INTELLIGENCE, ALBERTO F. DE TONI AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA “INTELLIGENCE: IL FUTURO NON SI PREVEDE, SI ANTICIPA”

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Rende (25.3.2026) – “Capire la complessità e anticipare il futuro” è il titolo della lezione tenuta da Alberto F. De Toni, Professore emerito di Ingegneria economico-gestionale presso l’Università di Udine e già Rettore dell’Ateneo friulano, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri. Nel corso dell’incontro, De Toni ha proposto una riflessione ampia e interdisciplinare sul rapporto tra complessità, cambiamento e capacità di leggere il domani, mostrando come, nell’attuale contesto storico, il futuro non possa più essere affrontato con gli strumenti lineari della previsione tradizionale, ma richieda un approccio fondato sull’anticipazione, sugli scenari e sulla comprensione sistemica dei fenomeni.
In apertura, il Professore ha descritto il mondo contemporaneo come un caleidoscopio in continuo movimento, nel quale forme, equilibri e configurazioni si trasformano incessantemente. In questa prospettiva, i macro-trend agiscono come forze esogene che non conoscono confini e incidono su ogni aspetto della vita sociale, economica e politica. Il cambiamento, ha osservato, non è più soltanto una caratteristica della modernità, ma la sua stessa condizione permanente: il presente si modifica con velocità crescente, il passato si intreccia con molteplici tradizioni e il futuro tende a manifestarsi in maniera improvvisa, spesso inaspettata.
Particolarmente significativa è stata la riflessione sull’impossibilità della previsione intesa in senso classico. Richiamando anche esperienze maturate nel campo del management, De Toni ha mostrato come i metodi analitici tradizionali risultino spesso insufficienti quando si confrontano con fenomeni realmente complessi. Se un problema complicato può essere scomposto nelle sue parti e successivamente ricomposto, un fenomeno complesso, invece, è caratterizzato da relazioni fitte, dinamiche e non lineari tra le sue componenti. È proprio questa trama di interdipendenze a rendere inadeguata ogni lettura riduzionista della realtà.
Da qui la distinzione centrale tra previsione e anticipazione. Secondo De Toni, non si tratta tanto di pretendere di prevedere il futuro, quanto piuttosto di anticiparne la comprensione attraverso strumenti più duttili. In tale quadro si colloca il foresight, inteso come attività di lettura dei trend e dei mega-trend, di individuazione dei segnali deboli e di costruzione di scenari possibili. Non basta quindi osservare ciò che è già evidente: occorre anche cogliere quegli indizi ancora marginali che, se trascurati, possono tradursi in sorprese strategiche. A ciò si aggiunge la necessità di considerare anche le cosiddette wild card, cioè eventi inattesi ma capaci di modificare radicalmente i contesti decisionali.
La lezione ha insistito anche su una tesi di grande rilievo per gli studi di intelligence: non esiste un solo presente, ma una pluralità di presenti che convivono simultaneamente. Soltanto alcuni di essi si consolideranno nel tempo, mentre altri resteranno potenziali o si estingueranno. In un mondo segnato da interdipendenza crescente, globalizzazione, tensioni identitarie e pluralità di modelli politici, il presente diventa sempre più molteplice, il passato sempre più intrecciato e il futuro sempre più imprevedibile. Per questa ragione, l’intelligence è chiamata non soltanto a raccogliere informazioni, ma a interpretare dinamiche complesse, connessioni profonde e segnali apparentemente minori.
Un ulteriore passaggio rilevante ha riguardato le capacità richieste alle organizzazioni per affrontare contesti instabili. De Toni ha individuato tre prestazioni fondamentali: la tempestività, necessaria quando il cambiamento è accelerato; la flessibilità, indispensabile quando il cambiamento è interconnesso; e la resilienza, decisiva quando il cambiamento si presenta in forma discontinua o traumatica. In altri termini, le organizzazioni efficaci non sono quelle che cercano rigidamente di confermare schemi già noti, ma quelle capaci di reagire in tempo, di riposizionarsi rapidamente e di ritrovare un equilibrio dopo shock improvvisi.
Nella parte finale, il Professore ha ampliato la riflessione ai processi di trasformazione organizzativa, sottolineando che i metodi classici del management restano certamente indispensabili, ma non bastano quando i problemi sono complessi. In questi casi, più che affidarsi esclusivamente a sequenze lineari di analisi, pianificazione, implementazione e controllo, occorre sviluppare la capacità di agire, apprendere e adattarsi. È questa, in fondo, la logica evolutiva che accomuna gli esseri viventi, le istituzioni e le organizzazioni che riescono a sopravvivere e a innovare in ambienti instabili.
De Toni ha infine richiamato il valore dell’immaginario come motore del cambiamento, distinguendo tra sogno per la persona, visione per l’organizzazione e mito per la dimensione collettiva. Le trasformazioni profonde, ha osservato, non nascono soltanto da strumenti tecnici o procedure, ma dalla capacità di mobilitare energie, senso e orientamento condiviso. Ne emerge una concezione dell’intelligence come disciplina chiamata sempre più a confrontarsi con la complessità del reale, nella consapevolezza che il futuro non si conquista pretendendo di determinarlo in anticipo, ma imparando a leggerne i segnali, a interpretarne le possibilità e a costruire risposte adattive all’altezza del cambiamento.

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