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Governo: decreto dignità e vitalizi. Il CSM con la nomina di Davigo e Miccichè, rispecchia l’andamento delle ultime elezioni politiche.

Decreto dignità: Sembra essere giunto alla bozza definitiva il decreto dignità, fermo dal 2 luglio scorso dalla Ragioneria generale dello Stato per la mancanza di coperture, in particolare relative all’abolizione dello split payment e lo stop alla pubblicità sui giochi. I 174 milioni che costerà da qui al 2021 e l’addio allo split payment saranno coperti da Fondi fino a oggi destinati ad altro da alcuni ministeri, mentre lo stop alla pubblicità sui giochi da un aumento del prelievo erariale che pesa sui possessori di slot collegate in rete. “Tra oggi e domani ci sarà il testo definitivo” ha affermato ieri il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, il quale ha anche annunciato la reintroduzione dei voucher, ma solo per agricoltura e turismo. La votazione alla Camera è attesa per il 24 luglio e qui la maggioranza Lega-M5S non dovrebbe aver problemi. Più delicata per il passaggio del decreto sarà invece la successiva votazione al Senato.

Taglio vitalizi: Lega e M5S avrebbero trovato l’accordo su due punti della complicata agenda politica, i vitalizi e voucher: Matteo Salvini ottiene dai Cinque Stelle l’ok per la reintroduzione dei voucher in agricoltura e – forse – turismo. In cambio, spiana la strada al ricalcolo dei vitalizi per i deputati che oggi potrà essere varato dall’Ufficio di Presidenza della Camera. Una delibera molto severa che partirà senza l’assenso del Senato. Senza dubbio un’anomalia, ma Marzio Liuni, deputato leghista che ha seguito il dossier vitalizi, assicura di aver “avuto rassicurazioni sulla legittimità della delibera sia dall’Avvocatura dello Stato che da quella della Camera”.

Csm: L’elezione al Csm dei due giudici di Cassazione rispecchia l’andamento delle ultime elezioni politiche in Italia: vincono M5S e destra a discapito della sinistra. I due giudici eletti dai colleghi sono infatti Piercamillo Davigo, ex pm di Mani Pulite, leader del gruppo di Autonomia e Indipendenza e magistrato molto amato dai grillini, e Loredana Micciché, della corrente di Magistratura indipendente, la più conservatrice del sindacato delle toghe. Restano a bocca asciutta Unicost e Area che detenevano i due posti in questione nel Csm uscente: ora la sinistra delle toghe rischia di scendere da sette a quattro rappresentanti nell’organo di autogoverno dei giudici, mentre Magistratura indipendente potrebbe salire da tre a cinque. A disegnare il nuovo Csm arriveranno anche gli otto componenti “laici” che il Parlamento dovrebbe eleggere la prossima settimana: tre indicati dai Cinque Stelle, due dalla Lega e uno ciascuno da Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

fonte cdo

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