La strada che da Gioia Tauro porta a Paravati conserva il suo fascino anche d’inverno.
E’ un percorso che ho sempre amato sin da bambina, quando sono andata per la prima volta a Paravati insieme a mio papà e una signora del borgo natio.
La signora Grazia, voleva parlare con Natuzza Evolo, voleva chiederle delle preghiere per la nipote Teresa, che lasciata dal fidanzato ad un passo dall’altare, voleva suicidarsi.
La signora, ricordo era disperata, perché amava moltissimo quella nipote ,figlia della sorella Sara, altrettanto amata.
Ricordo che dalla mistica di Paravati arrivavano persone , persino da fuori regione.
Tantissime persone afflitte da seri problemi di salute o esistenziali, ma anche per problemi meno gravi.
Un problema d’amore non può mai paragonarsi ad un problema di salute.
D’amore non si muore, si sta male, si soffre, ma alla fine si guarisce.
Io che amavo tanto la natura, ricordo di essere rimasta subito affascinata dal panorama, ammirato durante il percorso.
Ricordo un mare di gente che aspettava di parlare con la mistica, che purtroppo quel giorno non riceveva.
La signora Grazia, ricordo ci rimase malissimo, ma poi prima di andare via, una signora del posto, disse che Natuzza avrebbe saputo della sua visita e del problema lo stesso.
Ricordo disse:” l’angelo, la sera, le dice tutti i problemi delle persone che non riescono a parlare con lei”.
Così la signora Grazia si rasserenò e rientrammo a casa.
Negli anni a seguire tante volte sono andata a Paravati, anche se non sono riuscita mai a parlare con la mistica, non ho mai avuto questo privilegio.
Oggi ritornando a Paravati dopo tanto tempo, ho provato le stesse emozioni di quando ero bambina.
Tra gli ulivi il tempo sembra essersi fermato, la stessa bellezza, la stessa magia, persino un gregge di pecore. Niente è cambiato.
Ma il tempo è purtroppo passato con il suo passo lento ed inesorabile.
E’ passato portandosi via i sogni e le speranze.
La signora Grazia è morta, come anche la sua amata sorella Sara.
Le immagino in paradiso al di là dell’infinito cielo.
Anche Natuzza , adesso è in Cielo e la sua tomba continua ad essere meta di pellegrini, ognuno con una richiesta, una preghiera, un sogno da realizzare.
Paravati è un piccolo paese della provincia di Vibo Valentia, grazie a Natuzza è famoso in tutto il mondo.
La strada si snoda tra gli ulivi che sembrano sospesi in un tempo lento.
I tronchi degli ulivi, nodosi e contorti sembrano antiche sculture.
Le chiome, mostrano rami sottili e grigiastri che si intrecciano contro il grigio cielo, velato di misteriose nuvole.
Le foglie di un verde opaco, con riflessi argentei si muovono leggere al suono del vento.
L’uliveto custodisce una quiete profonda, il prato impreziosito dalla brina, sembra avvolto da un sonno profondo.
Le siepi sembrano intrecci scuri, e mi fanno sognare le casette con i muri e i tetti consunti dal tempo.
Ricerco tra le crepe storie del tempo che fu.
Sui rami di nudi alberi narrano antiche storie: i passeri ,i merli, le cinciallegre, le cornacchie e le gazze.
Negli spazi aperti una poiana sorvola la campagna .
La presenza degli uccelli mi invita a lodare Dio per aver creato un mondo meraviglioso
Io continuo a pregare e a sognare, continuo a perdermi nella bellezza degli ulivi, degli stormi e di una poiana che tra i nudi rami di un albero sembra intenta a conversare con una nuvola grigia.
Oggi il vento soffia tra gli ulivi ,ed io vorrei fermarmi e danzare con lui, ascoltare l’eco di voci lontane.
Storie di amori impossibili, di sogni spezzati, di bimbi mai nati.
Vorrei fermarmi, ma non è possibile, gli impegni incalzano.
Ritornerò ancora a Paravati e ritroverò la bellezza del paesaggio.
Ritornerò a pregare sulla tomba di Natuzza e regalerò alla Madonna tante Ave Maria come il suo cuore di mamma desidera.
Ritornerò per sperare ancora.
Dimenticavo, Teresa la nipote della signora Grazia alla fine aveva superato il dolore del mancato matrimonio, e dopo qualche anno aveva incontrato un ragazzo e si era sposata.
La signora raccontava che, ironia della sorte, il ragazzo si chiamava Giuseppe, come il primo fidanzato e Teresa per non ricordare lo chiamava con un nomignolo.
Non ho mai saputo se Teresa è stata davvero felice o se il ricordo del suo primo amore l’ha accompagnata e pungolata per tutta la vita.
Caterina Sorbara

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