“La presa di possesso canonico della Arcidiocesi metropolitana di Reggio Calabria da Camillo Rousset (1909) a  Fortunato Morrone (2021)”.

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Con una conversazione sul tema “La presa di possesso canonico della Arcidiocesi metropolitana di Reggio Calabria da Camillo Rousset (1909) a  Fortunato Morrone (2021)” di Mons. Antonino Denisi, Storico, Decano del Capitolo Metropolitano dell’Archidiocesi di Reggio Calabria nonché  Vicepresidente della Deputazione di Storia Patria per la  Calabria, che si terrà mercoledì 9 giugno alle ore 17,30 presso lo Spazio Open, l’Associazione Culturale Anassilaos e il suo Presidente Stefano Iorfida salutano l’ingresso in Diocesi del suo nuovo Pastore Mons. Fortunato Morrone. Realizzato congiuntamente con lo Spazio Open e patrocinato dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria, l’incontro ricostruirà le prese di possesso della Diocesi a partire dal primo arcivescovo del dopo terremoto, Rinaldo Camillo Rousset, il 6 dicembre del 1909. Il Novecento si era aperto a Reggio Calabria con l’episcopato del Cardinale Gennaro Portanova, morto il 25 aprile del 1908, pochi mesi prima della catastrofe, il quale si era però insediato in diocesi, quale successore di Francesco Converti, il 28 agosto 1888. E’ quindi con Rousset  che prende avvio la serie dei presuli che hanno accompagnato e guidato la chiesa reggina nel Novecento  e nei primi anni del Ventesimo secolo, un periodo denso di eventi e avvenimenti per il mondo e la città di Reggio Calabria nonché per la Chiesa Universale (basti pensare al Concilio Vaticano II) e per la Chiesa reggina che nell’ultimo decennio del Novecento ha avuto il privilegio della visita di Papa Giovanni Paolo II (ottobre 1984) e di poter ospitare  il Congresso Eucaristico Nazionale (12 giugno 1988). Ogni presa di possesso della Diocesi è stata ovviamente condizionata da eventi esterni nonché regolata, da ultimo, dal Decreto Christus Dominus sulla missione pastorale dei Vescovi nella Chiesa emesso il 28 ottobre 1965. Rinaldo Camillo Rousset si insediava un anno dopo il terremoto in una città ancora devastata, accolto nella baracca che fungeva da cattedrale. Molti anni dopo, nell’estate del 1943, Antonio Lanza giungeva a Reggio da Roma, dopo gli eventi del 25 Luglio, attraversando un paese ancora in guerra con le truppe alleate che dalla Sicilia puntavano alla Calabria ed entrò in un Duomo fortemente danneggiato dalle incursioni aeree anglo-americane. Egli succedeva peraltro a Mons. Enrico Montalbetti rimasto vittima, il 31 gennaio del 1943, di una di queste incursioni. Lo stesso prossimo insediamento di Mons. Fortunato Morrone sarà condizionato in parte dalle misure anticovid. Certamente più serena e festosa la presa di possesso degli altri presuli reggini, di Mons. Carmelo Puja (5 luglio 1927), di Mons. Giovanni Ferro (2 dicembre 1950), di Mons. Aurelio Sorrentino, di Mons. Vittorio Mondello, di Mons. Giuseppe Fiorini-Morosini, tutti, insediati sulla Cattedra di Santo Stefano di Nicea, il primo vescovo di Reggio Calabria lasciato in città da San Paolo che vi fece sosta nel corso del suo viaggio verso Roma nell’anno 61 d.C. Da rilevare che fino al Concilio Vaticano II i Vescovi restavano in carica fino alla morte o fin quando le condizioni di salute lo consentivano. Soltanto con il motu proprio Ecclesiae Sanctae del 6 agosto 1966  Paolo VI  promulgò le norme per l’applicazione di alcuni Decreti del Concilio Vaticano II e tra questi quelli relativi al Christus Dominus (prescrizione nr. 21) che prevede che “tutti i Vescovi diocesani e gli altri ad essi equiparati per diritto sono vivamente pregati di presentare spontaneamente, non più tardi dei 75 anni compiuti, la rinuncia all’ufficio all’Autorità competente, la quale, esaminati tutti gli aspetti di ogni singolo caso, provvederà”. In tal caso “Il Vescovo la cui rinuncia all’ufficio sia stata accettata, potrà conservare, se lo desidera, la residenza nella stessa diocesi”. Nasce così la figura dei “Vescovi Emeriti”, due oggi nella nostra città (Mondello e Fiorini Morosini). Quello che il Concilio non poteva prevedere era semmai la figura del Papa Emerito cui siamo ormai abituati dal momento in cui Benedetto XVI rinunciò al Pontificato.

 

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