San Luca, il sacrificio del Carabiniere Domenico Scibilia “La morte come adempimento, la morte che per i vivi diventa uno stimolo e una promessa” (Nietzsche)

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Il 1° aprile 1984 i Carabinieri della Stazione e Squadriglia di San Luca (RC), impegnati in rastrellamenti per la cattura di latitanti, ricerca di covi e liberazione di persone sequestrate, in località “Menti” sulla strada per Polsi, patirono l’improvvisa e inaspettata morte in servizio di un giovanissimo militare.

Il Carabiniere Domenico Scibilia, alla guida della Fiat Campagnola AR76, a causa della fitta nebbia, perdeva il controllo del mezzo e precipitava per una ripida scarpata sottostante. Il suo comandante, Brig. Carmine Tripodi, che sarà ucciso dalla ‘ndrangheta il 6 febbraio 1985, con i commilitoni e alcuni pastori, con l’ausilio di corde e sostenendolo sulle proprie spalle, recuperò il corpo esanime di Domenico Scibilia. A Santa Lucia del Mela, in provincia di Messina, suo paese natio, furono celebrati i funerali e resi gli onori militari da un picchetto di carabinieri. A termine di quel servizio perlustrativo sarebbe dovuto andare a casa per convolare a nozze con la propria fidanzata. Impossibilitati al recupero, la Fiat campagnola rimaneva nel fondo della scarpata a mo’ di monito del sacrificio del Carabiniere Domenico Scibilia.

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