Il conflitto in Iran contro il globalismo britannico. Il finto Armageddon in Medio Oriente. Prima parte. Il conflitto in Iran contro il globalismo britannico. Il finto Armageddon in Medio Oriente. Prima parte.

Il conflitto in Iran contro il globalismo britannico. Il finto Armageddon in Medio Oriente. Prima parte.

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Una prima battaglia finanziaria di quest’ultimo periodo, si è conclusa con la rielezione di Trump che ha sancito la sconfitta del globalismo britannico che ha sempre operato come la longa manus di un’eminenza grigia di un imperialismo velleitario della corona inglese che, ultimamente, ha imboccato una via senza uscita che sta portando al disfacimento finanziario la City Londinese, ormai depotenziata bancariamente. Altresì in crisi senza più il predominio dei mari e le conseguenti garanzie dei Lloyd’s che sono state bloccate per le vicende dello stretto di Hormuz. Conseguenze marittime che si riverberano anche in quella parte del Partito Comunista Cinese legato al Deep State globalista, che ne paga le conseguenze sulle forniture petrolifere specie dopo la spettacolare cattura di Maduro in Venezuela e, adesso, con l’attuale conflitto contro l’Iran, due nazioni petrolifere che erano sotto il predominio cinese che rimane adesso senza le due strategiche forniture petrolifere a prezzi di favore rispetto al mercato globale, unitamente alla Russia di Putin nonostante fosse sotto embargo occidentale. Gli Stati Uniti sono indipendenti dalle forniture petrolifere del Golfo Persico, da cui dipende invece il 25% del le forniture per il resto del mondo. L’America First di Trump si porrà, a fine Guerra, quale unico affidabile fornitore di energia per il resto del mondo, controllando le forniture del Venezuela e indirettamente dell’Iran, capitalizzando i capitali necessari per finanziare gli stessi paesi che richiederanno, giocoforza, le forniture energetiche. Lo stretto di Hormuz, non è una sorpresa per gli USA, ma un calcolo ben preciso da scaricare a tempo debito al controllo diretto dei singoli alleati e/o nazioni che, comunque, devono dipendere dal Golfo Persico, obbligandoli ad esporsi subendo i contraccolpi economici e militari, che rifiuteranno accettando, così, che sia l’America a detenere il controllo e l’egemonia energetica da fornire a prezzi comunque vantaggiosi, rispetto al calcolo finale di un rischio costi e benefici.

È una guerra trasversale quella degli USA che mira a colpire chirurgicamente il Deep State, la Cina, la NATO e alcuni alleati inaffidabili, lasciando immune tutto il resto, per quanto possibile. Ma l’obiettivo è riportare l’America la centro mondiale, e lo sta facendo con i dazi, la cattura di Maduro, la caduta dell’Iran degli Ayatollah verso un regime più moderato e in linea con i parametri di civiltà occidentali. Una America energetico-centrica che costringa tutto il mondo a fare riferimento ad essa e non più a regimi dittatoriali che hanno drogato il mercato, favorendo un ordine mondiale incontrollato e in mano alle mafie internazionali, a terroristi e governi corrotti. Il Regno Unito ha sacrificato le proprie infrastrutture energetiche inseguendo la “rivoluzione verde” voluta e rappresentata direttamente da re Calo III sin da quando era un giovane principe. Ora si ritrova dipendente energeticamente, vulnerabile e irrilevante in un conflitto reale, subendo colpi mortali in Iraq alle proprie raffinerie Castrol bombardate a Mosul dagli Ayatollah che si vedono traditi e abbandonati nell’incestuoso rapporto con l’ex alleato occulto.

Il Deep State, per semplificare e rendere quantomeno comprensibile la struttura, è un Governo ombra dove si annida la piovra dei ricatti di una banda di funzionari apicali di vari stati corrotti e compromessi ai più alti livelli di potere che operano globalmente come gangster, usando l’illegalità di bande mafiose e sette esoteriche, tramite agenti e funzionari dell’intelligence FBI e CIA deviate, con addetti ai lavori della politica e affari divulgando informazioni riservate, mentendo sotto giuramento, approfittando dell’immunità per fabbricare scandali, insabbiare tutto, favorire le frodi elettorali, favorire le guerre e il traffico di armi, di droghe, di esseri umani, la prostituzione e la pedofilia, le fake news costruite a supporto per finanziare l’intero apparato illegale del Deep State. “”Drenare la palude” è la frase MAGA contro il Deep State.

Tra le superpotenze, quella più corrotta e infestata dal Depp State, vi sono gli USA, dove negli ultimi 30 anni, dall’interno, si è tentato di svuotare ogni potere a vantaggio di una delocalizzazione verso la Cupola Mafiosa di un progetto di Governo Unico Mondiale. La Cina è corrotta all’interno del PCC-Partico Comunista Cinese con le recenti epurazioni operate da Xi Jinping tramite il parlamento che ha rimosso oltre 60 alti ufficiali militari con l’accusa di corruzione e alto tradimento. Eclatante e plateale, con le analoghe accuse, l’arresto dell’ex presidente cinese Hu Jintao durante la cerimonia di chiusura del XX Congresso nazionale del PCC, avvenuto il 22 ottobre 2022.

La Russia non è immune dal Deep State, seppur è meno influente e pervasivo tra gli oligarchi per le purghe preventive e selettive di Putin. La recente azione sulla corruzione al Ministero della Difesa del 2024 è un segno tangibile. Sono allora finiti in galera per corruzione due viceministri, il capo del personale il capo della Direzione delle comunicazioni delle forze armate, il capo dell’Ufficio acquisti delle forze armate, il direttore generale del Dipartimento per l’edilizia militare e un certo numero di altri ufficiali. Provenienti dalla scuola del  vecchio KGB vi sono ancora nostalgici infiltrati che tifano per le politiche di Soros, dell’Iran e del Deep State in generale.

L’Ucraina di Zelensky era ed è ancora l’hub europeo della corruzione, mentre prima era la terra di tutte le élite mondiali ed europee che l’avevano depredata dopo la caduta del muro di Berlino, adesso con la guerra che infuria da 4 anni, fiumi di miliardi di dollari e di euro hanno preso le vie dei traffici illeciti, foraggiando ogni livello della multinazionale del male, con armi finite anche nelle scorte dei gruppi terroristi iraniani.

Trump rompe volutamente il protocollo lasciando re Carlo dietro

Maestri della corruzione sono i vertici dell’impero inglese, con l’Iran che è stato un hub per gli intrighi internazionali, una sorta di caso “Epstein persiano”, insinuato nel cuore del Medio Oriente, crocevia di traffici illeciti di altissimo livello. Tra le attività corruttive in Iran rientra il progetto dell’amministrazione Obama che, durante i due mandati presidenziali, ha finanziato con miliardi di dollari a nero, secondo la recente dichiarazione del principe saudita, con interessi convergenti con gli stessi inglesi nella volontà comune di destabilizzare l’area, finanziando l’Iran nell’armamento segreto a sostegno dei suoi gruppi terroristici, nonostante fosse sotto embargo, con l’obiettivo di renderla una vera minaccia militare contro Israele e gli stessi USA.

Per Obama questa strategia era un modo contorto per garantirsi di influenzare dall’esterno la politica USA, anche dopo la fine del suo doppio mandato, in modo tale da poter continuare a condizionare le scelte a favore di una politica che generasse guerre infinite con l’intento di permettere, nel caos pilotato, di spostare capitali enormi per finanziare e dirottare i fondi neri a sua volta recuperati dal riciclaggio anche tramite le strutture iraniane. Un giro finalizzato al progetto economicamente insostenibile del globalismo, il cui fine ultimo era la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale dittatoriale, a guida del Deep State deviato, contro i popoli e le nazioni libere. In questi giorni Trump ha dichiarato “Sto correggendo gli errori commessi dai presidenti precedenti riguardo all’Iran, emblematico di una mentalità globalista fallimentare “. Il riferimento ad Obama è evidente rimproverando di aver anche operato, nel 2015 a fine mandato, un ulteriore finanziamento segreto all’Iran di 400 milioni di dollari in contanti, camuffati come azione diplomatica per incentivare gli Ayatollah nell’accordo sul nucleare.

Una seconda battaglia geopolitica, sempre in quest’ultimo periodo, si è già conclusa con la sconfitta del fallito mercato delocalizzato funzionale ad  un globalismo strumentale e demagogico che mirava alla logica di un illusorio “villaggio globale” e di una sorosiana visione di un mondo senza confini, da “Open Society”, finalizzata a spalleggiare la nascita del Nuovo Ordine Mondiale, affiancato da una green economy insostenibile, utile a smantellare l’apparato energetico e industriale in USA ed Europa. Un progetto globalista privo dei fondamentali economici e di sostenibilità reale, svanito e crollato miseramente a vantaggio del ritorno ad un sovranismo nazionalista con la reindustrializzazione nei mercati interni nazionali, con gli USA di Trump che stanno guidano per primi questa politica di inversione, facendo scacco matto ai lenti e burocratici apparati europei che subiscono, tramite gli strategici dazi americani, una nuova forte dollarizzazione nelle transazioni commerciali a scapito dell’euro debole.

Una terza battaglia militare attualmente in atto, riguarda la fine della NATO globalista, quella che ha servito da utile idiota agli interessi di uno Stato Profondo corrotto e consunto, una macchina mangia soldi senza un ritorno di difesa strategica. Una NATO giunta alla canna del gas per volontà dagli ultimi governi imperialisti inglesi, specie dopo la scelta calcolata della Brexit, spingendo senza riuscirci ad un coinvolgimento diretto della NATO nel conflitto ucraino contro lo storico nemico russo. Un conflitto in atto che non è andato a buon fine per l’intervento di Trump che ha spinto per la tregua e la pace. Gli Inglesi, se non controllano la NATO, per il loro culturale dominio imperialista, preferiscono esporla e distruggerla lentamente, anziché favorire che il comando sia ancora sotto il controllo USA. Il rifiuto ad intervenire in difesa dello stretto di Hormuz, è stata la trappola tesa da Trump per avvalorare politicamente la distanza dalla NATO, ipotizzando una uscita strategica, svuotando di fatto la stessa di significato ed efficacia.

La guerra in atto in Iran non è la terza guerra mondiale come vorrebbe far credere la stampa mainstream legata a quel Deep State, composto anche dai grandi editori, ma è invece un depotenziato conflitto regionale che si manifesta al suo apice dopo 40 anni di tentativi del Deep State deviato e globalista, di destabilizzare l’area mediorientale il cui progetto, per fortuna, non è andato a buon fine. L’intento malevolo dello Stato Profondo sull’area Medio-orientale era quello di innescare un vero conflitto regionale a tempo debito, cioè questo, orchestrato da menti escatologiche malate e perverse che vivono fuori e dentro l’Iran, per fortuna non dotate di lucide capacità, ma solo operativi ai bassi livelli demenziali, anticipati e bloccati per tempo dagli USA.

Difatti, con la loro longa manus, hanno alimentato e pagato il facile arruolamento di frange terroristiche: Hamas, Houthi, Hezbollah, Pasdaran, ISIS, Al Qaida, reti di cellule islamiche in Europa e USA, cellule estremiste anarchiche, ONG deviate create e finanziate per essere funzionali alla destabilizzazione con finanziamenti immensi tramite lobbisti, per corrompere vari gruppi influenti in Europa, tramite politici, segreti industriali, banchieri, mafie, traffico di droghe, commercio d’armi, riciclaggio di denaro sporco, tratta di esseri umani, migrazioni finalizzate alla conquista e destabilizzazione dell’occidente cristiano. In tutto questo si era inserito il Mossad israeliano che con azioni di infiltrati ha operato un contro spionaggio efficace a tal punto di captare le fonti dirette in ogni mossa, anticipando i tempi, oppure usando le loro azioni per reagire come il 7 ottobre 2023, per portare avanti la propria agenda di dominio e controllo dell’area medio orientale, spazzando via quantomeno i terroristi di Hamas e di Hezbollah.

Trump sta facendo la guerra verso i vertici iraniani legati a doppio filo al Deep State globalizzato, in gran parte decapitati con gli attacchi mirati. Già prima del conflitto si sono avuti contatti con le frange della resistenza iraniana ostili agli Ayatollah, concordando preventivamente l’ipotesi di un cambio di regime. Sono le stesse frange iraniane con le quali Trump sta attualmente trattando, ecco spiegato il motivo sul perché dall’Iran smentiscono, seppur in linea con la propaganda interna che spinge sempre a mentire al proprio popolo. Il popolo iraniano chiede di essere liberato e lo pretende in primis dall’Europa per essere stata a sua volta liberata dal nazismo e dal fascismo, dittature altrettanto feroci come quella dei Pasdaran e degli Ayatollah. In tutto il mondo gli esuli iraniani stanno manifestando a favore della guerra di liberazione.

Per la nascita di Israele nel 1948 vi fu l’appoggio forte della Gran Bretagna che ricevette dapprima il mandato sulla Palestina e, con la Dichiarazione Balfour, espresse favore per la creazione di un “focolare nazionale per il popolo ebraico” realizzandolo nel 1948. Re Edward VIII, duca di Windsor e fratello di Re Giorgio VI, è ampiamente considerato dagli storici un simpatizzante nazista che collaborò con la Germania durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli inglesi erano convinti di controllare il nascente Stato ebraico, ma fecero i conti sbagliati, divenendo presto Israele una potenza autonoma e determinante, capace di condizionare l’area medio orientale.

Gli Inglesi per dominare quell’area con l’appoggio dei francesi organizzarono la caduta del regno dell’Iran dello Scià di Persia, per instaurare nel 1979 l’attuale Repubblica Islamica degli Ayatollah al fine di contrastare Israele, fino alla minaccia continua di distruzione tramite il programma missilistico nucleare. Adesso l’Iran è giunto al capo linea a seguito del risoluto intervento militare congiunto tra Israele e USA. Quando le menti rimangono lucide, i popoli, la politica, i governi, le diplomazie, i comandi generali militari, spingono ragionevolmente ad evitare un conflitto armato verso una potenza nucleare, favorendo la diplomazia e ogni altra azione valida a mantenere la pace, evitando qualsiasi provocazione, ma sconsideratamente e volutamente questo non è avvenuto per Israele che possiede l’arma nucleare. L’ONU come al solito risulta non pervenuta e, nell’ultimo decennio, è sempre più marginale.

La ragionevolezza di non attaccare Israele, unica nazione nella regione ad essere in possesso dell’arma nucleare, non è stata applicata per i limiti di odio ideologico e per l’incultura verso il rispetto dell’antisemitismo, cosa ben diversa dall’antisionismo. Israele sin dalla sua nascita, come Stato, ha subito sempre attacchi dalle nazioni arabe vicine, spuntando vittorie e nuove conquiste di territori. In questo conflitto contro l’Iran, dal 7 ottobre 2023, Israele ha deciso di affrontare definitivamente il nemico e sradicare per primi i terroristi di Hamas, Hezbollah e Houthi per poi colpire il regime dell’Iran degli Ayatollah colpevole di armare questi terroristi, mentre gli USA di Trump, stanno giocando una partita diversa e più ampia per colpire a morte, tramite l’Iran, la testa del serpente che sta nel Deep State globalista guidato e finanziato dell’imperialismo britannico.

Un progetto inglese connaturato all’impostazione culturale, socioeconomica, ideologica e religiosa della civiltà anglosassone, frammista a rigurgiti di natura iniziatica ed esoterica e a velleità politiche sotto l’influenza della Fabian Society di Londra e il Gruppo Maltusiano di Washington,  il tutto coordinato con gli apparati di intelligence MI6 e agenti apicali deviati della CIA, fornendo la forza economica e finanziaria per un dominio dei mari per il controllo imperiale, con una leadership politica molto influente nel trentennio scorso, venendo scemando pian piano dopo la morte della principessa Diana, il cui fantasma aleggia ancora tra i palazzi del Regno Unito, unitamente al macabro fantasma del corruttore pedofilo Epstein che incombe sul principe Andrea e l’intero casato. Un progetto che ha retto l’ingannevole trama fino alla morte della Regina Elisabetta II, ultima lucida regnate, caduto poi in frantumi con l’avvento dei due figli: l’attuale regnante e suo fratello Andrea.

Trump, si è inserito in questo contesto di decadenza del regno inglese in maniera dirompente, come è suo carattere, mettendosi volutamente in mostra durante le visite ufficiali nel Regno Unito, procedendo mediaticamente per far vedere che infrangeva il protocollo regale, precedendo sulla regina lasciata volutamente alcuni passi indietro. Poi lo stesso copione con il successore, lanciando un chiaro messaggio, a fronte dello scandalo Epstein che ha poi coinvolto scandalosamente il principe Andrea, il cui caso sta facendo da sponda a scapito di tutto il casato imperiale ormai in disfacimento.

I tentativi di pace per la guerra in Ucraina sono stati sabotati dagli ultimi due governi inglesi, per evitare di darla vinta ai nemici di sempre: la Russia e gli USA dei repubblicani. Ne pagano le conseguenze oltre al popolo ucraino, l’Europa e la NATO, rimaste tutte con il cerino in mano dopo il ritiro di Trump al sostegno della NATO, chiedendo il 5% del pil ad ogni Nazione per finanziare le spese militari. Adesso Trump, con modo rozzamente garbato, sta dicendo addio ad una alleanza militare fasulla e inutile, la stessa che ha bombardato illegalmente i Balcani nel 1995 e contribuito a destabilizzare il Nord Africa dopo l’uccisone di Gheddafi, in violazione di ogni principio nazionale e internazionale.

Prima parte

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https://mediterraneinews.it/2026/04/03/il-finto-armageddon-in-medio-oriente-il-conflitto-in-iran-contro-il-globalismo-britannico-seconda-parte/

Antonio Leonardo Montuoro. Analista di Teo Intelligence

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