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Caso Ferro: a rischio il seggio di Mangialavori. L’ira di Forza Italia.

La telenovela della legge elettorale approvata in tutta fretta sul finire della scorsa legislatura regionale targata Scopelliti si arricchisce di un nuovo interessante capitolo dopo quello scritto con la sentenza del 22 Novembre scorso quando la Corte costituzionale decise che a Wanda Ferro, candidato presidente sconfitto alle regionali vinte da Mario Oliverio, dovesse essere attribuito un seggio. La prossima puntata sarà scritta a quanto pare il prossimo 25 gennaio quando il massimo organo della giustizia amministrativa regionale – il TAR della Calabria – dovrà decidere quale consigliere dovrà lasciare il posto alla stessa Ferro.

Ora sul fatto che fosse assurdo non attribuire un seggio al candidato presidente sconfitto non ci piove. E’ una cosa logica e politicamente sensata. Il problema è che a rimetterci potrebbe essere la deputazione vibonese al consiglio regionale in quanto tra i consiglieri che potrebbero essere costretti a lasciare gli scranni del massimo organo legislativo regionale vi è anche Giuseppe Mangialavori di Forza Italia. E in corsa c’è anche un altro vibonese, il serrese Nazzareno Salerno. Gli altri due sono Ennio Morrone e Giuseppe Graziano.

Certamente non una buona notizia per il vibonese ma anche per la buona politica visto che Mangialvori si è segnalato all’interno dell’opposizione come un consigliere sempre presente, uno che “pungola” ma sempre all’insegna del “politicamente corretto”. Ne sono prova i vari attestati di stima che il suo stesso partito a Vibo si è affrettao a dargli in queste ore, dove la polemica è montata sull’atteggiamento, tenuto sulla vicenda della sua possibile esclusione, dalla Giunta regionale.

Molti amici e sostenitori del giovane consigliere regionale vibonese infatti, lamentano il fatto che l’avvocatura regionale, abbia inviato una nota difensiva al Tribunale amministrativo, nella quale i legali spiegano come sarebbe proprio quello di Mangialavori il seggio da assegnare a Wanda Ferro, perché il suo è l’ultimo posto attribuito con l’aliquota maggioritaria del sistema elettorale. Tra questi, il coordinatore cittadino Giulio Capria secondo cui “la costituzione della Regione Calabria e la determinazione con cui l’avvocatura ha voluto sottolineare la convinzione che ad uscire dal Consiglio regionale debba essere Mangialavori è assolutamente incomprensibile. Ed infatti l’Ente non dovrebbe avere alcun interesse ad entrare nel merito della vicenda non ricevendo, almeno in teoria, alcun vantaggio o nocumento dall’uscita dell’uno o dell’altro consigliere. È evidente, quindi, che l’avvocatura nel costituirsi abbia seguito un ragionamento politico più che giuridico, sostenendo l’uscita dal Consiglio del personaggio più scomodo per questo esecutivo”.

Il Corriere della Calabria addirittura – in un articolo pubblicato il 16 gennaio, si spinge a ipotizzare che la scelta della regione sia dettata dal fatto di non perdere un consigliere regionale – cioè Morrone – che nelle scorse elezioni amministrative, a Cosenza, dopo essere transitato politicamente sotto le insegne di Denis Verdini, si è collocato nella stessa coalizione del Partito democratico. Malignità dei media o acume giornalistico?

Certo non è possibile dirlo con certezza. E c’è da dire che il centro destra potrebbe incolpare la sua stesa maggioranza politica che quella legge emanò – non senza polemiche – dopo le dimissioni di Scopelliti il 29 aprile 2014 e dopo il passaggio in sede di consiglio regionale l’11 settembre 2014, a seguito di alcuni rilievi di costituzionalità mossi dal Governo Renzi. Tra i quattro consiglieri in bilico Mangialavori è poi quello che preso meno voti: 7199, contro i 7288 di Morrone, gli 8991 di Salerno e i 9041 di Graziano. Ma anche qui si potrebbe obiettare – sul piano puramente politico non giuridico certo – che il vibonese ha almeno preso più voti di Alesandro Nicolò eletto nella circoscrizione di Reggio Calabria con 7046 voti, ultimo tra gli eletti dello schieramento che ha sostenuto Wanda Ferro.

Insomma un bel guazzabuglio normativo in perfetto stile calabrese. Solo che ad avere più chanche di rimetterci le penne – visto che due consiglieri a rischio su quattro sono vibonesi – è come sempre la provincia più piccina e più disastrata.

 

 

 

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