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Elezioni. In cerca di una maggioranza sempre più complicata. Ripescati al plurinominale Minniti, Boldrini, Bersani ed altri.

M5S: Luigi Di Maio si è presentato verso le 13 per commentare lo sfondamento del 32% da parte del M5S, capace di “triplicare i parlamentari” e vero “vincitore assoluto” delle elezioni. A partire da questa constatazione, è necessario che il M5S si prenda la “responsabilità” di formare un governo, con il beneplacito di Sergio Mattarella, e accompagni la nascita di quella che Di Maio ha chiamato “terza Repubblica, la Repubblica dei cittadini”. Il giovane pentastellato ha quindi aperto le trattative nel nuovo Parlamento: “Siamo aperti al confronto con tutte le forze politiche a partire dalle figure di garanzia che vorremo individuare per le presidenze delle due camere”. Dietro le sue parole potrebbe esserci un’offerta al Pd per un posto alla guida di Montecitorio o Palazzo Madama, così da ottenere dai dem il sostegno al governo.

Pd: Matteo Renzi ha annunciato le dimissione da segretario del Pd, un passo indietro che si concretizzerà però solo dopo la formazione di un governo. Dopo l’ammissione della “sconfitta netta” del Pd, causata a suo avviso da una campagna elettorale “troppo tecnica” e dal non aver votato nel 2017, Renzi ha così chiarito che la fase congressuale per scegliere il nuovo segretario partirà solo “al termine della fase di insediamento del nuovo Parlamento e della formazione del governo”. Sarà quindi lui a traghettare il Pd, una scelta presa probabilmente per difendere l’orientamento dettato in campagna elettorale di non allearsi con gli estremisti e per non diventare “la stampella di forze antisistema”. La decisione ha provocato la rivolta di molti dem, infastiditi dalle dimissioni “a effetto posticipato” di Renzi. In particolare quella Paolo Gentiloni, che avrebbe sentito telefonicamente Renzi e si sarebbe detto “sorpreso” e “arrabbiato” per le accuse ricevute dal politico toscano: “Mi ha dato dell’inciucista, lui a me!” riporta La Repubblica.

Lega: Niente accordi con i pentastellati e “orgoglio populista”. Matteo Salvini si presenta così alla conferenza stampa del giorno dopo le elezioni, forte dello storico risultato centrato dalla sua Lega, il 17,4%. Salvini ha innanzitutto ribadito che “la Lega rimarrà la guida del centrodestra” e che con gli alleati proverà a formare un governo, perché “è la squadra cui mancano meno numeri per arrivare alla maggioranza”. L’eventuale governo avrà lui come guida, perché “gli accordi sono chiari”, ma dovrà comunque passare per il presidente Mattarella. Salvini si è poi espresso sull’euro, giudicata una “moneta sbagliata” ma da cui non ha senso uscire perché già “destinata a fallire”. Il governo a guida Salvini dovrà però cercare almeno una quarantina di deputati e una ventina di senatori, che potrebbero essere pescati dai “responsabili” citati in precedenza da Renato Brunetta. Si pensa a un mix di deputati e senatori esteri, grillini espulsi e esponenti delle formazioni centriste. Il leader leghista ha deciso infine di visitare Silvio Berlusconi, che si dice sia rimasto molto deluso per la sconfitta.

Ripescati: Con la quota proporzionale vengono ripescati Marco Minniti, Laura Boldrini e Pierluigi Bersani.  Dovrebbero entrare anche Fedeli e Pinotti, ma anche il presidente del Senato Pietro Grasso, Umberto Bossi, Renato Schifani e Vasco Errani.   Entrano col metodo proporzionale dopo gli scrutini e i calcoli delle elezioni politiche del 4 marzo anche Giulia Bongiorno, Vito Crimi, Adriano Galliani, Gianluigi Paragone, Niccolò Ghedini, Nicola Morra, Davide Faraone, Gianni Pittella, Anna Maria Bernini, Teresa Bellanova, Armando Siri, Matteo Richetti.

Lazio: Nicola Zingaretti è riuscito a confermare il proprio ruolo di presidente della Regione Lazio, vincendo con il 34% la sfida contro il candidato del centrodestra Stefano Parisi (30,3%) e del M5S Roberta Lombardi (26,9%). Sergio Pirozzi, accusato dal centrodestra di aver rubato dei voti, ha raccolto oltre il 4%. Zingaretti dovrà attendere l’assegnazione dei seggi per capire se la sua maggioranza sarà autonoma o se necessiterà di alleati.

Lombardia: La sfida del Pirellone si è conclusa con un risultato netto: Attilio Fontana, esponente del centrodestra, è il nuovo governatore della Lombardia grazie al vantaggio di oltre 20 punti rispetto a Giorgio Gori (53,4% contro 26,4%). Più indietro il pentastellato Dario Violi, con il 16,7% e Onorio Rosati (LeU) con l’1,8%.

fonte: in parte cdo

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