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La fuga dei diplomati calabresi in uno studio della Fondazione Agnelli e dell’Università di Milano Bicocca.

La transizione dai percorsi scolastici al mondo del lavoro per i diplomati degli istituti tecnici e professionali” è il titolo di un interessante repor realizzato dalla Fondazione Agnelli e il CRISP – Università di Milano Bicocca, in accordo e col supporto operativo dell’Ufficio statistico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e della Direzione Generale dei Sistemi Informativi, dell’Innovazione Tecnologica e della Comunicazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MLPS).

Il rapporto analizza come “ogni anno oltre 235.000 studenti in uscita dal primo ciclo di istruzione decidono di iscriversi a un percorso quinquennale di istruzione tecnica o professionale – quasi la metà degli individui della coorte di riferimento (46,6% nell’anno scolastico 2017/18) – evidenziando anche che “tra coloro che concluderanno il secondo ciclo di istruzione nell’ambito dell’istruzione tecnica e professionale, poco più del 30% proseguirà poi gli studi a livello universitario o nell’istruzione tecnica superiore mentre la maggior parte dei diplomati opterà, invece, per un ingresso immediato nel mercato del lavoro”.

L’obiettivo – si legge – è quindi quello di “cercare di capire in che misura l’istruzione tecnica e professionale riesca ad assolvere al compito di preparare i propri studenti per il mondo del lavoro”.

Ebbene i dati di questo interessante studio evidenziano come permangono tutte quelle condizioni di arretratezza che spingono i nostri conterranei diplomati ad alimentare il flusso emigratorio. Scorrendo le pagine del rapporto infatti scoprimo come “ad esempio l’indice di occupazione può oscillare dal 60,9% del Veneto al 22% di Campania e Calabria, regioni nelle quali, tra coloro che non si immatricolano all’università, solo un diplomato su cinque riesce a lavorare per almeno 6 mesi entro i due anni dal diploma. a fronte di una media nazionale del 60%”.

“Inevitabilmente – si legge ancora – le scarse opportunità occupazionali si ripercuotono sui tempi di attesa per un primo contratto di lavoro significativo che presentano importanti variazioni su base regionale: in Veneto il primo contratto significativo arriva quando sono trascorsi poco più di sette mesi dal conseguimento del diploma, in Calabria, invece, per quei pochi che lavorano, di mesi ne occorrono quasi 11”.

Infine “per i  diplomati meridionali il lavoro non è vicino a casa: è necessario migrare anche fuori regione e coprire una distanza in media superiore ai 70km per trovare un’occupazione (tra i 68 km e 118 km per gli studenti calabresi). Viceversa nelle regioni del Centro-Nord Italia si può trovare lavoro entro un raggio che oscilla tra i 20 e i 30 km di distanza dal proprio luogo di residenza”.

 

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