MICHELE VALENSISE ALL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA: “DIPLOMAZIA E INTELLIGENCE DEVONO ANDARE A BRACCETTO”

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Rende (19.2.2026) – “Diplomazia ed Intelligence: l’analisi delle informazioni per l’interesse nazionale”, è il titolo della lezione tenuta dall’ambasciatore Michele Valensise, presidente dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), e già Segretario Generale della Farnesina dal 2012 al 2016, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

In una congiuntura storica di grandi e repentini cambiamenti, tramite un’analisi empirica dell’attualità, Valensise ha ripercorso i mezzi per affrontare le sfide cruciali in atto. Può essere utile ricordare tre distinte fasi del nostro passato. Dalla fine della seconda guerra mondiale al 1989 abbiamo vissuto un mondo in equilibrio “bipolare”, tra Stati Uniti e Urss, con le relative sfere d’influenza. Dalla caduta del muro di Berlino al 2022 seguono gli anni dell’unilateralismo americano e dell’illusione che l’ordine occidentale avrebbe di fatto prevalso definitivamente (La fine della storia). Dalla aggressione della Russia contro l’Ucraina prende forma la fase “revisionista”, nella quale in particolare Russia e Cina, pur con metodi diversi, perseguono una modifica degli assetti esistenti per una sostanziale revisione dell’ordine globale.

Con il suo tumultuoso sviluppo, le sue dimensioni e la sua assertività, la Cina resta per l’Italia e per l’Europa allo stesso tempo partner, competitore e rivale. Nella complessità dei rapporti di interdipendenza, che interessa e lega gli Stati, quel Paese con una storia plurimillenaria e una popolazione di quasi un miliardo e mezzo di abitanti va riconosciuto in pieno come attore strategico.

Su una linea apparentemente analoga si colloca il rapporto con la Russia, ma con differenze marcate. La via cinese, indiretta e più “morbida”, mira a una espansione economica e tecnologica vigorosa e insidiosa. L’agenda russa, diretta ed aggressiva, punta con orgoglio alla ricostituzione del Russkj Mir. Ne sanno qualcosa gli ucraini, che resistono da quattro anni sotto i bombardamenti indiscriminati di Mosca, ne temono possibili sviluppi Paesi più vicini come baltici, scandinavi e Polonia.

Tenendo conto degli obiettivi di Russia e Ucraina, una soluzione del conflitto va ricercata non sul piano militare bensì negoziale. Il contributo alla difesa dell’Ucraina fornito dall’Europa e (fino all’inizio dell’anno scorso) dagli Stati Uniti è funzionale allo scopo di favorire un negoziato che si sviluppi su basi meno squilibrate di quelle su cui si è cercato di avanzare sino a ora. La guerra della Russia non è solo un tentativo di rivalsa nei confronti dell’Europa e della sua forza d’attrazione presso ucraini e altri, ma anche uno strumento per sovvertire un ordine che la Russia non riconosce.

Oggi quell’ordine è contestato anche dagli Stati Uniti, con una presa di distanza dal multilateralismo e dalle stesse alleanze che pure hanno segnato decenni di fiducia e di cooperazione. Il paradigma è cambiato, l’approccio è transazionale, non valoriale. E’ l’America first, insofferente dei riti e dei ritmi delle consultazioni internazionali, più incline invece a far valere la propria potenza e supremazia in una rete di rapporti bilaterali fondati su interessi puntuali, da realizzare con ogni strumento, ove necessario anche con la minaccia o l’uso della forza.

Obiettivi e strumenti privilegiati dalla amministrazione Trump chiamano in causa il ruolo in particolare degli alleati europei. Difesa, commercio, tecnologia sono solo i primi settori nei quali gli europei devono valutare (rapidamente) opzioni aggiornate e assumere maggiori responsabilità. Ogni forma di autonomia strategica comporta per l’Europa la necessità di coniugare scelte impegnative con il realismo imposto dal perdurante grado di dipendenza dagli Stati Uniti in più campi. La risposta europea sarà tanto più efficace quanto più l’Europa sarà in grado di procedere coesa e di rappresentare i propri interessi con una voce sola. Occorre essere consapevoli della sfida e di quello che è in gioco.

La stessa esigenza di coesione e di presenza dovrebbe ispirare l’azione europea nei quadranti di maggiore tensione, a cominciare dal Medio Oriente e dall’Africa, o di grande potenzialità, come l’America latina, anche in funzione di una equilibrata diversificazione di mercati di sbocco e di rifornimento.

L’intera materia consente di declinare in forma aggiornata il rapporto tra intelligence e diplomazia, in una sinergia sempre più indispensabile, nella considerazione dei rispettivi ruoli, per offrire ai decisori politici una base di valutazione documentata e solida per le loro determinazioni. Oggi l’agenda internazionale è molto più complessa di un tempo, le variabili sono moltiplicate, l’accelerazione impressa alle decisioni dei responsabili non ha precedenti. In questo contesto deve essere fisiologica e quanto più convinta l’interazione tra i comparti di sicurezza e la sfera della responsabilità politica, in linea con una tendenza da ultimo già significativamente consolidatasi in molti Paesi.

 

 

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