Settembre si presenta come un custode di ricordi e un mare di nostalgia. Questo mese, da sempre, rappresenta per me un punto di svolta: un passaggio dalla magia dell’estate, con i suoi libri e l’inchiostro che danza, all’arrivo dell’autunno, che porta con sé la malinconica danza delle foglie.
È come un Capodanno, dove il 31 agosto diventa la vigilia di San Silvestro, ma con un sapore diverso, intriso di nostalgia piuttosto che di speranza. Settembre: le ombre si allungano sulla spiaggia deserta, mentre un gabbiano pensoso saltella, inchinandosi alla magia del tramonto sullo Stromboli. Le voci gioiose dei bambini, l’allegria, la spensieratezza e le canzoni ora si sono spese, lasciando spazio a un silenzio che pesa.
Le giornate si accorciano, accogliendo le prime ombre della sera che riportano al cuore ricordi lontani, echi di un tempo che non tornerà più. Settembre, più di ogni altro mese, è sinonimo di saudade. Mi rivedo ragazza nel mio borgo natio, immersa nei colori magici dell’autunno, mentre il cuore si riempie di profumi, speranze e sogni perduti sul lago del tempo.
In questi giorni di infinita nostalgia, un regalo inaspettato da YouTube: “Vivere Vivere” di Amedeo Minghi, un brano intenso e nostalgico che esplora il fluire del tempo, la memoria e la giovinezza, perfetto per il colore di questi giorni. Ricordo lo ascoltavo al borgo natio, dove era anche la sigla finale di una rubrica su Rai 1 che non perdevo mai.
Questa canzone evoca un profondo senso di nostalgia, riportando alla mente un passato pieno di gioia, ma anche intriso di malinconia. Le immagini di “alti papaveri” e di una “piccola tu” mi conducono a momenti di spensieratezza, quando tutto sembrava possibile e l’amore era semplice e puro.
Mi evocano i meravigliosi papaveri tra i verdi prati del borgo.
La menzione della casetta e del “pinco pallino”, simbolo di fragilità, mi ricorda come le esperienze più belle possano svanire in un attimo. C’è una forte sensazione di perdita, con il protagonista che si sente “già lontano”, consapevole del dolore che qualcun altro vive per lui.
Le “belle macchine e brutte vie” rappresentano il contrasto tra sogno e realtà, un tema ricorrente nella vita di molti e non solo nella mia.
La Luna, che “parlò di Te”, diventa simbolo di speranza e connessione, anche quando tutto sembra lontano e irraggiungibile. Il verso “e come bruciava quella meglio gioventù” mi ricorda che la giovinezza, pur essendo un periodo di intensi sentimenti e passioni, è anche segnata da fragilità e debolezza. I “giganti, poveri Cristi” e gli “scheriffi” sotto il sole di mezzogiorno evocano una lotta contro le avversità della vita, mentre i ricordi di “biglietti e fogli volanti” parlano di un amore genuino e autentico, che segna profondamente.
In definitiva, questa canzone è un viaggio attraverso il tempo, un richiamo a momenti intensi e relazioni che, sebbene sfuggenti, rimangono scolpite nel cuore. La bellezza e la dolcezza di quegli attimi passati mi e ci accompagnano, facendoci riflettere su quanto sia preziosa la vita e l’amore, anche quando si mescolano a ricordi amari.
Ricordo ancora le visite di zia Angela, una zia di mio padre che viveva da sola.
Io e le mie sorelle preparavamo il caffè, e lei si illuminava alla nostra compagnia. Mentre sorseggiavamo insieme, sognavo… un bouquet di zagara e rose, e un velo di pizzo francese. Portavo zia Angela nei miei sogni, ma questo lei non lo ha mai saputo. Non ha mai saputo che nei miei sogni c’era anche lei.
Non ha mai saputo del dolore immenso che ha squarciato per sempre il mio cuore.
La canzone di Amedeo Minghi era la colonna sonora perfetta di quel sogno, di quei giorni intessuti di speranza e futuro, di magia e profumo. Sogni ormai persi sul lago del tempo. Ascolto “Vivere Vivere” e ritorno a sognare come allora, a sperare che in qualche parte del mondo o dell’universo mi aspetta ancora la perduta felicità.
… E biglietti e fogli volanti, era Amore, mica uno scherzo. Che ti squadra, dopo t’incarta e ti porta via. Vivere vivere la vita mia, piccole camere ed amarsi così. Certi d’essere al mondo, contenti di amarsi così.
Caterina Sorbara

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