INTELLIGENCE, ANTONIO NICASO AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA: “DAL “FOLLOW THE MONEY, AL FOLLOW THE FLOW”: (DA “SEGUI IL DENARO” A “SEGUI I FLUSSI DIGITALI DELLE INFORMAZIONI”) L’EVOLUZIONE DEL CONTRASTO ALLA GLOBALIZZAZIONE DELLE STRATEGIE CRIMINALI”

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Rende (28.1.2026) – “Le mafie fenomeno globale. Le tendenze” è il titolo della lezione tenuta da Antonio Nicaso, saggista e docente universitario tra i maggiori esperti di criminalità, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Nicaso ha analizzato l’evoluzione del potere mafioso nell’era digitale, partendo da un presupposto: le mafie in Italia sono state tutto ciò che lo Stato ha voluto che fossero, sottovalutate ma allo stesso tempo funzionali alle logiche di potere.

Il docente ha riconosciuto il valore rivoluzionario del metodo investigativo di Giovanni Falcone, citando il motto “follow the money”, basato sull’analisi meticolosa dei flussi finanziari per indebolire economicamente le mafie e scoprirne reti di interessi e potere.

Questo approccio ha rappresentato una consapevolezza acquisita con grande fatica: per capire il potere criminale bisogna seguirne le tracce economiche.

Tuttavia, Nicaso ha sottolineato che questo metodo, seppur imprescindibile, non risulta più sufficiente nel contesto contemporaneo.

Il potere criminale ha cambiato linguaggio, adottandone uno orientato ai dati, ai flussi digitali e alle infrastrutture tecnologiche.

Le organizzazioni criminali moderne non si limitano a utilizzare strumenti digitali ma li integrano strutturalmente nei propri modelli organizzativi, decisionali e culturali, immergendosi completamente nell’ecosistema digitale.
Il passaggio dal “follow the money” al “follow the flow” non è una questione teorica, ma una necessità analitica: seguire i flussi significa osservare come circolano informazioni, consenso e reputazione all’interno dei circuiti criminali.

Il potere, prima ancora che nei conti correnti, si forma nei flussi di informazione.
Inoltre, l’adozione sistematica di piattaforme di comunicazione criptata, come ANoM, Sky ECC, Encrochat, ha segnato una trasformazione epocale nelle modalità operative delle organizzazioni criminali. Per anni, questi sistemi hanno garantito ambienti comunicativi chiusi, apparentemente impermeabili alle intercettazioni tradizionali delle forze dell’ordine

Questi strumenti sono stati utilizzati su scala globale dalle principali organizzazioni criminali, rendendo la loro comprensione imprescindibile per analizzare l’evoluzione delle mafie contemporanee.
Tuttavia, l’Italia sconta un ritardo di anni, rispetto agli scenari internazionali, riguardo la capacità di monitorare, infiltrare e contrastare l’uso di queste piattaforme.

Nicaso ha ricordato come il periodo pandemico abbia funzionato da catalizzatore, spingendo le organizzazioni criminali ad approfondire la conoscenza e l’utilizzo di questi strumenti digitali, consolidando competenze tecnologiche e sfruttando sistematicamente il darkweb.

Anche alcune famiglie mafiose di “Cosa Nostra”, tradizionalmente rimaste indietro rispetto all’evoluzione tecnologica, hanno iniziato ad acquistare armi attraverso il darknet, dimostrando come, anche le organizzazioni più tradizionali e territoriali, siano costrette ad adattarsi all’ecosistema digitale per rimanere competitive.

Eppure, i territori tradizionali e fisici non vengono abbandonati: controllo del territorio, violenza fisica, estorsione locale, rapporti personali rimangono elementi fondamentali per molte organizzazioni, affiancandosi agli strumenti digitali e alle capacità aggregative di acquisire competenze e esperienze prima ritenute non necessarie.

Si fa riferimento, in primo luogo, alle criptovalute, strumenti che permettono di rendere più complessa la rintracciabilità della moneta legale, senza tuttavia sostituirsi ad essa, e di cui le organizzazioni criminali fanno largo uso, essendo giunte, potenzialmente, a crearne di proprie.

L’utilizzo delle criptovalute, così come l’impiego di avatar ed ambienti virtuali, continua Nicaso, non solo consentono di acquisire ingenti partite di sostanze stupefacenti senza effettuare movimentazioni di denaro materializzato, ma permettono di eliminare la necessità di sostenere trattative in prima persona, limitando notevolmente il rischio connesso all’individuazione degli intermediari: l’implementazione di queste tecnologie è ciò che il docente definisce “un salto qualitativo nella gestione dei traffici”.

In tal senso, continua Nicaso, l’evoluzione delle tecnologie, applicate alle strategie operative dei gruppi criminali transnazionali, si è estesa anche ad altri settori, dove l’impiego di assetti “tradizionali” è stato integrato da assetti “ibridi”: è il caso dei “droneros”, piloti di droni in forza ai cartelli messicani, addestratisi sul fronte russo-ucraino ed oggi largamente impiegati in America Latina dalle organizzazioni criminali per operazioni di sorveglianza, trasporto dello stupefacente, nonché in funzione intimidatoria.

Un altro aspetto del progresso tecnologico, applicato ai traffici illeciti, è rappresentato dallo sfruttamento delle tecnologie finanziarie: il Primeiro Comando da Capital, organizzazione criminale brasiliana nata negli anni ’90 nel contesto carcerario, ha dimostrato, per esempio, di essere in grado di sfruttare assetti fintech, piattaforme digitali e strumenti finanziari di nuova concezione, al fine di riciclare ingenti capitali illeciti.

L’interazione con lo sviluppo tecnologico, sostiene Nicaso parlando di “globalizzazione delle strategie criminali”, è un fenomeno comune alle organizzazioni criminali, come è emerso anche in Italia, dove l’ndrangheta sta manifestando un evidente interesse per l’ampiamento delle proprie capacità cibernetiche, in primis acquisendo competenze informatiche da contesti esterni all’organizzazione, impiegando hackers per sopperire alle proprie carenze organiche ed organizzative.

Quanto emerso nel corso dell’operazione Glicine-Acheronte, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, sottolinea il docente, ha evidenziato l’importanza e la centralità dello sviluppo tecnologico per la criminalità organizzata, laddove è stata dimostrata la capacità, di un clan di ‘ndrangheta di accedere illecitamente ai sistemi informatici dello scalo portuale di Anversa, al fine di eludere i controlli nei confronti dei containers di interesse per l’organizzazione.

È, altresì, il caso dello sviluppo delle molecole necessarie alla creazione delle droghe sintetiche: le Triadi cinesi sostengo un notevole sforzo finalizzato alla ricerca di sostanze formalmente lecite, che possano essere inviate in Nord America per la successiva lavorazione e la trasformazione in sostanze psicotrope illecite.

Peraltro, Nicaso evidenzia che, in tale contesto, le organizzazioni criminali non si avvalgono più di freelancers, ma stanno investendo per formare chimici interni alle organizzazioni, in grado di sintetizzare sostanze autonomamente, così da massimizzare i margini di guadagno.

Accanto agli aspetti “operativi” dello sviluppo tecnologico, continua il docente, emergono aspetti “culturali”: così i social media sono diventati uno strumento programmatico per normalizzare la propria presenza nella società e ridurre al minimo gli aspetti negativi della criminalità organizzata, proponendo un’iconografia falsata e distorta che possa affascinare e attirare l’utenza. Se da un lato, vi sono organizzazioni che adottano questa strategia comunicativa in maniera “formale” e sistematica, come nel caso del Cartello di Jalisco, dall’altro vi sono fenomeni di “mafiofilia”, caratterizzata dall’esaltazione “informale” di determinati contesti criminali.

In tale scenario, conclude Nicaso, un approccio di contrasto alla criminalità organizzata che sia meramente repressivo ed agisca ex post, non è più sufficiente: i protocolli d’indagine devono essere supportati da una costante ricerca, dall’impiego di competenze specialistiche e dall’applicazione di un sistema integrato che permetta di rilevare e ricostruire i flussi di dati: il principio del “follow the flow” deve incardinarsi sull’imprescindibile tecnica investigativa del “follow the money”, implementandola senza tradirne i principi, ed adattandola alle evoluzioni tecnologiche e sociali per colmare il divario con le organizzazioni criminali.

 

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