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Il fossile di Elephas antiquus scoperto in Sila, nell’ultimo numero di National Geographic Italia

Qualche settimana fa, anche noi di Mediterraneinews.it, avevamo dato grande risalto alla notizia del ritrovamento del fossile di un antico elefante – del Pleistocene, Palaeoloxodon antiquus o Elephas antiquus nei – nei pressi del Lago Cecita, all’interno del Parco nazionale della Sila.

Ebbene adesso la notizia sta facendo il giro del mondo e tra gli altri se ne è interessato anche il National Geographic Italia, che all’importante scoperta ha dato ampio risalto con un lungo servizio – a firma di Giuseppe Intrieri – pubblicato nell’ultimo numero e intitolato ““Gli elefanti preistorici della Calabria”.

La rivista si è concentrata sulle importanti scoperte paleontologiche che parlano di un passato remoto che va ben al di là dell’età romana e della Magna Graecia ipotizzando un collegamento con alcuni megaliti (nella foto) situati sul territorio di di Campana, 1.749 abitanti, noto in passato come Calaserna: la prima roccia ha un’altezza di circa 5 metri, comprendendo la base rocciosa, mentre la seconda pietra è meno “leggibile”, nonostante sia più grande, circa 6 metri: chi ci identifica i piedi di un guerriero, chi un orso, chi un cane. Chiaro che se venisse confermata l’origine “umana” della scultura ci troveremmo di fronte alla scultura preistorica più grande d’Europa. Alcuni studiosi ipotizzano che una delle due supposte sculture mostra le sembianze di un elefante dalle zanne dritte: che si tratti proprio dell’Elephas antiquus?

“La scoperta di Cecita – ha dichiarato recentemente il Presidente Oliverio (che pensa anche alla costruzione di un importante museo dei reperti calabresi) in una nota diffusa dall’Ufficio stampa della Regione Calabria – rafforza la candidatura della Sila a patrimonio dell’Unesco. I risultati di questa eccezionale e straordinaria scoperta fanno emergere la ricchezza complessiva del nostro territorio. Su di essa continueremo ad investire per sostenerla e per andare oltre”.

E già nel 2007 del resto, in una campagna di scavi diretta sui tre laghi (Arvo, Ampollino, Cecita) dall’archeologo Domenico Marino e dal professor Armando Taliano Grasso, l’importanza archeologica, paleontologica e storica dell’altopiano silano era sta evidenziata dalla scoperta del più antico insediamento umano d’altura della Calabria, datato tra il 3.600 ed il 3.350 a.C.

Intanto i preziosi reperti sono stati portati all’Università del Molise, sia per essere ripuliti e sottoposti a tutti quei procedimenti tesi a tutelarne l’integrità nonchè a stabilirne la datazione precisa.

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