L’Associazione culturale “Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria, presieduta da Giuseppe Livoti continua a pieno ritmo il suo programma animando la domenica pomeriggio della città di Reggio Calabria e cercando anche occasione per riflettere con conversazioni, collegate all’attualità come in questo caso, dedicando un appuntamento per ricordare gli eventi ambientali che stanno caratterizzando e continuano a flagellare il sud Italia.
L’ultimo appuntamento è stato una manifestazione occasionalmente aperta a tutta la città metropolitana, ed ha creato anche punti di incontro, riflessioni aperte e condivise per scoprire come il nostro territorio ormai fragile probabilmente non potrà ritornare al suo stato primordiale.
Il prof. Giuseppe Bombino dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria – Presidente del GAL “Area Grecanica”- Componente Commissione Tecnica Nazionale PNRR Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha conversato con materiale documentale su “Eventi estremi e vulnerabilità ambientale: il territorio fragile…e la memoria labile”. Fermo e risoluto Bombino ha puntato il dito su quelli che sono stati a Reggio e provincia i grandi avvenimenti tellurici del 1783, del 1869 e del 1908 che hanno causato oltre che morte e distruzione, il cambiamento della costa e del paesaggio. Nonostante tutto si è sempre andati avanti progettando sul mare, portando la linea ferrata lungo la costa e non considerando mai dati storici importanti. L’Università Mediterranea che rappresento continua Bombino offre spunti, studi specifici che mi vedono da tantissimi anni in prima linea. Cura, tutela e territorio sono fondamentali per fare comunità, per trasferire informazione e conoscenza, ma tutto questo non ferma la “memoria” che purtroppo con amarezza definisco labile. Oggi un evento estremo viene presentato sempre con carattere straordinario ed il tutto viene sempre presentato come la risultante del cambiamento climatico. La risposta più facile dunque è …una conseguenza del cambiamento. Bombino ha interrogato più volte il numeroso pubblico in sala chiedendo come mai non sappiamo nulla della vita del pianeta di diversi miliardi di anni fa. Gli eventi della memoria dell’umanità di cui non c’è traccia perché forse nessuno li ha registrati, attestano che la natura da sempre si è ribellata, creando continue metamorfosi. Il nostro territorio ci parla di migliaia di anni e la scienza ci aiuta a capire. Non abbiamo più tempo per le opinioni ha messo in evidenza Bombino. Le alluvioni del 1956 del Valanidi, quella di Africo Vecchio, di Roghudi sono eventi che non ci hanno fatto tornare indietro anzi, abbiamo sempre di più lambito, penetrato gli ecosistemi. Si è proceduto a rimpicciolire il corso dei torrenti, occupando terre, creando muri e a volte la natura porta via tutto come è accaduto anche nei pressi della foce della Fiumara del Gallico dal 1954 al 2020. Manca il rapporto dell’uomo con la natura, oggi, manca il rapporto uomo-uomo e uomo-Dio e ci muoviamo secondo la conoscenza del tempo per i Greci inteso anche come Kronos, ovvero andare avanti velocemente senza memoria. Nel corso della serata sollecitando il pubblico presente, il prof. Bombino ha fatto appello alle autorità, alle amministrazioni di volere tener in considerazione, approfondire ed utilizzare per senso di coscienza, quelle fonti scientifiche messe a disposizione dell’Università che spesso non vengono valutate per effettuare nuove buone pratiche. Sarà difficile tornare indietro guardando al passato. Oggi si può solo cercare di ripristinare il salvabile ricordando che la natura fa il suo corso e si riprende o occupa tutto. Ma chi deve difendere il territorio dov’è? Dove sono gli addetti ai lavori? Altro capitolo a parte è la mancata cura delle spiagge dice Bombino. I danni li abbiamo ha continuato poiché dal mare verso l’interno non si sono mai confrontati architetti, urbanisti ecc…con le seguenti fasce: Zona afitoica, priva di vegetazione, che corrisponde alla zona raggiunta dall’acqua marina, inospitale per la vita vegetale; Zona di deposito, fascia dove la sabbia inizia ad arricchirsi di sostanza organica per decomposizione di pianta acquatica; Duna embrionale, Duna bianca, Duna grigia, Duna stabilizzata, zone tutte con delle specifiche particolarità. Li abbiamo brutalizzate costruendoci sopra ha concluso Bombino, zone che hanno ed avevano un senso di protezione naturale della costa e che essendo o spianate o cementificate arrecano quei danni che oggi purtroppo ci fanno gridare alla tragedia del paesaggio naturale ed architettonico.

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