Leggere il libro “Fratelli. Una famiglia italiana” di Santo Versace, edito da Rizzoli, mi ha infinitamente emozionata.
L’autore, attraverso una scrittura asciutta, leggera e profonda, priva di eccessi mondani, che rende la lettura il racconto scorrevole e coinvolgente; racconta la storia della propria vita e del rapporto con il fratello, lo stilista Gianni Versace.
Più che una semplice memoria personale, l’opera è il racconto di una famiglia, che ha trasformato il proprio cognome in un simbolo globale della moda.
Il libro ripercorre il viaggio umano e imprenditoriale dei fratelli Versace:
l’infanzia a Reggio Calabria, influenzata dalla madre Franca geniale sarta; episodi familiari e affettivi come la morte della sorella Tinuccia; il trasferimento a Milano e la nascita della casa di moda Versace; il rapporto tra creatività e gestione aziendale: Gianni come genio artistico e lui come guida imprenditoriale; la tragedia dell’assassinio di Gianni nel 1997 a Miami e il lungo processo di elaborazione del lutto ed il rapporto con la sorella Donatella.
Santo descrive il suo rapporto con Gianni come “due metà della stessa mela” o “due facce della stessa medaglia”, evidenziando la loro complementarietà nel costruire l’impero Versace.
I rapporti tra fratelli non seguono regole precise.
Piuttosto, seguono le onde della vita. Ci si unisce e ci si disunisce, ci si allontana e ci si riavvicina. Si naviga a vista. Calma piatta o mareggiate. Qualcuno che casca fuoribordo e qualcuno che lo riacciuffa.
Santo sottolinea: ”Si arriva in porto navigando en souplesse o si è costretti a scappare, inseguiti dagli squali. Se devo dire qual è stato e qual è tuttora l’aspetto più straordinario della mia vita, più ancora dei risultati ottenuti, mi ha entusiasmato la navigazione. Ho seguito il vento, ho seguito il vento della nostra famiglia. Ho imparato a vivere dai miei genitori, ho incoraggiato i progetti di Gianni e poi di Donatella, ho protetto il nostro patrimonio”.
Nella prima pagina del libro Gianni Versace ricorda le parole di Corrado Alvaro:”La disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”.
Ho pianto alla fine, quando Santo parla dell’ultimo indimenticabile abbraccio con il fratello, pensando agli ultimi abbracci della mia vita.
Leggendo il libro, ho rivissuto l’estate 1997 come fosse mia, perché ho ripercorso la mia personale estate 1997,anche se in maniera diversa, tragica anche per me.
Quando Gianni Versace è morto, molti, lontani dal mondo della moda, hanno avuto contezza della grandezza di questo straordinario uomo, che partendo da Reggio Calabria ha conquistato il mondo intero, ha costruito un impero, grazie alla sua genialità e alla forza della famiglia: la famiglia calabrese.
Per Santo scrivere questo libro è stata anche una forma di terapia: ha raccontato che il libro gli ha permesso di “liberarsi dai pesi del passato” e chiudere una fase dolorosa della sua vita, che ha segnato la sua anima ed il suo cuore per sempre.
Caterina Sorbara

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