Coronavirus. Notizie dirette dal nostro contatto in Cina, Francesco Onofrio: Situazione sotto controllo.
Coronavirus. Notizie dirette dal nostro contatto in Cina, Francesco Onofrio: Situazione sotto controllo.

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Coronavirus. Notizie dirette dal nostro contatto in Cina, Francesco Onofrio: Situazione sotto controllo.

Francesco Onofrio è nato a Nicotera in Calabria, trasferendosi poi a Bologna e da oltre 20 anni vive e lavora in Cina a Shanghai. Lo abbiamo contattato per aggiornarci in merito al Coronavirus che sta interessando la Cina ed il mondo intero. “In questi anni – afferma Francesco – ho visto la straordinaria capacità di crescita e di adattamento di questo popolo, la straordinaria capacità organizzativa e di gestione del proprio governo, ed ho anche vissuto due emergenze sanitaria come la Sars e l’attuale cosiddetto “ Coronavirus”. Devo dire che all’inizio anch’io avevo un po’ sottovalutato la portata dell’epidemia, scherzando un po’ con i miei amici più ansiosi. Però si è rivelata aggressiva e più veloce della Sars nel diffondersi. Io vivo a Shanghai dove i casi sono 254 (25 ormai guariti). Se li paragoniamo agli oltre 30 milioni di abitanti vediamo subito che la percentuale è irrisoria.

Franco Onofrio

Quando leggete i numeri che arrivano dalla Cina – prosegue Onofrio – fate sempre conto che i due terzi si riferiscono alla provincia dello Hubei, dove si trova Wuhan. Provincia che conta 56 milioni di abitanti. Un terzo si riferisce al resto della Cina, e cioè il restante miliardo e trecento milioni di abitanti. So che ci sono dispute sui numeri, in occidente girano numeri fantasiosi ma vi dico subito che i numeri sono reali per quanto riguarda il resto della Cina. Per quanto riguarda Wuhan, il problema non è che il governo voglia nascondere i numeri (allo stato attuale non avrebbe nessun interesse ed avrebbe grosse conseguenze di credibilità interna quando in futuro venissero fuori i numeri reali), ma il problema è che a Wuhan molte persone non avevano trovato posto negli ospedali e quindi erano tornate a casa, in qualche caso a morire. Questi numeri sono probabilmente fuori dai numeri ufficiali. Oggi è scattato il divieto di cure domiciliari.

Chiediamo a Francesco Onofrio quali sono le misure attualmente adottate in Cina per evitare il contagio del virus? <Le possibilità di contrarre il virus sono e le autorità stanno adottando misure rigide e severe per evitare o contenere il più possibile i contagi. Sono previste pene severissime per chi adotta comportamenti che possano mettere a rischio la salute collettiva. Esempio se uno è stato nello Hubei e non lo dichiara e in più magari organizza una cena con amici, va in carcere e rischia di rimanerci a lungo. Interrogativo per gli occidentali: conta più la libertà individuale o l’interesse collettivo? Questa epidemia sembra scoppiata molto tempo fa mentre in realtà le misure drastiche, e quindi il riconoscimento della pericolosità dell’epidemia, sono iniziate il 23 gennaio, neanche due settimane fa. La vita quotidiana – prosegue Francesco – in questi giorni a Shanghai è scandita da una calma assoluta. Tenete presenti che oggi Shanghai è una città vivissima con una vita diurna e notturna intensissima. Oggi si esce il meno possibile (solo per andare a fare la spesa) ma i supermercati sono piuttosto pieni di gente mentre gli altri negozi sono assolutamente vuoti o chiusi.Naturalmente bisogna proteggersi con la mascherina>.

Si prevede un picco del virus per la prossima settimana, cosa si sta programmando per prevenire? <In vista della settimana prossima, quando è previsto il picco della malattia, sono state adottate misure molto più drastiche. Faccio l’esempio del mio condominio ma vale per tutti. I condomini in Cina sono organizzati sul modello americano. Grandi complessi di numerosi edifici, con giardini e servizi interni e chiusi in un recinto. Un condominio in genere ospita diverse migliaia di persone. All’interno ci sono negozi, a volte palestra e piscina. Da qualche giorno, chi entra o esce dal condominio dev’essere registrato con i documenti. A me è stato dato un pass e adesso posso entrare o uscire solo se esibisco quel pass. Significa che sono stato controllato e non a rischio. Inoltre ci sono addetti che misurano la temperatura corporea.  Chi arriva e non ha il pass deve dichiarare dov’è stato negli ultimi giorni. Chi è stato nello Hubei (la provincia di Wuhan) viene controllato e segregato in casa, chi viene da fuori Shanghai non può uscire dal condominio per due settimane (nel condominio ci sono comunque un paio di negozietti con tutto quello che serve per sopravvivere).

Come si stanno regolando per le industrie e le attività produttive? I dipendenti che sono stati fuori Shanghai non possono andare al lavoro per due settimane dal giorno del loro rientro a Shanghai. Prima di iniziare il lavoro (il 10/2) dobbiamo andare nelle stazione di polizia di zona a registrarci fornendo tutte le info richieste. In Cina attraverso passaporto o carta d’identità possono vedere dov’è stata una persona e, nel caso servisse, vedere anche in che posto era seduto in treno o in aereo per essere rintracciato nel caso un vicino di posto risultasse ammalato. Da qualche anno anche per comprare un biglietto del treno o di un autobus a lunga percorrenza serve il passaporto o carta d’identità. Questo anche per evitare il fenomeno del bagarinaggio. Dato che in Cina i biglietti sono per posti numerati, prima era facile che in certi periodi e su alcune percorrenze non si trovassero biglietti ma bisognava rivolgersi ai bagarini.

Personalmente ritengo che siano misure giuste – precisa Francesco Onofrio – per contenere al massimo i contatti con persone potenzialmente a rischio. Non so cosa succederebbe in Europa nel caso dovesse presentarsi un caso del genere. Quindi, stando così le cose, quand’anche lo si volesse, non possono essere inviate persone dall’Italia perché verrebbero tenute in quarantena in albergo per due settimane>.

Come è stato possibile annunciare e costruire veramente in circa 10 giorni un enorme ospedale?  Quelle sono strutture prefabbricate che esistono in Cina per le emergenze. diciamo che e’ una via di mezzo fra un intervento di protezione civile e un intervento militare. E’ solo conoscendo la Cina  che e’ possibile comprendere l’efficienza dimostrata. Probabilmente – conclude Francesco – hanno questi piani predisposti per tutte le grandi città. Già a Pechino, per la Sars, era successa la stessa cosa>.

 

 

 

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