Il 4 gennaio del 1926, cento anni fa, moriva a Bordighera Margherita di Savoia, regina consorte, moglie di Umberto I e prima sovrana d’Italia. All’anniversario l’Associazione Culturale Anassilaos e la Biblioteca Pietro De Nava dedicano un incontro sul tema “Margherita di savoia e il mito di una monarchia popolare” che si terrà giovedì 15 gennaio presso la Sala Giuffrè della Biblioteca Pietro De Nava con l’intervento del Prof. Prof. Antonino Romeo, Deputato Deputazione di Storia Patria per la Calabria e componente del Direttivo ICSAIC. A portare i saluti il Prof. Giuseppe Caridi, Presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria la Dott.ssa Daniela Neri, Responsabile della Biblioteca “Pietro De Nava” e il Dott. Stefano Iorfida, Presidente Associazione Culturale Anassilaos. Introdurrà e condurrà Giuseppe Diaco, responsabile Anassilaos, con una breve nota sulla visita a Reggio Calabria di Umberto I e Margherita nel 1881. All’incontro hanno concesso il Patrocinio la stessa Deputazione di Storia Patria per la Calabria e l’ICSAIC. Margherita fu la prima regina d’Italia poiché la consorte di Vittorio Emanuele II, Maria Adelaide d’Austria, era morta nel 1855 da regina del Regno Sardo, prima della proclamazione nel 1861 del Regno d’Italia. Il sovrano sabaudo per tutta la sua esistenza mantenne un rapporto intenso con Rosa Vercellana (la Bella Rosin) di origini popolari che fu in seguito sua moglie morganatica. A quei tempi era infatti impossibile che un sovrano potesse sposare una donna di classe sociale diversa e il matrimonio morganatico era l’unica scelta consentita e possibile poiché non dava alla sposa il rango di regina ed escludeva gli eventuali figli dalla successione al trono. Era una pratica comune tra i reali dell’epoca, basti pensare a Luigi XIV o a Francesco Ferdinando, l’erede al trono d’Austria assassinato a Sarajevo. Margherita di Savoia, peraltro prima cugina di Umberto I, fu dunque la prima regina consorte del giovane Regno d’Italia (da notare che tra i Savoia era comune questo matrimonio tra primi cugini e lo stesso Vittorio Emanuele II era primo cugino della moglie Maria Adelaide) e in questa veste con la sua bellezza e il suo fascino si adoperò fin da subito a rendere “popolare” la monarchia sabauda avvicinando ad essa gli intellettuali più importanti (Giosuè Carducci tra tutti) e parte di quella nobiltà (la nobiltà nera romana) tuttora legata al pontefice o agli antichi sovrani ( Borboni) che i Savoia avevano spodestato. Assassinato a Monza Umberto I il ruolo di regina consorte passo alla nuora Elena di Montenegro, magnifica moglie amata dal nuovo sovrano Vittorio Emanuele III ma di abitudini rustiche tanto che la cugina d’Aosta ebbe a definirla “la pastora” e del tutto lontana da quella vita di corte che animò gli anni di Margherita. Sarà il Prof. Romeo a delineare il profilo della regina per meglio inserirla nel contesto dei difficili anni seguenti alla proclamazione dell’Unità d’Italia; il suo rapporto con Crispi, uomo forte del tempo, la strage di Milano del 1898, l’adesione agli ideali del nascente Fascismo. Quasi in appendice alla relazione dello studioso la breve narrazione di Giuseppe Diaco sulla della visita di stato dei reali con l’erede Vittorio Emanuele alla città di Reggio Calabria il 20 e 21 gennaio del 1881, di cui resta traccia importante nei documenti dell’archivio di stato di Reggio Calabria e nelle cronache del tempo ripresi dallo storico Agazio Trombetta nella sua opera dedicata ai Savoia e Reggio Calabria. Tali documenti appartenenti alla “storia minore” sono però importanti che ricostruire un contesto, quello reggino, provinciale e privo di mezzi, dinanzi ad una così impegnativa visita reale.




