INTELLIGENCE, GIUSEPPE RAO AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA: “FINANZA E IA RIDISEGNANO IL NUOVO ORDINE MONDIALE. LA SFIDA USA – CINA”.

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RENDE (6.3.2026) – “Geotecnologia, connettività, ordine mondiale e intelligence” è il titolo della lezione tenuta da Giuseppe Rao, Consigliere/Dirigente generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e docente presso l’Università di Sassari, nell’ambito del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.
La lezione si è articolata in due parti principali: Riflessioni sulle qualità professionali, metodologiche e umane dell’operatore di intelligence e Uomo – Macchina – Tecnologia – Finanza – geopolitica. Il filo conduttore dell’intervento riguarda il rapporto sempre più stretto tra conoscenza, tecnologia e potere geopolitico.
Rao ha sottolineato innanzitutto come l’elemento fondamentale per un operatore di intelligence sia il metodo. L’intelligence non consiste soltanto nella raccolta di informazioni, ma soprattutto nella capacità di interpretare fenomeni complessi attraverso strumenti analitici adeguati. In questo contesto diventa centrale il superamento della frattura tra le cosiddette “due culture”, quella scientifica e quella umanistica. Già nel 1959 Charles P. Snow denunciava la distanza tra questi due ambiti del sapere, sostenendo la necessità di un dialogo tra scienza e umanesimo. Il filosofo della scienza Ludovico Geymonat vedeva in questa integrazione il risultato più maturo dello sviluppo culturale dell’umanità. Adriano Olivetti lo aveva già compreso a partire dagli anni ’30 quando ha sviluppato ad Ivrea il modello di industria moderna fondato sull’incontro tra tecnologia, cultura e dimensione umanistica. Nella visione olivettiana l’innovazione tecnologica non poteva essere separata dalla riflessione sociale e culturale.
Per Rao l’operatore di intelligence deve sviluppare: capacità di lettura del contesto; attenzione ai dettagli; confronto tra dati e fonti diverse; capacità di sintesi e interpretazione. In un mondo caratterizzato da trasformazioni rapide e profonde è necessario costruire chiavi interpretative, i cosiddetti “passe-partout”, che ci consentano di comprendere fenomeni geopolitici, economici e tecnologici. Usando le parole di Caligiuri: “Non siamo di fronte alla caduta dell’impero romano, ma a un salto di specie, dove il bruco diventa farfalla”. L’analisi deve inoltre tenere conto dei megatrend globali, ovvero quelle grandi forze di cambiamento – tecnologiche, economiche, demografiche e ambientali – che stanno ridefinendo gli equilibri internazionali.
Un altro elemento centrale della riflessione di Rao riguarda lo studio e la formazione permanente che devono accompagnare l’intero percorso professionale. Leggere, viaggiare, osservare e annotare diventano strumenti fondamentali per costruire una conoscenza personale del mondo. In questo senso Rao invita a costruire una sorta di “biblioteca digitale dei saperi”, nella quale raccogliere citazioni, idee e riflessioni. Particolare attenzione viene data al contributo di scrittori, filosofi e poeti nella comprensione della realtà. L’analista di intelligence deve infatti sviluppare una sensibilità culturale ampia. Rao cita ad esempio R. Kapuściński, che descrive il mondo contemporaneo come una realtà in continuo mutamento, nella quale i punti di riferimento tradizionali tendono a dissolversi. Lo scrittore polacco sottolinea anche la necessità di lavorare costantemente su sé stessi, formarsi e cercare di comprendere il mondo attraverso l’esperienza. Altri elementi fondamentali riguardano il rapporto tra geografia e storia. Il primo rappresenta da sempre elemento di analisi dei fenomeni; la seconda, ribadisce Rao, è essenziale per la scoperta delle altre culture e al confronto per l’ampliamento del sapere.
Comprendere il mondo significa quindi adottare una visione sistemica, capace di cogliere le interdipendenze tra fenomeni diversi e di individuare le tendenze di lungo periodo che influenzano gli equilibri globali. L’operatore di intelligence non può in quest’epoca tralasciare i numeri, alla base degli ormai noti Big Data. La loro interpretazione diventa chiave di lettura del mondo, ma bisogna essere consapevoli che essi sono il risultato di algoritmi, i quali per costituzione rappresentano formule, codici privi di astrazione e, in teoria, oggettivi. Eppure nella loro lettura vengono distorti, interpretati secondo i fini desiderati. Occorre invece imparare a leggere i risultati per cogliere la verità che vi è dietro. Rao ha proseguito poi con i principi etici e morali, i quali segnano il confine più netto tra uomo e macchina. Diceva Z. Bauman in “Postmodern Ethics”: “La responsabilità morale non è frutto di una scelta; non è negoziabile né contrattuale, è una condizione inevitabile, inesauribile e ineludibile della convivenza umana.” L’uomo. differentemente dalle macchine, possiede un’anima, un’essenza spirituale e cosciente che genera quell’etica e quella moralità assoluta non replicabile. Non ci si deve dimenticare – citando H. Hesse ne “La Cura” – dell’empatia e della capacità di ridere e di essere ironici. Da queste riflessioni si giunge quindi al pensiero critico che rappresenta “l’arte di analizzare e valutare il pensiero con l’obiettivo di migliorarlo” (R. Paul, L. Elder). Va sviluppato senza giustificazioni, perché il rischio è quello di una monocultura del pensiero, in cui i divergenti o non trovano spazio, oppure ne diventano i leader indiscussi.
Uno dei concetti centrali della lezione è quello di geotecnologia, che può essere definita come l’insieme delle relazioni tra tecnologia, potere geopolitico e controllo delle infrastrutture digitali e industriali strategiche. Nel mondo contemporaneo la tecnologia non è più soltanto uno strumento economico, ma rappresenta uno dei principali fattori di potere internazionale. La leadership nelle tecnologie emergenti le consente il controllo di: infrastrutture digitali; catene di approvvigionamento industriali; sistemi di comunicazione; piattaforme digitali e i dati. La competizione geopolitica si svolge sempre più spesso nel campo della supremazia tecnologica.
Nella seconda parte della lezione Rao ha affrontato il rapporto tra uomo, macchina e tecnologia, il ruolo della finanza e lo scontro USA Cina. Una delle caratteristiche fondamentali della società contemporanea è l’immanenza del digitale, presente in ogni aspetto della vita quotidiana e che orienta il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e accediamo alle informazioni. Ogni interazione digitale produce dati e lascia tracce che possono essere analizzate e utilizzate. La tecnologia non è neutrale. Come ricordano studiosi come P. Lunenfeld, L. Floridi, M. Kranzberg e M. Chiriatti, ogni tecnologia incorpora valori, interessi e scelte culturali. L’intelligenza artificiale rappresenta oggi il principale campo della competizione tecnologica globale. Un ruolo centrale in questo scenario è svolto da aziende come NVIDIA, che producono GPU utilizzate per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. Le principali aziende tecnologiche mondiali – tra cui OpenAI, Palantir, Anthropic, Google, Microsoft, Amazon, Meta – utilizzano le infrastrutture per sviluppare sistemi avanzati di IA. La disponibilità di potenza computazionale è diventata quindi una risorsa strategica. Al tempo stesso vi è una netta frattura fra coloro i quali ritengono che l’IA debba essere regolamentata e chi invoca la completa deregolamentazione.
Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni all’esportazione verso la Cina di chip avanzati e GPU utilizzati per l’intelligenza artificiale. L’obiettivo è rallentare lo sviluppo tecnologico – e quindi geopolitico – cinese in un settore cruciale per la sicurezza nazionale. Queste restrizioni riguardano non solo i chip finiti ma anche le tecnologie necessarie alla loro produzione, come le macchine litografiche avanzate. La Cina ha reagito avviando un vasto programma di autonomia tecnologica, investendo nello sviluppo di semiconduttori nazionali e in nuove architetture di calcolo. Aziende come Huawei e altri attori del settore stanno progettando piattaforme verticali, integrate ed efficienti, capaci di ridurre la dipendenza dalle GPU occidentali. In alcuni casi la strategia consiste nel compensare la minore potenza dei singoli chip con sistemi altamente ottimizzati e infrastrutture distribuite. La competizione tra Stati Uniti e Cina nel campo dell’intelligenza artificiale rappresenta oggi uno dei principali fronti della competizione geotecnologica globale.
Rao ha sottolineato come la finanza globale sia diventata uno dei principali fattori di potere nel sistema internazionale. Nel capitalismo contemporaneo il potere finanziario tende sempre più a operare su scala transnazionale e in molti casi assume un’influenza superiore a quella degli Stati. Un esempio emblematico di questa concentrazione del potere economico è rappresentato dai tre maggiori fondi statunitensi: BlackRock, Vanguard e State Street. Questi tre gruppi gestiscono decine di migliaia di miliardi di dollari di asset finanziari e sono tra i principali azionisti delle più importanti società quotate nelle borse occidentali. Essi risultano presenti nell’azionariato delle principali aziende tecnologiche, delle imprese energetiche, delle industrie farmaceutiche e dei grandi gruppi della difesa, persino delle aziende di rating.
La loro influenza deriva non solo dall’entità del capitale gestito, ma anche dal fatto che i loro fondi indicizzati replicano i principali indici di mercato, come lo S&P 500, rendendoli azionisti rilevanti in una larga percentuale delle grandi imprese globali. Questo fenomeno evidenzia come la finanza globale abbia assunto un ruolo strutturale nella governance economica internazionale, configurandosi come una sorta di potere sovranazionale capace di influenzare strategie industriali, mercati finanziari e dinamiche geopolitiche. Il tema si collega direttamente alla questione della geotecnologia. Le grandi imprese tecnologiche che guidano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, delle infrastrutture digitali e dei semiconduttori sono partecipate dagli stessi grandi fondi finanziari globali. Di conseguenza, potere tecnologico, potere finanziario e potere geopolitico risultano sempre più intrecciati. In questo contesto, la competizione per il controllo delle tecnologie strategiche – come l’intelligenza artificiale, i semiconduttori e le infrastrutture digitali – diventa il fattore che determina l’evoluzione dell’ordine mondiale. La lezione di Giuseppe Rao ha evidenziato a dura competizione fra colossi high tech, tra essi e il potere statale e tra i diversi schieramenti geopolitici. Arriviamo così al caso che vede contrapposti Anthropic e Donald Trump. L’azienda, guidata da Dario Amodei, ha il suo core business in Claude, un’IA dotata di una eccezionale capacità di produzione di linguaggio di programmazione. Una tecnologia che, integrata a Gotham (Palantir), rende possibile l’utilizzo, anche senza controlli umani, dei Lethal Autonomous Weapons (LAWs), assimilabili alle armi di distruzione di massa, ma con maggiore precisione chirurgica ed effetti collaterali. Amodei afferma che questa tecnologia verrà concessa al governo americano solo nel momento in cui si avrà garanzia che vengano rispettati determinati requisiti etici, pena la pericolosità assoluta del sistema. Attendiamo ora gli esiti di questa disputa.
Rao conclude la lezione osservando che il mondo contemporaneo sta attraversando una fase di velocissima trasformazione, caratterizzata da conflitti sia interni alle società sia tra potenze a livello internazionale. L’esito di questi processi rimane ancora aperto e incerto. In questo contesto, segnato dall’intreccio tra tecnologia, finanza e geopolitica, diventa necessario sviluppare una consapevolezza critica e una vigilanza democratica nei confronti dell’uso delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale.

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