Prende forma l’Università della ricerca, della memoria e dell’impegno (Unirimi) intitolata a “Rossella Casini”, studentessa di 25 anni, trucidata dalla ‘ndrangheta, a Palmi, nel 1981, perchè innamorata del ragazzo sbagliato.
Nella giornata di ieri, infatti, è stato siglato a Roma, tra Unicef e associazione “San Benedetto Abate”, un protocollo d’intesa triennale per l’attuazione del progetto di riconversione e riutilizzo sociale del bene confiscato alla cosca Mancuso. Presenti alla cerimonia i due presidenti, Francesco Samengo (Unicef Italia) e don Ennio Stamile (San Benedetto Abate).

In particolare, il protocollo prevede “la realizzazione di azioni culturali, formative e di sensibilizzazione volte alla promozione della tutela dei minori, della giustizia sociale e di una cultura della legalità, della solidarietà e dell’ambiente, basate sui principi della Costituzione e delle fonti internazionali in materia di diritti sui minori, sulla memoria delle persone che hanno operato contro le mafie e sulle storie delle vittime”.
Tra le numerose attività è prevista, inoltre, la realizzazione di un raccordo finalizzato all’educazione e formazione continua di “bambine, bambini e giovani studenti sui temi dei diritti riconosciuti ai minori, della cultura della legalità, della prevenzione e repressione dei fenomeni mafiosi e della illegalità diffusa, dei diritti umani, della tutela dei minori, della giustizia riparativa rivolta al minore autore di reato; favorire collaborazioni inter-istituzionali per incentivare l’educazione alla cittadinanza nelle scuole, negli enti e nel contesto territoriale”.

“Con il progetto “Liberi di Scegliere” del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria – afferma Samengo –

possiamo aiutare e accogliere madri e minorenni che vogliono uscire dal circuito mafioso”. Anche per don Stamile, la sottoscrizione del protocollo rappresenta un ulteriore segno d’impegno da parte di Unicef per la formazione delle nuove generazioni ad una cittadinanza attiva e responsabile. “Essa – dichiara – passa attraverso la conoscenza dei fenomeni criminali mafiosi e corruttivi, di pratiche per l’educazione alla legalità e di valorizzazione dei beni confiscati”. A circa due mesi dalla cerimonia di consegna all’associazione culturale e caritativa del bene confiscato, avvenuta alla presenza di numerose autorità e dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accantonato definitivamente il progetto dell’Università antimafia, inizia, adesso una nuova “avventura” per un bene che da anni attende la sua giusta collocazione.