Natuzza Evolo è una delle figure spirituali più importanti del Novecento italiano, ha incarnato una forma di religiosità profondamente radicata nella tradizione popolare, capace però di travalicare i confini regionali e di attirare l’attenzione del mondo ecclesiale e scientifico.
Fortunata Evolo, da tutti chiamata “Mamma Natuzza”, nasce a Paravati in provincia di Vibo Valentia il 23 agosto 1924 in una famiglia modesta: il padre partì per l’Argentina poco prima della sua nascita e non fece più ritorno, lasciando la madre a sostenere da sola numerosi figli.
Per le ristrettezze economiche, Natuzza non poté frequentare la scuola e rimase analfabeta per tutta la vita.
Natuzza il giorno della Prima Comunione nella Chiesa Santa Maria degli Angeli di Paravati, si accorge che ha la bocca piena di sangue.
Pensa di aver fatto peccato, e dice al Parroco don Clemente Silipo : “Ho masticato l’Ostia e ho fatto un grande peccato”.
Per aiutare la sua famiglia, Natuzza, accetta l’offerta dell’avvocato Silvio Colloca, che ha bisogno di una collaboratrice domestica per la moglie Alba.
Ed è in questa casa che Natuzza ha le visioni della Madonna e di Gesù; le prime bilocazioni e la prima essudazione ematica; vede i defunti e parla con l’Angelo Custode
Inoltre comunica “messaggi” impossibili per un’analfabeta.
Quando il 29 giugno 1940, riceve la Cresima nella cappella privata del Vescovo di Mileto Mons. Paolo Albera, ha una “eruzione cutanea sanguigna in forma di croce sulle spalle e in forma di cuore sul petto come rilevasi dagli indumenti”.
Successivamente la Madonna dice a Natuzza che il 26 luglio avrà una “morte apparente”.
Natuzza non capisce il significato della parola “apparente” e dice alla signora Alba che andrà da Gesù.
Cade in un lungo sonno della durata di sette ore, attorniata da tanti medici, che sono là ad aspettarne la morte.
Quando si sveglia, Natuzza, racconta di essere stata in Paradiso, al cospetto di Gesù, che le chiede Tre cose: portare a Lui le anime, amare e compatire. amare e soffrire.
Questo per lei è una grande gioia, che segna per sempre la sua vita.
La mancata “profezia” della data della propria morte, discredita Natuzza agli occhi di tanti.
Il Vescovo Albera comunica il tutto a Padre Gemelli che suggerisce di ricoverarla in una casa di cura.
Il Vescovo decide di ricoverare Natuzza all’ospedale psichiatrico di Reggio Calabria, per farla visitare e curare.
Lei , pur essendo certa di essere sana, obbedisce al Vescovo, accettando di farsi ricoverare.
Il direttore dell’ospedale, il dott. Annibale Puca, la trova di notevole interesse scientifico e la trattiene per due mesi, aprile-maggio 1941.
Alla fine, il dottore, afferma che tutte le manifestazioni di Natuzza, comprese quelle emografiche, che anche ai suoi occhi sono eccezionali, vanno ricondotte in un quadro di malattia isterica.
“Vedrai che quando ti sposi, queste cose ti passeranno”, dice alla ragazza il giorno delle dimissioni.
All’uscita dall’ospedale psichiatrico, Natuzza rientra in famiglia e in seguito sposa Pasquale Nicolace, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli di Paravati.
Diventa madre di cinque figli e, diversamente da quanto affermato dal medico, le manifestazioni del sacro continuano a verificarsi.
Infatti a soli tre giorni dal matrimonio, il 17 gennaio 1944, Natuzza racconta di aver avuto una visione della Madonna, di Gesù e di San Giovanni.
La Madonna, si presenta con il titolo “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, e dice a Natuzza che in futuro si realizzerà un’opera dal contenuto spirituale e sociale in Paravati: la Villa della Gioia.
La Villa della Gioia sarà una Cittadella che avrà al suo interno il Centro Recupero della Speranza per la riabilitazione; il Viale della Misericordia e il Centro Ospiti della speranza con annesso Villaggio del Conforto, composto da diciannove “casette” per ammalati nel momento ultimo della loro vita terrena assistiti dai familiari; il Viale della Salvezza che conduce alla “grande e bella chiesa” dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime.
Nel 1986, quarantadue anni dopo la predizione, la Madonna dice a Natuzza che è giunta l’ora di avviare l’Opera da lei voluta e, con l’approvazione del parroco di Paravati, Don Pasquale Barone, e del Vescovo di Mileto, Mons. Domenico Tarcisio Cortese, il 13 maggio del 1987 viene costituita l’Associazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, trasformata il 5 luglio 1998 in Fondazione di natura privata dallo stesso titolo mariano e approvata con decreto del Vescovo Cortese il 22 febbraio 1999, come fondazione privata di religione e di culto.
Il 13 novembre 1993, il Vescovo Domenico Cortese benedice l’Effigie del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, realizzata per volontà e secondo l’indicazione di Natuzza.
Ed è per volontà della Madonna ed in Suo nome; e per l’esempio di fede di Natuzza che nascono e si diffondono ampiamente i Cenacoli di preghiera, riconosciuti e approvati dal Vescovo.
L’ 8 giugno 2002, avviene la posa della prima pietra della “grande e bella chiesa”, alla presenza di Natuzza, dei vescovi Mons. Domenico Tarcisio Cortese e Mons. Andrea Mugione, Arcivescovo di Crotone-Santa Severina, e di quasi ventimila persone.
Quel giorno viene anche letta una preghiera di Natuzza: “Questa pietra, Vergine Santa diventi un santuario perché tutto il mondo ti venga a visitare. Un santuario che possa convertire tutte le anime e in particolare quelle più bisognose”.
Il 30 maggio 2006, Natuzza dà inizio ai lavori della “grande e bella chiesa”, dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, con la prima colata di cemento; sarà dedicata e consacrata il 6 agosto 2022 dal Vescovo di Mileto Mons. Attilio Nostro e dallo stesso elevata a Santuario il 23 agosto 2024.
Il 1° novembre 2009, a ottantacinque anni, nella Casa di riposo “Mons. Pasquale Colloca”, da lei voluta, Natuzza vola in Cielo.
Il 6 aprile 2018 la Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea annuncia l’apertura della causa di beatificazione di Natuzza.
La vita di Natuzza è stata caratterizzata dalla semplicità, dall’umiltà, dalla povertà e soprattutto da una fede straordinaria.
Ciò che colpiva maggiormente chi la incontrava non erano tanto i fenomeni straordinari, quanto il modo in cui Natuzza si rapportava alle persone.
Accoglieva chiunque con ascolto paziente, parole semplici e un atteggiamento di profonda umiltà. Non si è mai proclamata guaritrice né profetessa, attribuendo sempre ogni eventuale grazia alla volontà di Dio e all’intercessione della Madonna.
Il suo linguaggio era diretto, spesso ruvido, ma percepito come autentico, privo di calcolo o interesse personale.
Negli anni, la sua casa divenne meta di un pellegrinaggio incessante.
Uomini e donne, credenti e non, cercavano conforto, una parola di speranza o semplicemente qualcuno che li ascoltasse. In un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali e da una progressiva secolarizzazione, la figura di Natuzza rappresentava per molti un legame con una spiritualità concreta, vissuta nel quotidiano, lontana da ogni forma di esibizionismo religioso.
Oltre al dono della bilocazione e alla visione dell’angelo custode e delle anime dei defunti, vedeva Gesù, la Madonna, San Francesco di Paola, Padre Pio e altri santi.
Nella Settimana Santa Natuzza riviveva sul proprio corpo la Passione del Signore; cadeva in uno stato di estasi e le stimmate si trasformavano a contatto con bende e fazzoletti in testi di preghiere in lingue diverse, ostie ed ostensori, corone di spine e cuori.
Natuzza non era mai andata a scuola, non sapeva né leggere né scrivere; però grazie all’Angelo Custode, che la guidava e la consigliava, rispondeva anche in lingue straniere, e diagnosticava malattie con termini medici appropriati.
Oggi la sua tomba è meta di pellegrini.
Aveva detto: “Quando sarò dall’altra parte farò più rumore”.
Così è stato!
Sulla sua tomba ha voluto fosse inciso questo messaggio: “Non cercate me. Alzate lo sguardo verso Gesù e la Madonna. Io sono con voi e prego”.
Non ho conosciuto personalmente Natuzza, non sono mai riuscita ad incontrarla, ma tutte le volte che mi sono recata, e mi reco ancora, a Paravati provo una grande pace e avverto una presenza dolce , materna e confortante .
Quando vado via, penso a quando potrò ritornare , per pregare e sperare ancora.
Caterina Sorbara

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