Michele Conia: basta con soluzioni emergenziali, occorre un piano  di stabilizzazione del personale sanitario e rafforzare la sanità di prossimità. Il diritto alla salute non è un privilegio

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Il Servizio sanitario della nostra regione , già segnato da inaccettabili diseguaglianze con il resto del Paese, rischia  il collasso e richiede soluzioni definitive non più rinviabili -commenta  Michele Conìa, avvocato, sindaco di Cinquefrondi (RC) e consigliere metropolitano della città metropolitana di Reggio Calabria, delegato ai Beni Confiscati, Periferie, Politiche giovanili e Immigrazione e Politiche di pace. Noi sindaci e sindache  siamo la prima autorità sanitaria sul territorio e la salute delle nostre comunità è una priorità  e fin nella mia audizione del 14 marzo  2024   in Commissione Affari costituzionali della Camera, nell’ambito dell’esame del DDL sull’Autonomia differenziata, ho illustrato, con dati alla mano, il solco delle diseguaglianze territoriali già esistenti nel SSN, che diventano più profonde quando si fa riferimento alla Calabria, colpendo il diritto alla cura da Nord a Sud , prendendo in esame  l’aumento della mobilità sanitaria, le liste di attesa sempre più lunghe, la carenza di personale medico e paramedico che, in quest’ultimi anni, è andato in pensione. Per questo ritengo fondamentale l’impegno sinergico tra amministratori e  direttori sanitari di Asp e Ao nella costruzione di  politiche di welfare volte a migliorare le performance assistenziali. A pagarne le conseguenze non solo chi non vedrà rispettato il proprio diritto alla salute, ma anche medici e personale paramedico  che rischiano di veder indeboliti i propri diritti di lavoratori e lavoratrici. Incrociando i dati ISTAT,  Fondazione Gimbe e l’ultimo rapporto Svimez – Save The Children “Una Paese, due cure si evince che al Sud persistono peggiori condizioni sanitarie. Si registra una fuga dal Mezzogiorno per curarsi e la mobilità oncologica raggiunge il 43%  in Calabria. La fondazione Gimbe, nel report 2024, denuncia un aumento della mobilità sanitaria da Nord a Sud e che ciò dipende dalle liste di attesa sempre più lunghe e dalla carenza di personale medico e paramedico che, in quest’ultimi anni, è andato in pensione. Purtroppo è   proprio la Calabria ad avere il triste primato della migrazione sanitaria, i cosiddetti “viaggi della speranza”, ovvero i flussi di pazienti che si spostano da una parte all’altra dello stivale per trovare cure migliori, per chi se lo può permettere. Critico anche l’aumento della migrazione sanitaria dei pazienti in età pediatrica con punte del 23,6%  in  Calabria che è ultima anche per le prevenzione oncologica  dove solamente il 42,5% delle donne tra i 50 e i 69 anni si è sottoposta ai controlli. Se la Provincia  autonoma di Trento  raggiunge gli 84,7 anni come media di  aspettativa di vita alla nascita, la Calabria  si attesta al non invidiabile terzultimo posto con 82,3 anni,  un gap di due anni.  Tra un bambino nato nel 2021 in provincia di Bolzano, che ha un’aspettativa di vita in buona salute di 67,2 anni,  e  uno nato in Calabria, con un’aspettativa di vita di 54,2 anni, esiste un gap di ben 12 anni che si approfondisce a 15 se ci si riferisce alle bambine, stando alle rilevazioni  della XIII edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio, dal titolo “Come stai?” di Save the Children. Le famiglie risultano essere sempre più  schiacciate da spese sanitarie insostenibili. Infatti le famiglie in povertà sanitaria sono 1,6 milioni  di cui 700 mila al Sud e  i più recenti  dati statistici segnalano che circa il 10% dei cittadini e delle cittadine calabresi, cioè oltre 180.000 persone,  corrispondente  a una famiglia su 3,  ha rinunciato  ad una o più  prestazioni sanitarie  per motivi economici. Per quanto attiene la voce del personale sanitario se la media italiana è di  11.9 operatori su 1000 abitanti, in Calabria la media scende a 10.2. Anche il rapporto medici-infermieri è inferiore alla media:  1.84 medici e 4 infermieri ogni 1000 abitanti e il rapporto medici-infermieri è pari a 2,18 (media Italia 2,54). A Cinquefrondi- informa con orgoglio il sindaco-per  potenziare la medicina territoriale e di prossimità,  proseguono i lavori per la Casa di Comunità prevedendo  un approccio multiprofessionale e multidisciplinare,  pensando ai molteplici bisogni di salute della cittadinanza, con prestazioni  specialistiche  dalla prima infanzia alla medicina di genere, fino agli ambulatori dedicati alla popolazione più anziana e più vulnerabile. Ma il rischio che le Case della Comunità diventino “scatole vuote” o “cattedrali nel deserto”  è concreto se non si prevede un piano di assunzioni strutturale di medici  specialisti e infermieri.  Dalla stampa si apprende che spesso  i nuovi bandi di assunzione vanno deserti e in uno degli ultimi  avvisi  per 159 posti in emergenza-urgenza, hanno aderito solo in tredici.  Come dimenticare gli specialisti del contingente cubano esperti e scrupolosi che  hanno  lavorato e lavorano gomito a gomito con il personale medico e paramedico delle strutture calabresi per salvare vite umane. Lo scorso anno invitai  una delegazione di camici bianchi caraibici che prestano servizio nelle aziende sanitarie e  ospedaliere  calabresi per ringraziarli del loro ammirevole impegno. Cardiologi, radiologi, anestesisti, pediatri, ginecologi, ematologi, medici di medicina generale hanno accettato di lasciare per qualche tempo  le loro famiglie per venire a lavorare negli ospedali calabresi, aiutando la regione  a fronteggiare l’emergenza sanitaria e la carenza di personale negli ospedali. Ritengo  determinante la capillarità di un sistema integrato territoriale di servizi sanitari e  socio-sanitari di prossimità ma è necessario il coinvolgimento e  il coordinamento tra Comuni e autorità sanitarie.  Per rispondere ai bisogni delle cittadine  e dei cittadini sono  per me prioritari investimenti strutturali e programmazione a lungo termine  per superare l’emergenza,  i  divari e le diseguaglianze, abbattere le  liste d’attesa e garantire accesso alle prestazioni sanitarie e servizi di qualità.

Michele Conìa, avvocato, sindaco di Cinquefrondi (RC) e consigliere metropolitano della città metropolitana di Reggio Calabria, delegato ai Beni Confiscati, Periferie, Politiche giovanili e Immigrazione e Politiche di pace

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