INTELLIGENCE, LIFANG DONG AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA: “LA TRASFORMAZIONE DELLA CINA NELLA GLOBALIZZAZIONE: DA FABBRICA DEL MONDO A POTENZA INDUSTRIALE E TECNOLOGICA”.

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Rende (9.4.2026) – “Il sistema di Intelligence in Cina ai tempi della Nuova Via della Seta” è il titolo della lezione tenuta da Lifang Dong, presidente dell’Associazione Silk Council e fondatrice dello studio legale Dong & Partners, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Dong ha analizzato la trasformazione della Cina – da potenza manifatturiera a protagonista della geopolitica mondiale – partendo dalla dimensione storica recente composta da tre fasi corrispondenti a presidenti che ne hanno definito l’identità: Mao Zedong, con la fondazione della Repubblica Popolare cinese e l’isolamento internazionale; Deng Xiaoping, con le riforme economiche che hanno reso possibile una crescita media annua del PIL superiore al 10%, portando più di 800 milioni di persone fuori dalla povertà assoluta e, infine, Xi Jinping, con la strategia di rinascita nazionale (China Dream), che punta a fare della Cina una potenza tecnologica, finanziaria e geopolitica di prim’ordine.

Quest’ultima direzione si basa, principalmente, su tre grandi progetti: il Made in China 2025, che mira a completare il passaggio della Cina da “fabbrica del mondo” a potenza tecnologica in diversi settori chiave (tra cui intelligenza artificiale, semiconduttori e robotica), il China Standards 2035, che mira a ottenere la leadership nella definizione degli standard tecnologici globali entro il 2035 e, infine, la Nuova Via della Seta (One Belt One Road o BRI), definito il più ambizioso progetto infrastrutturale e geopolitico del XXI secolo.

La docente ha sottolineato come la BRI, che attualmente conta 150 Paesi membri, rappresenti anche un modello alternativo di cooperazione internazionale, soprattutto con i paesi in via di sviluppo, basato sui cinque principi di coesistenza pacifica della politica estera cinese, con riguardo alle connessioni di tipo politico, infrastrutturale (come il gasdotto Power of Siberia), finanziario (come ridurre il gap tra lo yuan e il dollaro), culturale ed economico con le altre realtà, al fine di favorire la pacifica convivenza tra i popoli e la proficua cooperazione economica e di sicurezza a livello globale.

Dong ha affermato, inoltre, che la Cina contemporanea, sotto la guida di Xi Jinping, ha sviluppato un modello di governance economica e politica fortemente centralizzato, in cui le cosiddette ‘Due Sessioni’ e i piani quinquennali rappresentano strumenti fondamentali per definire gli obiettivi strategici del Paese, tra cui le priorità economiche, i target di crescita del PIL e le linee guida politiche, inserendosi in una visione di lungo periodo, con implicazioni profonde per gli equilibri globali, contribuendo alla formazione di un sistema internazionale sempre più multipolare.

In particolare, tra il 2024 e il 2026, la Cina sta affrontando sfide interne come la crisi del settore immobiliare, il rallentamento della crescita, il calo demografico e la disoccupazione, pertanto nelle Due Sessioni di marzo 2026 il governo cinese ha ribadito, da un lato, la necessità della stabilizzazione economica da un modello “quantitativo” a “qualitativo”, con un target di crescita del PIL intorno al 5% per il 2026 e, dall’altro, della trasformazione della Cina da potenza manifatturiera a potenza industriale e tecnologica. Infatti, il nuovo XV piano quinquennale 2026–2030 punta su innovazione avanzata, sicurezza economica e autosufficienza tecnologica, privilegiando sei settori, tra cui AI e digitale, ricerca e innovazione, semiconduttori, manifattura avanzata, tecnologie energetiche ed infrastrutture tecnologiche.

Tuttavia, questo modello di potenza globale si regge su un sistema di intelligence omnicomprensivo, che va ben oltre la visione tradizionale. Le radici affondano nella dinastia Song (960-1279 d.C.), con il sistema baojia di sorveglianza reciproca tra famiglie, orientato esclusivamente “verso l’interno” per mantenere l’ordine domestico.

Con l’apertura al mondo avviata da Deng Xiaoping, il sistema si è evoluto verso una struttura moderna orientata anche “verso l’esterno”.

Dal 1949, la Cina ha costruito una struttura duale: un apparato civile con il Ministry of Public Security (MPS) e uno militare con il Military Intelligence Department (MID).

Nel 1983, con l’ascesa di Deng Xiaoping, fu fondato il Ministry of State Security (MSS), al quale fu assegnata una funzione protettrice indispensabile: la politica di apertura all’Occidente non avrebbe dovuto in nessun caso implicare maggiore vulnerabilità del sistema-Paese.

Con Xi Jinping, MPS, MID e MSS sono stati inglobati nella Central National Security Commission, costituita nel 2014, una struttura più complessa e centralizzata in cui lo Stato è direttamente controllato dal Partito, con la coincidenza nella figura di Xi Jinping nella veste di Presidente della Repubblica Popolare cinese e Segretario Generale del Partito Comunista.

In tale contesto, Xi Jinping ha introdotto un nuovo concetto di sicurezza nazionale che non riguarda solo l’integrità territoriale e la difesa militare, ma anche l’immagine internazionale della Cina, la circolazione di dati e notizie verso l’estero e qualsiasi attore, che possa avere un impatto sullo sviluppo cinese.

Questo approccio -secondo la docente – si traduce in tre direttrici operative: il coinvolgimento della società civile nel mantenimento della sicurezza nazionale, l’utilizzo di nuove tecnologie per la sorveglianza di massa, l’adozione di un corpus normativo che regoli il controllo sulla circolazione dei dati.

Dong ha quindi illustrato i principali strumenti di controllo sociale che ne derivano, ove sono integrate le infrastrutture informatiche e i sistemi di intelligenza artificiale e di sorveglianza, come il Grande Firewall (modello di censura di contenuti ritenuti sensibili), le Smart Cities (città munite di sistemi di sorveglianza riconoscimento facciale) e il Social Credit System (valutazione pubblica associata a ciascun cittadino).

Il quadro normativo che sostiene questo sistema è stato ricostruito con precisione analitica: la National Security Law (NSL) stabilisce il perimetro di cosa costituisce una minaccia alla Cina e la National Intelligence Law (NIL) regola le attività di raccolta informativa.

Invece, sul piano della normativa cyber e dei dati, Dong ha illustrato una serie di interventi legislativi che iniziano con la Cybersecurity Law del 2017 (riformata nel 2026 con riguardo alla regolazione dell’intelligenza artificiale) e proseguono con la Data Security Law e la Personal Information Protection Law del 2021, i quali rendono più complessi i trasferimenti di dati al di fuori della Cina creando una tensione diretta con il Cloud Act statunitense.

Infine, anche il sistema dei controlli alle esportazioni è stato progressivamente rafforzato: la riforma della Legge sul Commercio, entrata in vigore all’inizio del 2026, ha ampliato i poteri del governo come risposta agli strumenti analoghi usati dagli Stati Uniti, con nuovi controlli su terre rare e materiali critici.

Nella parte conclusiva, Dong ha analizzato le relazioni internazionali della Cina con particolare riferimento agli Stati Uniti, all’Unione Europea e all’Italia. In primis, il rapporto con gli USA si basa sulla competizione sistematica sul piano economico (come la guerra dei dazi), tecnologico (come la corsa all’autosufficienza tecnologica) e geopolitico (come la questione di Taiwan).

Inoltre, l’ambiguo rapporto con l’Unione Europea, si articola su tre livelli simultanei: partner economici, con forte interdipendenza, ma problemi strutturali come il deficit commerciale europeo; competitor tecnologici, con l’UE che adotta una strategia di de-risking per ridurre la dipendenza senza interrompere i rapporti commerciali e rivali geopolitici, con divergenze crescenti sulle situazioni conflittuali attualmente attive nel mondo.

Infine, quanto all’Italia, l’uscita dalla BRI nel dicembre 2023 – dopo l’adesione come primo Paese del G7 nel 2019 – non ha costituito una rottura, ma una ridefinizione del rapporto verso una cooperazione selettiva, con dialogo diplomatico attivo (pur non rinunciando alla collocazione euro-atlantica) e accordi economici mirati nei settori dell’energia e dell’automotive elettrico.

Dong ha allora sottolineato il ruolo dell’intelligence, volto a ridurre l’incertezza e orientare le decisioni strategiche attraverso funzioni essenziali: interpretare dinamiche di varia natura, attribuire responsabilità e proteggere gli asset strategici.

La Cina di Xi Jinping ha compreso profondamente questo principio e sta riuscendo a gestire l’incertezza costruendo un sistema omnicomprensivo tramite una strategia di lungo periodo, che punta alla leadership globale nelle tecnologie del futuro.

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