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Gli auspici della Chiesa cattolica per il 2017 dalla viva voce del Segretario di stato Parolin

Anche la Chiesa cattolica non ha mancato di esprimere il suo pensiero sull’anno che sta arrivando e lo fa, in modo auterovole, attraverso le parole del vicentino Mons. Pietro Parolin, dal 2013, Segretario di Stato della Santa Sede, con un lungo intervento rilasciato al giornale “Il Messagero” di Roma di cui riportiamo alcuni stralci diffusi da Huffington post.

USA. “La saggezza, che è la virtù necessaria a tutti i governanti. Pensino Salomone la chiese a Dio come unico dono di fronte alla possibilità di ottenere ricchezza e onori. Io prego per il presidente Trump, perché Dio gli dia la saggezza di sentirsi responsabile non solo per il suo grande Paese, ma per la pace nel mondo, per lo sviluppo dei popoli e per la salvaguardia del Creato”.

Siria. “Speriamo davvero che stia finendo! Dovrebbero riprendere le trattative per trovare una soluzione negoziata, l’unica che può assicurare una pace duratura”.[…] “Se potesse andare in Siria il Papa ci andrebbe subito. Naturalmente ci vuole un minimo di condizioni”.
Crisi economica e valoriale. “Io la chiamo la desertificazione dello spirito: è come se tanta gente avesse perso ogni punto di riferimento nella vita, avesse smarrito per strada il senso del bene comune, come se non si richiamasse più a valori condivisi. Sono preoccupato ma non rassegnato. L’italia ha capacità e potenzialità immense. Gli italiani, che oggi sono segnati dalla mancanza di speranza, sappiano reagire, restando uniti, facendo riferimento a un tessuto comune, attingendo alle risorse umane, morali e spirituali, risorse che ci sono, che abbiamo, in tanti settori. Il 2017 possa essere un anno di riscoperta reciproca”.
Roma. “Dire che Roma sta vivendo un momento difficile mi pare un eufemismo. La città è stressata da molteplici problemi accumulatisi con il tempo. Quello che servirebbe è un’azione per affrontarli” […] “Si deve sperare che l’attuale amministrazione superi le difficoltà interne per dedicarsi a far ripartire la Capitale. Tuttavia c’è qualcosa di più profondo che mi colpisce: lo scoraggiamento generale, la carenza di speranza, una sorta di fatalismo obliquo. Eppure anche Roma dispone di innumerevoli risorse, da tutti i punti di vista. Va bene lamentarsi, ma poi si dovrebbe trovare il modo di essere propositivi e collaborare”.
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