Il Club Serra di Reggio Calabria al suo quarto Incontro Formativo ricorda il Cardinale Gennaro Portanova, napoletano. Dopo il saluto della presidente del Serra Club reggino, Anna Nucera, del Rettore del Seminario Arcivescovile Pio XI, don Simone Gatto, del Decano mons. Antonino Denisi, Presidente Onorario della Deputazione di Storia Patria della Calabria, il moderatore Giuseppe Livoti cede la parola al relatore dott. Alfredo Focà, già Ordinario di Storia della Medicina, Università Magna Grecia di Catanzaro per dare al tema: “Il Cardinale Portanova Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria dal 1888 al 1908”. Gennaro Portanova nacque a Napoli 11 ottobre 1845 da Camillo Portanova, medico chirurgo e Mariangela Califano. Studiò presso il collegio napoletano dei Gesuiti. Iniziato gli studi di teologia chiese di essere ascritto al clero di Napoli. Fu Ordinato presbitero dal cardinale Sisto Riario Sforza il 22 maggio 1869, all’età di 23 anni. Autore di eccellenti pubblicazioni filosofiche, nel 1875 entrò a far parte dell’Accademia Napoletana di S. Tommaso d’Aquino e l’anno seguente dell’Accademia Filosofico-Medica di Bologna. Papa Leone XIII il 9 agosto lo nominò vescovo titolare di Rosis di Siria e coadiutore del vescovo di Schia e dopo il violento sisma che interessò l’isola e la morte di mons. Di Nicola, ne divenne titolare. Il 16 marzo 1888 fu nominato arcivescovo di Reggio Calabria e nel giugno del 1899 da Leone XIII fu eletto Cardinale. Con la porpora cardinalizia al Portanova, oltre al riconoscimento dei meriti personali, il Papa ha voluto dare un attestato di predilezione alla Calabria che gli stava tanto a cuore. “I reggini non si rendono conto dell’importanza che ha avuto S, Paolo per Reggio e la Calabria”. Focà durante la sua lunga ed affascinante relazione ha fatto emergere l’amore che il Portanova nutriva verso i presbiteri e i giovani seminaristi insegnando personalmente a loro teologia e filosofia. Sottolinea il “Metodo Portanova”, cioè la capacità di ottenere eccezionali risultati senza mai alzare la voce, con tatto e forte carisma. Grazie alla sua robusta preparazione scientifica, filosofica e teologica si oppone al materialismo darwiniano e racconta i suoi primati ottenuti durante la permanenza alla guida della Diocesi reggina: l’unificazione dei Seminari calabresi per elevare la qualità degli studi in un unico Seminario Regionale da costruire a Villa S. Giovanni in una proprietà donata dalla Marchesa Cassibile Scoppa dando vita all’Accademia Teologia Calabrese; il Primo Congresso Cattolico della Calabria nel 1893 dal quale scaturisce un nuovo impegno dei laici nella Chiesa. Le prime associazioni nazionali laiche dello sport della musica e quant’altro sono nate a Reggio Calabria. Riordinò a sue spese la Biblioteca del Seminario, fondò l’Istituto delle Figlie di Maria Immacolata di suor Brigida Postorino a Catona, fondò il ricovero per anziani. Ordinò a Francesco Jerace il plesso monumentale del Pergamo con scene della predicazione di S. Paolo scolpite in bassorilievo nel marmo che ancora oggi si può ammirare nella Cattedrale di Reggio. Introdusse la devozione della Madonna Buon Consiglio e costruì la Chiesa a Ravagnese. Ancora per il giubileo del 1900 fece erige il monumento di Gesù Redentore a Montalto, opera di Jerace. Forte fu l’impegno del metropolita della Calabria per le popolazioni colpite dal terremoto del 1905 che devastò una vasta area tra Cosenza e Nicotera. Il terremoto ha messo in evidenza una Calabria piena di tesori d’arte risalenti prima dell’anno mille che il Portanova fece catalogare con scrupolosa attenzione. Per questo tragico evento un’orda di giornalisti come lanzichenecchi calati dal Nord Italia vennero non per raccontare i danni e le bellezze naturale di una regione d’Italia poco conosciuta, ma per denigrarla raccontando e mentendo che i calabresi erano un popolo barbaro, incivile, sporco brutto e cattivo e andavano in giro per le strade addirittura nudi. Cose assurde che le foto dell’epoca smentiscono. Da Torino scese la principessa Letizia e da Milano padre Giuseppe Beccaro per raccogliere gli orfani e portarli lontani dalla Calabria. A Milano la Casa dove vennero rinchiusi i nostri piccoli sventurati si chiamava “Orfanatrofio per i Piccoli Derelitti”. Grazie alle proteste di mons. Morabito molti di loro fecero ritorno in Calabria. E grazie all’intervento del Portanova Orfanatrofi vennero costruiti a Borgia, a Vibo, a Polistena e successivamente a Reggio sulla collina degli Angeli dal can. Salvatore De Lorenzo. Il Cardinale Portanova morì all’età di 62 anni il 25 aprile del 1908 alle 6 del mattino mentre si accingeva a celebrare la S. Messa. Alcuni mesi prima della sua morte il cardinale Portanova scrisse una lettera profetica al medico Nicola Gigliotta, un suo amico d’infanzia emigrato in America. “Ormai non ho che pensieri di vita eterna. Sento che a questo mondo non ci vedremo un’altra volta. Ho presentimento della mia fine non lontana, così non mi strazierà la vista delle rovine di questa povera città. Se la rovina viene ed io non sono più in questo mondo recate un poco della vostra energia fra gli sventurati”. La rovina di questa sventurata città venne il 28 dicembre del 1908 alle 5, 28 del Mattino quando un forte terremoto rase al suolo le Città di Reggio e Messina causando migliaia di morti.




