne. Carattere esuberante e deciso, qualche volta brusco, era partito per cercare altrove un futuro che la sua terra gli negava o che lui, comunque, non riusciva a percepire. Valigia in mano, era salito sul treno della speranza, col cuore sovrastato da rabbia e dolore soprattutto di fronte alle lacrime della mamma e dei familiari. Aveva in mente tante idee e tanti progetti. Per realizzarli sentiva di dover pagare un prezzo alto. Nel suo nuovo percorso di vita, si fermava prima a Parigi e poi a Torino dove trovava lavoro come fioraio e metteva radici. Rientrava spesso in città sino a quando, il 18 aprile del 2007, vicino al suo negozio, non interveniva per bloccare l’autista di un camion che stava aggredendo un anziano. Un atto coraggioso che pagava caro. L’autista si allontanava per poi tornare indietro assieme al padre e ad un fratello. Partivano colpi di pistola che attingevano Rosario in più parti del corpo. In ospedale lottava per qualche giorno tra la vita e la morte. Poi tutto si risolveva positivamente e il fioraio nicoterese poteva tornare a casa. Quel gesto generoso a tutela di un anziano gli valeva la stima e la riconoscenza dell’intera Torino. Il consiglio comunale, su proposta di Mimmo Gallo, consigliere comunale nicoterese puro sangue, lo accoglieva nel corso di una riunione per co0nsegnarli una onorificenza. Veniva anche candidato alle politiche e mancava il seggio parlamentare per una manciata di voti. Oggi, tra ricordi, rimorsi e rimpianti, esplode il suo amore per la Calabria che traduce in una lettera aperta fatta di accenti carichi di passione. <Cara Calabria – esordisce Rosario Marra –  parla uno che è scappato via da te. Sono passati tanti anni senza il profumo del mare, quello che ti prende le narici quando piove e ti sembra quasi di essere sul bagnasciuga. Quando penso a come me ne sono andato – con la scusa di tutti, “qui non c’è lavoro“, giustificata dalla mancanza di futuro e di prospettive da amici e parenti – mi sento una traditore. Cara Calabria, sono andato via perché non ho creduto che le cose sarebbero cambiate. Quando hai un’ambizione, quando hai un progetto in testa, quello ti mangia tutto finché non arriva dove vuole: alla sua realizzazione. E così ho preso un treno e sono partito. Rivedo ancora mia madre piangere, il cuore mi si spezzava, partivo per costruirmi una vita lontano da casa e dalla mia famiglia, dal giardino pulito che sa di arance e che in primavera ti rallegra con il ronzio dei calabroni e l’odore dei pomodori messi a seccare al sole>.

torino
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Parole cariche di dolcezza che sfociano in altri sentimenti. <Quando penso a cosa ho lasciato – prosegue – mi sento in colpa perché sarei potuto rimanere e cambiare un po’ le cose: farlo per me, per i mie genitori, che ormai non ci sono piu’ e per i miei amici, che a volte boccheggiano nella speranza di trovare la loro strada senza neanche un fiammifero a illuminare la via. Eppure, mi dico, loro sono rimasti>. Vero. In tanti sono rimasti e <combattono ogni giorno – sottolinea – per soddisfare ambizioni e sogni, e lo fanno con le maniche rimboccate e gli occhi sgranati di chi sa che la fortuna non è certo dietro l’angolo. Eppure, mi dico, loro son rimasti>. E l’essere rimasti agli occhi dell’emigrato nicoterese appare un titolo di merito che a lui purtroppo manca. <Cara Calabria – scrive ancora – certo torno appena posso: torno nel giardino che sa di scorza d’arancia e sulla spiaggia meravigliosa di Nicotera Marina scenario di tante estati. Torno a casa, perché Nicotera sarà casa sempre. Ho il rimorso, tuttavia, di non aver fatto nulla per cambiare quella faccia corrucciata di chi a volte non decide per sè, ma lascia decidere agli altri cosa è meglio. E così – rimarca – guardo da lontano le tue colline brulle, le tue spiagge ancora incontaminate, i sorrisi di chi mi ha cresciuto e di chi ho lasciato sapendo in cuor mio che potevo fare di più. E allo stesso tempo che non sarei tornato mai. I ricordi di mia Nonna Peppina… Nonostante questo non sono felice>. I ricordi s’affollano nella sua mente. Sente il peso dell’assenza e del suo peregrinare. Prima la permanenza a Parigi, poi il trasferimento a Torino.

rosario marra con moglie e figlie
rosario marra con moglie e figlie

<Stare a mille chilometri da casa – spiega – senza poter fare quello che desideri, è quella la punizione. Cara Calabria, di te mi mancano soprattutto gli odori e i sapori. La tavola che diventa momento di incontro. Quel va e vieni continuo sulla porta di casa che non è mai un disturbo. Quel sole primaverile a dicembre. L’abbraccio di mamma e la sua torta della domenica. Gli amici che conoscono di te anche quello che vorresti dimenticare. Il prezzemolo delle polpette che faceva mio Padre, raccolto in giardino, sul momento. Le primizie dell’orto. Angoli e strade che ho percorso da bambino, poi da ragazzo, da giovane e infine da viaggiatore in partenza. La stanza con le foto dei miei miti dell’adolescenza, gli stessi che ho adesso. Le olive pestate dalla pietra. Il pesce che arriva direttamente da mare. Cara Calabria..Il meraviglioso pane sfornato tutte le mattina dalla bravissima Giovanna a Furnara , da Donna Autilia che per me sono state Madri. Cara Calabria, ripenso ai 18 anni che ho vissuto nel tuo verde e ringrazio per la sensazione che mi stringe la bocca dello stomaco quando dall’aereo riconosco le tue coste. Per la nostalgia all’aeroporto di Lamezia terme che mi prende quando vado via. Per la rabbia che mi fa sapere che mafia e territorio – cultura, salute, ambiente, amministrazione pubblica – sono un matrimonio che nessuno riesce ad annullare. Per la sensazione che provo quando chiudo gli occhi e mi addormento nel mio letto di bambino. I pantaloni stirati il caffè a letto fatto da mia Nonna, i soldi per il panino prima di prendere il treno per la scuola a Tropea…>. Di fronte a tanti ricordi <la peggior punizione per essermene andato – conclude – sarebbe stato voltare le spalle, chiudere gli occhi e non provare niente. Cara Calabria, non so se tornerò mai, ma so che non mi stancherò mai di parlare di te, del profumo delle arance, della fragola del giardino e della mia nostalgia. E sarà in quel momento che ricorderò cosa vuol dire davvero la parola “casa”. Ciao Calabria mia terra d’amore, ciao Nicotera sempre nel…cuore!>.

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