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Turismo: ricerca del Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna, illustra le tante potenzialità del vibonese. Costituire il Distretto Turistico della Costa degli Dei?

Tra le idee venute fuori dal recente convegno tenutosi a Nicotera nei giorni scorsi vi è anche quella di dare vita ad un Distretto Turistico della Costa degli Dei. Se ne è fatto portavoce il consigliere regionale Michele Mirabello. E potrebbe non essere una cattiva idea stando ai dati che emergono dalla  ricerca “Il turismo invisibile” condotta da Guido Caselli, direttore del centro studi Unioncamere Emilia-Romagna, che misura l’incidenza dell’economia turistica nel Paese, e di cui ha dato notizia, nei giorni scorsi, il Sole24Ore.

Secondo questo studio infatti il vibonese è risultata la provincia dove il turismo ha creato più ricchezza anche se – per onestà intellettuale – va detto che il valore raggiunto dal nostro territorio è anche frutto di una maggiore incidenza sul totale del PIL prodotto che è molto basso.

“Vi sono – si legge nel rapporto – alcuni territori nei quali l’incidenza del valore aggiunto turistico diretto e indiretto su quello totale supera il 30 per cento; Rimini; Venezia; Bolzano; Grosseto; Vibo Valentia; Livorno; Aosta; Trento; Sassari; Imperia. Tendenzialmente l’incidenza del valore aggiunto turistico risulta maggiore nelle province alpine, aree nelle quali alla forte capacità di attrarre visitatori si associa una scarsa presenza di altre attività economiche, in particolare manifatturiere. In altre province, in particolare alcune località di mare, l’attrattività turistica rappresenta un forte volano per altre attività terziarie fortemente connesse all’industria del turismo. I valor più bassi si registrano nelle città che “abitano” la via Emilia e, più in generale, la pianura Padana, dove maggiore è la vocazione manifatturiera e la specializzazione nel terziario avanzato. Il peso del turismo è modesto anche in alcune aree dell’entroterra centro-meridionale, territori tradizionalmente agricoli e meno attrezzati per accogliere la domanda turistica”.

Da sottolineare inoltre – sempre scorrendo il dettagliato report – che il vibonese (assieme a Rimini; Bolzano; Grosseto; Venezia; Aosta) si posiziona nel gruppo di testa nelle province con maggiore valore aggiunto turistico diretto e in quelle (Rimini; Venezia; Bolzano; Grosseto; Aosta; Livorno; Trento; Valentia; Savona; Imperia; Sassari; Verbania) in quelle che risultano prime per valore assoluto del valore aggiunto turistico in termini di addetti. Vibo valentia è inoltre ventesima nel rappoprto tra presenze turistiche annue e popolazione. Infine, il giudizio medio della vacanza espressa dai tursiti stranieri è di 8.6 tra i più alti del sud Italia e il più alto della Calabria.

Certo il rapporto contiene anche delle “ombre”: su capitale naturale, tecnico, umano e sociale nel vibonese c’è ancora molto da lavorare e pesa il calo della spesa delle presenze straniere (-20%) ma di certo non mancano le potenzialità.

E proprio di recente, difatti, è stato costituito il Distretto Turistico dell’Altopiano della Sila.

Tra gli strumenti previsti dalla legge 106/2011 all’interno delle quale trovarono posto le norme di istituzione dei Distretti turistici troviamo come obiettivi quelli di: a) trasformare il territorio in una “zona a burocrazia zero”; 2) semplificare le procedure e l’avvio delle attività; 3) favorire l’accesso agevolato ai finanziamenti regionali, nazionali ed europei; 4) ottenere la possibilità di riqualificare le aree di interesse turistico; 5) realizzare opere infrastrutturali adeguate; 6) creare strutture turistico-alberghiere; 7) ottenere l’aggiornamento professionale del personale del comparto turistico.

 

 

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