Salvatore Cannatà. Alla scoperta della Calabria. Viaggio nelle realtà calabresi 1700 -1900. Salvatore Cannatà. Alla scoperta della Calabria. Viaggio nelle realtà calabresi 1700 -1900.

Salvatore Cannatà. Alla scoperta della Calabria. Viaggio nelle realtà calabresi 1700 -1900.

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Raccontare, descrivere la Calabria nei suoi compositi, differenti profili geografico, paesaggistico, storico-socio-culturale è interessante per chi ha voglia di approcciare con taluni temi. Lo è ancor di più se spinti dal desiderio di comprendere gli eventi storici interrogando il passato di una Terra piena di contrasti e ricca di sfaccettature. Scoprire è la parola chiave. L’input ce lo offre la cosiddetta “Letteratura itinerante che respira e narra di luoghi”. Saranno proprio i viaggiatori del passato, in modo particolare gli stranieri (ma non solo) a stupirci raccontandoci delle Terre di Calabria. I loro diari, resoconti, disegni, cronache, mappe, dipinti consentiranno di meglio leggere le realtà dei territori e degli ambienti naturali oltre che sociali, culturali, economici del Sud. Insomma, respirare l’atmosfera del passato: assaporare le bellezze paesaggistiche; scoprire i contrasti di una natura selvaggia e benevola; prendere atto delle afflizioni di una Terra martoriata e avvertire allo stesso tempo l’umanità, la dignità, l’affabilità delle popolazioni calabresi, sarà tutt’ uno.

Sappiamo che l’Italia, sin dalla seconda metà del 500, fu meta ambita di numerosi artisti, filosofi, scienziati che percorsero la penisola seguendo itinerari consolidati, secondo tappe obbligate. Nel Settecento, però, quegli itinerari non più esaustivi iniziarono a subire modifiche: i touristes intrapresero altri percorsi e gradualmente si spinsero verso il Mezzogiorno e particolarmente a Napoli e in Sicilia. Partiremo da quelli che furono definiti “I Grand Tour” (1), viaggi di visitatori stranieri lungo la penisola alla scoperta del Sud e della Calabria. A quell’epoca, molti esploratori intenzionalmente trascuravano la Calabria imbarcandosi da Napoli alla volta della Sicilia. Già molto prima dell’800, i viaggiatori, intenzionati a esplorare il Mezzogiorno, preferivano non avventurarsi per le malsane e insicure strade della Calabria. Nei loro diari nessuna informazione sulla Regione e tanto meno su località, ambienti, alberghi, osterie; meno che meno notizie su la vita della gente di quei luoghi, costumi, strade, monumenti. Insomma, quei mondi calabresi – che si apriranno negli anni a venire ad altri viaggiatori affascinati da tali realtà – venivano volutamente ignorati. Rari quindi i riferimenti a opere d’arte, chiese, palazzi antichi per i quali bisognerà aspettare la diffusione della Guida d’Italia del T.C. I. (2).

Ma nonostante la Calabria nel XVIII e fino al XIX sec. fosse vista come una regione selvaggia: “infestata da epidemie e briganti” (3); non mancheranno presenze di viaggiatori inglesi che “spinti dalla passione romantica per l’Italia e dall’interesse, originato dalle descrizioni di viaggio di John Chetwode Eustace e Joseph Forsyth”, pubblicate a Londra nel 1813, (4) – si avventureranno per descrivere intensamente le Terre calabresi. In questo scenario ricco di opere e di testimonianze, si inserisce il Resoconto di viaggio del pittore inglese Arthur John Strutt del 1842 (5), che dedica alla Calabria ben 156 pagine, nelle quali descrive – attraverso la corrispondenza inviata alla sua famiglia – il territorio in maniera del tutto suggestiva.  Il suo obiettivo: visitare le parti più “selvagge della Calabria; raccogliere le sue impressioni; analizzare costumi; descrivere i paesaggi rappresentati con disegni grazie ai quali dà volto alle sue descrizioni”.

Sulla stessa linea descrittivo-rappresentativa è il Diario di viaggio in Calabria e nel Regno di Napoli del 1852 di un altro intellettuale inglese, Edward Lear. Sono descrizioni lunghe, ma accompagnate da lessico semplice che bene evidenzia l’ammirazione per le meraviglie e bellezze delle della Calabria di cui è fortemente attratto. È la descrizione del paesaggio, quella tipica del diario di viaggio, dove coesiste il “viaggiatore pittoresco e lo scientifico-naturalista”, tanto che, a proposito del nome Calabria, si legge: << Questo nome così armonioso, ha in sé qualche cosa di molto romantico. Nessunaltra regione del napoletano racchiude la promessa di tante sorprendenti bellezze stimolando, in tal senso, il desiderio di conoscerle prima ancora di averci messo piede>> << Quali visioni possono suscitare il Molise, il Principato, la Terra di Lavoro o Capitanata? Ma la Calabria! Appena viene pronunciato questo nome ecco che un mondo nuovo si erge davanti ai nostri occhi, aprendo spaziosi orizzonti alla fantasia: torrenti, fortezze, scenari di montagna a strapiombo su spiagge candide e levigate, grotte, briganti, cappelli a punta >>. 25 luglio 1847, Calabria! (6)

È evidente l’entusiasmo per i viaggi in queste terre: grande è l’incolmabile curiosità e la passione traboccante per la scoperta si da portare il viaggiatore” (…) a “circondarsi di quel fascino prepotente di una Terra selvaggia”. Sarà il grande bisogno di scoprire che farà registrare in Calabria presenze di importanti viaggiatori stranieri di varia nazionalità; costoro mossi dalla “passione per l’Italia affrontarono ogni sorta di pericolo pur di esplorare terre fino ad allora sconosciute”. Ma ai viaggiatori veri e propri si unirà una folta schiera di scopritori: “viaggiatori fortuiti” che al seguito di truppe e battaglioni, mossi dalla curiosità per lenuove terre” lasciarono memoria delle loro impressioni su costumi e modi di vita delle genti con cui si trovarono a contatto.

È il caso del chirurgo Horace De Rilliet, al seguito di un reggimento di soldati svizzeri mercenari, arruolati dal re di Napoli per provvedere alla sicurezza del luogo in vista di una sua probabile visita. L’immagine che costui dà delle terre esplorate come soldato risulta negativa maggiormente quando descrive da un lato la “carenza di viveri e le pessime condizioni igienico-sanitarie”, dall’altro “l’elevato pericolo nel percorrere le strade”. Per contro annota che “il popolo calabrese è estremamente ospitale e si mette completamente a disposizione per soddisfare le richieste dei viaggiatori” (7).

Lo stesso dicasi di Auguste de Rivarol, aiutante maggiore del reggimento francese, arruolatosi nel 1817 per la repressione del brigantaggio. L’autore, nella sua opera, parla di luoghi “molto impervi e per niente stimolanti”, ma osserva che ciò che spinge ad avventurarsi: << è la curiosità di esplorare terre sconosciute, delle quali si hanno notizie molto frammentarie>>. Il capitolo più interessante è quello dove vengono descritti costumi e carattere degli abitanti della Regione, considerati i «selvaggi d’Europa», apatici e ignoranti, con rare eccezioni>> (8).

Il Baedeker, altro visitatore, seppure critico e sdegnoso, nella sua guida del 1875, afferma: “nonostante la Calabria risulti ostile, selvaggia e insalubre, in condizioni igienico- economiche migliori avrebbe attratto un gran numero di turisti. (9) .

Vediamo però come già agli inizi del XX sec. si registra un’autentica frattura nella letteratura e nella diaristica di viaggio. È il 1901 quando George Gissing, appassionato lettore di classici, pubblica By the Ionian sea (10). È con tale opera che si dà particolare avvio a una nuova letteratura di viaggio diversa da quella del Grand Tour e dei Viaggiatori occasionali.

La Calabria risulterà si inospitale, con pessime condizioni atmosferiche, insalubre, disseminata di zanzare, appestata dalla malaria, eppure il visitatore Gissing vivrà il suo viaggio con profonda ammirazione per il passato e grande attenzione per la gente del luogo e per i loro costumi. (11)

Grande spirito d’osservazione e smisurata attenzione li ritroviamo anche in Norman Douglas nel suo “Old Calabria pubblicato nel 1915”. (12). L’autore, attento e molto curioso, non trascura nulla: “descrive tutto quello che riesce a scorgere lasciandosi affascinare dalle rovine, dal folklore, dai paesaggi descritti con grande efficacia”. La sua opera, ricca di dotte citazioni e riferimenti letterari, non manca di interessanti considerazioni sulle “condizioni sociali ed economiche della Calabria dei primi del XX sec. tanto da risultare tra le opere più belle mai scritte”.

“Leggere e avvertire l’animo con cui l’autore descrive il panorama” dal suo alloggio a Rossano, desta enorme fascino: «Giù, giù lungo un accavallarsi di declivi di lucente terra rossastra, coperta di olivi e di cisto, lo sguardo arriva al mar Ionio, scintillante di sfumature turchese cupo e incorniciato da una striscia brillante di bianca rena. A sinistra, le acque si addentrano con nobile curva: là è la pianura di Sibari […] Nitidamente stagliate alla luce del mattino, queste stupende montagne sembrano fondersi, al tramonto, in una nebbia ametista. Una visione di pace». (13). 

“Non meno entusiasta risulta la lettura e l’accento” di Maurice Maeterlinck quando con “Viaggio in Sicilia e in Calabria, 1924”, scopre in realtà che le città, i monumenti, i ruderi del passato e le opere d’arte non sono idilliaci come s’aspettava. A stupirlo, sono invece i << paesaggi naturali di uno «splendore incomparabile» (14).

 

In realtà, è utile precisare come già nel 1897 Luigi Vittorio Bertarelli, industriale milanese, tra i fondatori del Touring Club Ciclistico Italiano – dopo aver percorso in bici, in soli cinque giorni, le strade calabresi da Reggio fino ad Eboli – ben s’introduce nel panorama della letteratura itinerante con una visione e prospettiva più aderenti alla realtà e al contesto. Il suo obiettivo: visitare le Terre di Calabria nell’ottica del viaggiatore moderno. Ciò rappresentò un importante ed effettivo contributo per la stesura della prima guida turistica italiana della Calabria. Le guide – che fino a quel momento davano una visione del Meridione molto parziale – s’arricchirono di nuovi dati: il viaggio in Calabria di Bertarelli: “mirò sicuramente alla conoscenza del rilievo scientifico del territorio e delle vie di comunicazione”. Fu la prima volta che si diede precisa visione del dato tecnico e geografico: “pendenze e dislivelli vengono rappresentati in modo analitico”. A ciò si aggiunse una chiara lettura dell’ambiente umano: <<la diffidenza e al contempo la gentilezza dei suoi abitanti e le inutili paure riguardo il brigantaggio inesistente>> (15).

Il Sud d’Italia tra schizzi e appunti di viaggio

Siamo di fronte ad uno dei primi tentativi riusciti di tratteggiare gli aspetti fisici, demografici e umani della Calabria. Ecco come esordisce nella sua opera: << Lungo la spiaggia … (di Villa S. Giovanni) … innumerevoli imbarcazioni da pesca e di piccolo cabotaggio, reti, argani per trarre le barche in secco, piccoli cantieri per calafati, lavanderie, qualche rudimentale stabilimento di bagni, casotti di finanzieri, frotte di ragazzi e ragazze a gambe nude che fanno il chiasso, pescano alla lenza e raccolgono frutti di mare: una spiaggia formicolante di vita, come quella ligure >>. E ancora << giardini di aranci cedri, bergamotti e limoni, lungo un mare cristallino, rigato da un filo di spuma. La strada polverosa era costeggiata di rovi, gaggie e ginestre in fiore>>. … Si disseta << nascosta in un boschetto una fonte purissima … sorseggiando l’acqua tra ninfee e fiori di loto. … «A Scilla le donne sono – mi dissero – famose per bellezza. Ma puzzano tanto che mi parvero tutte brutte>>. <<Il vino è di fuoco>> (16)

L. V. Bertarelli, Planimetrie e profili ciclistici da Gioia Tauro a Pizzo Calabro, 1898

È evidente fin qui quanto il Mezzogiorno fosse meta ambita, ma anche quanto scarsa conoscenza vi fosse del Sud d’Italia. Di fatto, gli itinerari percorsi nell’Ottocento dai viaggiatori stranieri, diretti in Meridione, escludevano volutamente la Calabria: <<dopo aver visitato Napoli la maggior parte di loro s’imbarcava per raggiungere la Sicilia, considerando pericoloso addentrarsi nelle Calabrie, sia per la presenza dei briganti sia per la scomodità che il viaggio avrebbe comportato. I pochi più temerari, invece, andavano coraggiosamente alla scoperta di una terra misteriosa e ancora selvaggia >> (17)

Ma a catalizzare ulteriormente l’interesse vivo per la Calabria fu anche il devastante terremoto del 1783. la Regione, fino a quel momento, era stata vista e percepita prevalentemente dal mare: “chi era diretto in la Sicilia approdava sulle coste calabresi solo occasionalmente magari per ripararsi dalle tempeste o per sfuggire ai predoni”. Prima del sisma, la Calabria non era ancora conosciuta per le sue testimonianze magnogreche: <<non ancora esplorati e studiati risultavano i principali siti archeologici di Locri, Crotone, Caulonia e Sibari>>. … << Il viaggio al Sud nasce all’insegna […] di una ricerca in loco di atmosfere e di motivi ellenici e romani; […] e chi lo ha affrontato deve necessariamente trovarvi quanto cercava, e cioè la sua immagine meridionale, […] dettata dalle ragioni del passato» (18).

Gli esiti poi del Congresso di Vienna e la fine del Blocco Continentale, mutarono le relazioni tra l’Inghilterra e l’Italia. Tale momento “storico-politico favorevole “alimentò un nuovo flusso di viaggiatori, “espressione di una classe colta che non solo amava studiare l’arte muovendo dalla ricerca delle tracce dell’antichità classica, ma apriva volutamente lo sguardo alla ricerca di quei suggestivi paesaggi che avrebbero trovato e scoperto oltre i confini di Napoli”. La varia produzione di opere che si registra permette di dire che siamo di fronte a forme di narrazione, (resoconti illustrati, cioè parole e tratti grafici; testi e disegni che fotografano luoghi ed impressioni), con cui lo scrittore esplora e alimenta “la dimensione della letteratura itinerante, che respira e narra di luoghi”. Insomma, una letteratura questa ben nutrita da scrittori che rendono il viaggio uno “straordinario scrigno di emozioni e sensazioni visive la cui narrazione è capace di renderli universalmente condivisibili”. (19)

La Calabria risultò così “luogo di grande ispirazione per i viaggiatori – scrittori inglesi, tedeschi e francesi che, giunti nelle Terre di Calabria, la raccontarono così come raccontarono l’Italia, al resto del mondo”. 

Tra le principali firme, che intesero narrarla quella dello scrittore- illustratore inglese Edward Lear. Giunto in Calabria 1847, fece di Reggio e provincia la sede ed il centro della sua pubblicazione, che presentò a Londra nel 1852 “Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria”. Il suo viaggio a piedi e in dorso di mulo nella provincia reggina tra luglio e settembre del 1847 testimonia della grande eredità che Lear lascia.

Si tratta di illustrazioni di Scilla, Bagnara, Montebello Jonico, Palizzi Superiore, Stilo, Reggio con veduta dell’Etna e Polsi (19). In particolare di quest’ultima scrive: << Senso del mistero, solitudine delle montagne che alcuna penna o matita possono descrivere …>>Gli scorci reggini appassionarono anche il pittore inglese William Brokedon. Sono i paesaggi a rapire l’illustratore inglese che di Reggio scrisse, << Mosso da puro godimento estetico e spirituale>>. … <<Una contemplazione della natura in un vasto giardino: Reggio, uno dei più bei posti visti sulla terrà>>. (20)

Non meno importante la permanenza di Edward Lear a Bova per il suo contributo di verità sulle antiche origini di cultura grecofona della popolazione bovese; contributo tanto più determinante per la ricerca storico–linguistica dal momento che essa fu tutt’altro che affine all’identità arbereshe, sulla quale s’erano soffermati invece i connazionali, scrittori Swinburne e Craven.

È palese quindi come la Calabria richiamasse intellettuali, scrittori, letterati, cultori della civiltà classica non solo per le antiche origini magnogreche, per gli incantevoli paesaggi, la natura e gli ambienti selvaggi, ma anche per quel patrimonio linguistico rappresentato dalla presenza diffusa di gruppi glottologici.

In molti, letterati, archeologi, naturalisti, scrittori, ma anche ufficiali-scrittori dell’esercito napoleonico, cronisti fecero tappa in Calabria “attirati com’erano dalle comunità albanesi e da quelle greco-bizantine”. Tra questi Henry Swinburne che in “Travels in the two Sicilies” aveva indicato la minoranza arbëreshe, nel capitolo dedicato alla comunità grecofona di Bova, classificandola erroneamente come italo-albanese.

Prima parte. 

(1)  G. Bertand, Il Grand Tour fenomeno sociale e culturale dall’Europa al Sud d’Italia, Na, Fondaz. 99

(2) L. Di Mauro, L’Italia e le guide turistiche dall’Unità ad oggi, in Storia d’Italia, Annali 5, Il Paesaggio, a cura di C. de Seta, Torino, Einaudi, 1982, p. 381

3) J. Chetwode Eustace, A Tour through Italy, London, 1813; J. Forsyth, Remarks on Antiquities, Arts and Letters during an Excursion in Italy in the Years 1802 and 1803, London, 1813

(4). J. Chetwode Eustace; J. Forsyth Op. cit

5) A. J. Strutt, A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily, Roma, Ente provinciale per il turismo di Catanzaro, 1961; Cfr. A. J. Strutt, A piedi in Calabria, trad. e pref. di G. Puccio, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1970.

(6) Mrs. Radcliffe e Salvator Rosa, Costumi, tradizioni, orrori e magnificenze inesauribili»

(7) H. De Rilliet, Tournée en Calabre. Colonna mobile in Calabria nell’anno 1852, trad. italiana di A. Formica, Reggio Calabria, Jason Editrice Srl., 1991.

(8)  A. de Rivarol, Nota storica sulla Calabria, trad. e intr. di S. Napolitano, Bordighera, Managò Ed. ‘90

(9) K. Baedeker, Italie Septentrionale, 1873; K. Baedeker, Italie centrale et Rome, 1875; K. Baedeker, Italie meridionale et la Sicilie, 1872.

(10)  G. Gissing, By the Ionian sea: notes of a ramble in Southern Italy, London, 1901; Cfr. G. Gissing, Sulla riva dello Jonio. Appunti di un viaggio nell’Italia Meridionale. trad. e intr. di Margherita Guidacci,

(11) G. Gissing, Op.cit.

(12) N. Douglas, Old Calabria, London, 1915; Cfr. N. Douglas, Vecchia Calabria, ed. it. FI Giunti Martello, ‘67.

(13) N. Douglas, op-cit

(14) M. Maeterlinck, In Sicilia e in Calabria, Catania, I Faraglioni, 1974

(15)  L. V. Bertarelli, Diario di un cicloturista di fine 800. Da Reggio C. a Eboli, a cura di V. Cappelli, Castrovillari, Teda Edizioni, 1989, p. 11.

(16) L. V. Bertarelli, Op. cit.

(17) Edward e Robert-Henry Cheney, La scoperta della Calabria terra misteriosa e selvaggia

18)  A. Mozzillo, Viaggiatori stranieri nel Sud, Ed. Comunità, 1982

(19) A. Mozzillo. Op. cit.

(20) K. Baedeker, Italie Septentrionale, 1873; K. Baedeker, Italie centrale et Rome, 1875; K. Baedeker, Italie meridionale et la Sicilie, 1872

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