La Pasqua è una delle festività più importanti per i Cristiani, perché si celebra la Resurrezione di Gesù Cristo, che avvenne il terzo giorno dopo la sua crocifissione.
La data della Pasqua varia ogni anno, poiché è calcolata in base al calendario lunare: si celebra la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera, quindi può cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile.
Le origini della Pasqua risalgono alle tradizioni ebraiche, in particolare alla Pasqua ebraica (Pesach), che celebra la liberazione degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto.
Per i cristiani, la Pasqua rappresenta la vittoria sulla morte e la promessa di vita eterna, un momento di riflessione e gioia.
Tante sono le celebrazioni pasquali che variano da paese a paese, ma alcune tradizioni comuni includono in primis la Messa di Pasqua: molti cristiani partecipano a una messa speciale la domenica di Pasqua, che segna la fine della Quaresima, un periodo di digiuno e penitenza;
Le Uova di Pasqua , simbolo di nuova vita, decorate e scambiate come segno di rinascita.
In molte culture, si organizzano anche cacce alle uova per i bambini. E i cibi tradizionali.
Ogni paese ha le proprie specialità culinarie per Pasqua.
In Italia, ad esempio, si preparano colombe pasquali e agnello, mentre in altri paesi si consumano piatti tipici come il pane pasquale.
Per me la Pasqua, oltre all’importante aspetto religioso, mi ricorda il borgo natio.
Ogni anno all’avvicinarsi della Pasqua ricordo mia nonna Grazia e Comare Cata preparare i sguti o cuduredi(pane con le uova)e i viscottina (biscotti) della tradizione Pasquale.
L’aria era intrisa del loro buonissimo profumo, che ancora oggi sento danzare nell’aria, nel periodo pasquale.
Rivedo la madia, sento il calore del forno e il profumo delle felci, usate per preparare la scopa, che serviva per pulire il forno, prima della cottura. Ricordo che spesso il venerdì santo spirava il vento tra gli ulivi e mia nonna Caterina diceva fosse “il vento dei sepolcri”.
Nonna Caterina il venerdì santo non si pettinava in segno di lutto per la morte di Gesù.
Un altro ricordo legato alla Pasqua sono i “ piatti du granicèdu”, i cui germogli ornavano l’altare della chiesa di santa Teresa, per i Sepolcri il Giovedì Santo.
Il rito di allestire i sepolcri nelle chiese e di addobbarli per il giovedì santo è una tradizione cristiana orientale bizantina che ebbe una grande diffusione nelle regioni meridionali.
Tuttavia l’origine è antichissima e affonda le radici nel lontanissimo passato, precisamente all’epoca dei Fenici.
Essa ricorda gli altarini di germogli di infiorescenze sterili e ornamenti floreali simbolici, denominati “I giardini di Adone”, personaggio della mitologia greca di grande bellezza, morto prematuramente giacché ucciso da un cinghiale mandatogli contro dal geloso Ares. Dalle lacrime versate da Venere per la morte del suo amato Adone nacquero gli anemoni, fiore fragilissimo e delicato, simbolo di amore, ma anche di dolore e di morte.
Per la simbologia cristiana l’anemone è legato alla crocifissione di Gesù perché è un fiore che nasce dal sangue di Cristo ai piedi della croce Naturalmente allora queste cose non le sapevo.
Ma amavo controllare insieme a mia nonna la crescita dei germogli, che lei sistemava sotto nella credenza, perché dovevano stare in un luogo buio.
Ricordo l’altare della Chiesa di Santa Teresa a Cannavà impreziosito dai piatti “du granicedu”.
A Rizziconi dal lontano 1902 il venerdì Santo, si rappresenta la sacra tragedia, “Il Cristo”, scritta da Francesco Carbone.
Un testo che racconta la Passione di Gesù Cristo, le ultime vicende umane, fino alla Crocifissione sul Golgota. Fin dal 1902, il testo di Carbone, è stato sempre interpretato da giovani rigorosamente di Rizziconi che fanno emozionare fino alle lacrime.
Ad organizzare con impegno e amore è l’E.SA.T.
Ma Pasqua è anche l’Affruntata, ossia l’incontro tra la Madonna e Gesù risorto.
L’Affruntata nella Piana del Tauro si svolge in moltissimi paesi: Bagnara, Cinquefrondi, Rosarno e San Ferdinando, Polistena Cittanova, Melicucco e Laureana di Borrello.
La mia personale “Affruntata” è quella che si svolge a Rizziconi.
Una rappresentazione che per la sua bellezza e spettacolarità, richiama migliaia di persone proveniente da tutta la Piana.

Molti rizziconesi che abitano al Nord o all’estero, tornano per assistere a questa magica rappresentazione. Anche quest’anno come di consueto “l’Affruntata” è stata coordinata dai Confratelli dell’Arci-confraternita del S.S. Rosario, con addosso la tunica bianca e nera, con il cappuccio bianco, in collaborazione con il comitato feste. Le statue di San Giovanni Evangelista, di Gesù Cristo e della Madonna, escono dalla chiesa percorrendo strade diverse. San Giovanni va tre volte dalla Madonna per dirle che suo figlio è risorto (da qui il famoso luogo comune “i viaggi i San Gianni). La terza volta san Giovanni è accompagnato da Gesù e la Madonna capisce che è vero e va loro incontro. Quando sta per avvicinarsi a Gesù, per tre volte si fa avanti e per altre tre volte retrocede. Infine ogni dubbio è vinto e la Madonna viene “svelata”, viene fatto cadere il velo nero del lutto, così la Madonna appare in tutto il suo divino splendore. E’ un momento di intensa emozione, tra fuochi d’artificio e voli di colombe. La statua della Madonna, ricorda molto le principesse spagnole, infatti l”Affruntata” è di origine spagnola (ricordiamo il periodo della dominazione spagnola) e, ancora oggi in molti paesi della Spagna viene rappresentata.
In conclusione vorrei dire che la Pasqua rappresenta la vita, la gioia, la vittoria, la fede autentica e le tradizioni, ma anche memoria e nostalgia con il passare del tempo che scorre sempre lento ed inesorabile, riempiendo il cuore di ricordi, come la Pasqua del tempo che fu.
Caterina Sorbara
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