Rende (12.2.2026) – “Deep State. Geopolitica e intelligence”, è il titolo della lezione tenuta da Lucio Caracciolo, direttore di Limes, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.
Caracciolo ha proposto una lettura dell’attuale transizione egemonica globale.
Nella prima parte della lezione, il docente ha descritto la politica strategica di Washington, letta attraverso la National Security Strategy pubblicata dalla Casa Bianca lo scorso novembre.
La linea di Trump è interpretata come riduzione delle ambizioni globali statunitensi e come riorientamento dell’impostazione imperiale verso l’emisfero occidentale.
Ne deriverebbe il passaggio dall’impero informale a proiezione globale a un assetto centrato sullo spazio panamericano.
In tale quadro, Canada e Groenlandia verrebbero ricondotti alla sfera d’influenza primaria nordamericana, fino a includere l’ipotesi di annessioni formali.
L’aggiornamento della dottrina Monroe, ribattezzata da Trump dottrina “Donroe”, viene collegato all’obiettivo di impedire soprattutto alla Cina, e in subordine alla Russia, di consolidare una presenza stabile nel Nord, nel Centro e nel Sud America.
Caracciolo ha attribuito rilievo fondamentale al controllo dei principali colli di bottiglia e alla gestione delle crisi latinoamericane.
Il Canale di Panama è stato descritto come una priorità, poiché il controllo del passaggio tra Atlantico e Pacifico è considerato condizione essenziale per la proiezione nello spazio panamericano.
La stessa esigenza è stata associata anche all’uso di strumenti economico-finanziari, orientati a contenere la penetrazione cinese nelle infrastrutture portuali e logistiche panamensi.
Il dossier venezuelano é stato poi collegato al tema cubano, riprendendo una formula attribuita a Marco Rubio. Un’azione contro Maduro risponderebbe all’obiettivo di colpire il principale sponsor energetico e politico dell’Avana e di isolare l’isola, considerata una possibile piattaforma per una presenza russa o cinese nel bacino caraibico.
Caracciolo ha proseguito la lezione spostandosi sul versante euro-asiatico, descrivendo la Russia come una potenza strutturalmente insicura, residuo storicamente e territorialmente ridotto dell’impero russo, compressa tra un’Europa presidiata dagli Stati Uniti e una Cina in crescente proiezione in Asia.
L’offensiva contro l’Ucraina del 24 febbraio 2022, concepita come operazione rapida di cambio di regime e trasformatasi in una guerra di logoramento, ha messo in evidenza i limiti dello strumento militare convenzionale russo e ha accelerato una dipendenza asimmetrica di Mosca da Pechino.
Per sostenere lo sforzo bellico e attenuare l’impatto delle sanzioni, la Russia sarebbe indotta ad accettare un condizionamento politico-economico cinese crescente, pur in presenza di diffidenze di lungo periodo legate alla storia dei rapporti bilaterali.
Caracciolo poi indica la Cina come unico potenziale competitore di pari livello degli Stati Uniti, ma ne ridimensiona la capacità di trasformare tale posizione in un’egemonia globale.
Ha quindi richiamato le criticità emerse nel settore militare cinese, rese evidenti dalle epurazioni ai vertici dell’Esercito Popolare di Liberazione, fattori che ridurrebbero la credibilità di un’operazione ad alta intensità contro Taiwan nel breve-medio periodo.
Nella seconda parte della lezione, Caracciolo ha spostato l’attenzione sull’ordine euro-atlantico, delineandone una progressiva disarticolazione.
La NATO, ha spiegato il docente, non opererebbe come un’alleanza pienamente multilaterale, ma come un assetto di tipo hub-and-spoke, nel quale il perno statunitense mantiene relazioni bilaterali asimmetriche con i singoli alleati, anche mediante intese non sempre pubbliche.
Tra gli elementi richiamati figura anche la questione delle basi in Italia e degli accordi che ne regolano status e operatività.
Sul piano europeo, Caracciolo ha distinto le diverse aree del continente caratterizzate da priorità strategiche differenti.
La fascia nord-orientale, dalla Scandinavia ai Paesi baltici fino a Polonia e Romania, é stara descritta in una condizione di quasi guerra con la Russia e orientata al rafforzamento della difesa civile, della preparazione militare e dei dispositivi di frontiera.
La Germania appare attraversata da fratture interne ed esposta alla crisi energetica e alla riconfigurazione dei flussi commerciali e tecnologici.
La Francia, infine, è stata rappresentata in difficoltà sia sul piano politico-sociale sia nella proiezione esterna, con un arretramento in Africa e un atteggiamento competitivo verso iniziative italiane nel Mediterraneo e nel continente africano, incluso il Piano Mattei.
L’Italia è collocata al centro del Mediterraneo, che Caracciolo definisce “Mediooceano” perché lo considera una cerniera marittima di transito tra Atlantico e Indo-Pacifico.
Caracciolo ne ha sottolineato le vulnerabilità strutturali, riconducendole alla combinazione di vincoli geografici, dipendenza energetica e vocazione all’export, fattori che rendono il Paese particolarmente esposto alla sicurezza delle rotte marittime.
A sostegno ha richiamato il peso di alcuni snodi critici, tra cui lo Stretto di Sicilia, Suez, Bab el-Mandeb e il Mar Rosso, oltre al Mar Nero.
Per ridurre tale esposizione, ha sollecitato un cambio di attegguamento italiano che superi un approccio prevalentemente reattivo e punti a una presenza più attiva e orientata alla pianificazione strategica lungo questo asse marittimo.
Nel bacino mediterraneo, Caracciolo ha attribuito inoltre un ruolo crescente alla Turchia, descritta come potenza regionale con marcata proiezione marittima e militare, sostenuta dalla dottrina della Patria Blu e da una presenza attiva in più teatri, dalla Siria al Caucaso fino al Corno d’Africa.
L’asse tra Francia, Grecia, Cipro e Israele é stato interpretato come un tentativo di contenere la proiezione turca nel Mediterraneo orientale.
Tra i rischi sistemici é stata anche segnalata l’eventualità di un confronto diretto tra Turchia e Israele.
Ne consegue un Mediterraneo allargato inteso come snodo di una conflittualità estesa e interconnessa, che collega Ucraina e Mar Nero ai Balcani, al Levante, al Mar Rosso e al Golfo.
Sul fronte meridionale, Nord Africa e Sahel sono stati descritti come un mosaico di aree differenziate, segnate da fragilità statali, competizione di attori esterni e pressione sulle risorse.
In conclusione, Caracciolo ha offerto una lettura realista e rigorosa del contesto geopolitico attuale, da lui definito “Caoslandia”, proponendo una chiave interpretativa orientata alle future direttrici di politica e sicurezza.
La lezione si è conclusa con un invito a definire priorità e strumenti in funzione dell’interesse nazionale, collegando sicurezza e politica estera con scelte mirate e realizzabili.

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