“La cena delle anime. Sa chena pro sos mortos” di Maria Laura Berlinguer edito Harper Collins

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“La cena delle anime. Sa chena pro sos mortos” di Maria Laura Berlinguer edito Harper Collins.

Questo meraviglioso libro, ha curato la mia anima, durante le festività natalizie, riportandomi alle credenze del borgo natio, vicine al pensiero magico.

”Le anime non scompaiono. Restano, si intrecciano al respiro del vento, si fondono con le ombre della sera. Ritornano quando il confine tra i mondi si assottiglia, quando qualcuno è disposto ad ascoltarle”.

Era anche  il pensiero delle vicine di casa di mia nonna.

Tantissime le emozioni che l’opera ha suscitato in me.
Iride Dessì vive da anni nel continente, lontano da Padria, il suo paese natale, nel cuore della Sardegna. Ma è costretta a tornarvi, per il funerale del padre. Il senso di spaesamento di chi oramai vive altrove, in un luogo che non è quello in cui è cresciuta. La strana sensazione nel rivedere Piero, l’amico d’infanzia, il prediletto del padre. I sentimenti contrastanti nel ritornare nella grande villa dei Dessì, da secoli i maggiori possidenti di Padria. I rumori nella notte, la sensazione di sentire i fantasmi degli avi. E il tuffo al cuore nel vedere la foto di due donne giovani di un secolo prima, e poi nell’ascoltare i racconti di Tata, la donna che si è occupata di lei dopo la morte della madre, quando Iride era ancora bambina. Racconti che parlano proprio della donna della foto, Mimì Oppes, trisavola di Iride, giovane donna condannata a un matrimonio infelice con Augusto Dessì.

Un matrimonio da cui la salvano l’amicizia con Elisabeth Hope, una donna inglese incredibilmente forte e indipendente. E l’amore per Emanuele Manca, il famoso brigante.

Un amore immenso che segna, con il suo epilogo, il destino di più generazioni.

L’autrice si sofferma sugli esploratori nella Sardegna dell’800, sul fascino delle spade votive  e il culto dell’acqua dal fascino millenario.

Nell’Ottocento la Sardegna era una terra che intrigava studiosi ed esploratori italiani ed europei,  attratti da una civiltà antichissima: i pozzi sacri, le domus de janas, i nuraghi che caratterizzavano il paesaggio. L’isola, allora, era un enigma da decifrare. Non solo una meta esotica, ma un mondo complesso, diviso tra la rigidità dei latifondi e il desiderio di modernità.

Emerge nel romanzo  il pozzo sacro di Santa Cristina a Paulilatino, che risale a circa tremila anni fa, dove l’acqua e il cielo si sfiorano, e chi vi scende ha la sensazione di varcare una soglia, entrando in un tempo sospeso.

E poi la credenza identica a quella del mio borgo natio: nella notte tra l’1 e il 2 novembre, le famiglie preparavano (forse lo fanno  ancora),  la cena delle anime, sa chena pro sos mortos: la tavola veniva apparecchiata con le tovaglie più belle, i piatti della festa e i dolci fatti preparati per  l’occasione, come i papassini.

Viveva la credenza che la morte non segna la fine della vita, ma l’inizio di un viaggio in cui le anime dei cari continuano a esistere e ritornano  nelle loro case.

Ma la Sardegna nell’ottocento  era anche una terra colta e raffinata, dove le famiglie benestanti ordinavano abiti  pregiati a Torino e Parigi e discutevano di filosofia e scoperte archeologiche nei salotti privati.

Non ultimo emergono dal libro i profumi e le atmosfere suggestive.

Un libro che non vorresti smettere mai di leggere.

Maria Laura Berlinguer è nata a Sassari e  vive a Roma.

Laureata in Giurisprudenza, ha presto lasciato la carriera forense per dedicarsi alla comunicazione e alle relazioni istituzionali. Nel 2016 fonda il sito che porta il suo nome, e oggi è ambasciatrice della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. Come si legge nella sua biografia, la sua vocazione, però, è “dare vita a storie, luoghi e leggende meno noti, restituire autenticità alle radici della sua terra, di cui porta sempre con sé il colore del mare, il profumo dell’elicriso e del mirto. La Sardegna non è solo il suo punto d’origine, ma un universo di tradizioni, voci e immagini che si riflettono nei suoi racconti”.

Caterina Sorbara

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