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Halloween, culto della zucca di Nicotera, esportata negli USA ed oggi universalmente commercializzata.

Dire che la festa della zucca sia una tradizione di Nicotera e che, tramite gli immigrati nicoteresi negli Stati Uniti e a New York in particolare,  sia stata poi esportata, non lo diciamo solo noi di MediterraneiNews, ma già il 2 novembre 2004 il quotidiano “la Repubblica” scriveva un pezzo a firma di Sebastiano Messina dal titolo “Potere della tv Dolcetto o Scherzetto?” nel quale tra l’altro, l’articolista, citava la trasmissione TERRA di Canale 5 Mediaset condotta da Tony Capuozzo, andata in onda il 31 ottobre 2004, nella quale si parlava di Nicotera e della tradizione della festa della zucca. Nell’articolo de “la Repubblica si leggeva: <Come ha fatto Terra! (Canale 5, domenica 31.10.2004 alle 23.50), che è sicuramente il miglior programma giornalistico delle reti Mediaset. Toni Capuozzo avrebbe potuto smascherare facilmente il meccanismo dell’ adozione mediatica della festa delle zucche illuminate (per esempio domandando ai bambini se conoscessero almeno il significato di quel rito bizzarro) e invece ha scelto un percorso meno breve ma assai più interessante. Gli inviati Sandro Provvisionato e Valentina Loiero sono andati in Sicilia e in Calabria, terre già espugnate da Halloween, facendoci compiere una doppia scoperta. La prima è che le zucche svuotate e illuminate da una candela non furono portate in America dagli irlandesi (che usavano delle grandi cipolle) ma dagli italiani di Nicotera, una cittadina calabrese dove già nell’ Ottocento – ce l’ ha spiegato l’ etnologo Luigi Lombardi Satriani – i bambini giravano casa per casa, il 2 novembre, con quelle cucurbitacee gialle che simboleggiavano maschere mortuarie e una domanda codificata dalla tradizione: “Cosa ci date, per i morti benedetti?”>. Questo quanto riportava il quotidiano “la Repubblica”

Tony Capuozzo con le telecamere di TERRA, noto programma di mediaset, venne in Calabria a Nicotera, facendoci compiere una scoperta. <Le zucche svuotate e illuminate da una candela non furono portate in America dagli irlandesi (che usavano delle grandi cipolle) ma dagli italiani di Nicotera, un paesino calabrese dove già nell´Ottocento i bambini giravano casa per casa, il 2 novembre, con quelle cucurbitacee gialle che simboleggiavano maschere mortuarie e una domanda codificata dalla tradizione: “Cosa ci date, per i morti benedetti?”>

Qui a Nicotera infatti si serba ancora memoria della questua che il 1°e 2  novembre veniva fatta dai bambini in giro per le case del paese portando una zucca svuotata e lavorata in forma di teschio, nel cui interno era accesa una candela, chiedendo regali in denaro e dolciumi attraverso la domanda “ndi dati i benedetti morti?” (ce li date i morti benedetti?),.

Ebbene anche io che sono originario di Nicotera, da bambino negli anni ’60 andavo in giro, con i miei coetanei, per le case del rione stazione ferrovia di Nicotera, con in mano la zucca da me preparata, per chiedere soldi o caramelle, dolci, insomma un qualsiasi dono utile a compensare il gesto di preghiera e ricordo per i defunti nel giorno della loro commemorazione.

Analoga usanza, che deriva dal culto suddetto, persiste nel preparare con le mandorle dei dolci chiamati “ossa di morto” che spesso erano oggetto di dono girando con la zucca. Fino a non molti decenni fa, infine, nella notte tra l’1 e il 2 novembre si usava mettere sui davanzali delle finestre un secchiello d’acqua con una tovaglietta: un modo familiare per accogliere gli spiriti dei defunti. Un’usanza, quest’ultima, non dissimile da quella registrata a Zaccanopoli (Vibo Valentia) dall’antropologo Lombardi Satriani: “alla fine degli anni Settanta, l’ultimo giorno di ottobre si riempivano di acqua le bottiglie fino all’orlo perché si riteneva che la notte passassero i morti, bagnandovi le dita o, secondo altre fonti, il dito mignolo. L’usanza, diffusa fino a una quarantina di anni fa, è ancora conosciuta ma praticata molto raramente. Secondo un’altra versione di questa stessa pratica, si riempivano fino all’orlo i bicchieri per far bere i morti.” La presenza della zucca la ritroviamo anche a Limbadi (Vibo Valentia), dove la sera di Ognissanti gruppi di ragazzi portavano nelle case zucche vuote scolpite in forma di teschio chiedendo offerte per i defunti e ricevendo soldi, frutta secca e dolciumi. In questo stesso borgo vi era poi anche l’usanza di riempire fino all’orlo delle brocche d’acqua perchè le anime potessero dissetarsi.

L’Antropologo Luigi M. Lombardi Satriani (in foto)nel suo notissimo libro Il Ponte di San Giacomo, dedicato al tema della morte nell’ambito della cultura popolare, lo studioso si sofferma anche sulla presenza ancora viva a Serra S. Bruno (Vibo Valentia), della secolare tradizione del “Coccalu di muortu”, denominazione dialettale del teschio. La credenza popolare ritiene che nei giorni tra fine ottobre e primi di novembre si apra un varco fra l’Aldilà e il mondo dei vivi: nella cultura popolare calabrese questo varco è il Ponte di S. Giacomo di Compostela (lo stesso citato da Lombardi Satriani nel titolo del suo libro), un ponte mitico forse così chiamato in memoria di antichi pellegrinaggi nel celebre santuario spagnolo, un ponte che assolve alla funzione di soglia, una sorta di stargate fra mondo dei vivi e Oltretomba. Si ritiene che questo ponte debba necessariamente essere oltrepassato dal morto, pena una permanenza ambigua e innaturale nel regno dei vivi, e che sia nuovamente percorso ad ogni suo ritorno nei luoghi d’origine, come appunto si crede accada ad Ognissanti.

Anche a Vibo Valentia ritroviamo la zucca, acquistata o rubata nei campi da adulti e ragazzi e poi scavata, intagliata e illuminata con una candela. Spesso i ragazzi, per spaventare i passanti, solevano legare una corda al picciolo della zucca per poi appenderla ad una vecchia finestra facendola andare su e giù mentre nascosti emettevano lamenti e grida strazianti da far accapponare la pelle. Diffusa a Vibo anche la significativa usanza, negli stessi giorni, di consumare fave abbrustolite (le fave nell’antichità pagana erano il cibo dei morti). Tradizione analoga si segnala anche a Nicastro (l’odierna Lamezia Terme), e a Pratora frazione di Tiriolo nel catanzarese si racconta della zucca spesso usata anche a motivo di scherzo tra amici  e/o familiari, come ancora racconta una anziana tiriolese,  facendo trovare in una stanza la zucca illuminata che, nel mettere paura al malcapitato, creava ilarità negli altri. Spostandoci infine molto più a nord, a S. Giacomo di Cerzeto, piccolo borgo del cosentino, scopriamo che vi si conserva memoria dell’uso, in voga fra i ragazzi almeno fino agli anni ’50, di scolpire zucche in forma di teschio illuminate dall’interno con una candela e disposte la notte di Ognissanti sopra il parapetto di un ponte.

Della tradizione della zucca a Nicotera, già in passato aveva scritto il compianto nicoterese dott. Carmelo Ionadi in un articolo su un giornale locale, dove ribadiva appunto tali origini, poi esportate negli USA . Oggi, la macchina ”infernale” commerciale americana, ha trasformato l’usanza facendola una tradizione sua e, purtroppo, la corta memoria dell’uomo, ha poi fatto il resto, offuscando il ricordo e la verità sulle origini nicoteresi di una tradizione esportata dai migranti del secolo scorso e che sembra oggi, ingannevolmente, provenire dagli Stati Uniti.

Sarebbe interessante ripristinare a Nicotera il “gioco” tra i  bambini della tradizionale zucca portata in mano, scavata con sembianze umane e con la candela dentro, senza doversi  travestire da morto o altri macabri mostri infernali,  riprendendo un culto della tradizione popolare oggi distorta dalla logica commerciale e festaiola, che sembra prevalere su quella culturale. Anche la Chiesa Cattolica si è ormai apertamente schierata contro la modernizzazione degenerata della ricorrenza dei morti, trasformata in un culto dei mostri e dei demoni con risvolti pagani ed esoterici, rispetto al tradizionale culto di un rispetto dei morti e del loro sostegno con la preghiera di commemorazione, nel viaggio dell’aldilà tra il purgatorio ed il paradiso, che poi era a suo tempo, la vera motivazione che aveva fatto scaturire nella fede popolare, la trasposizione nella tradizionale zucca. Non tutti sanno che la Chiesa Cattolica permette di acquistare a favore delle anime del Purgatorio l’indulgenza plenaria (una sola volta) dal mezzogiorno del 1° novembre fino a tutto il giorno successivo visitando una chiesa e recitando il Credo e il Padre Nostro. La stessa facoltà alle medesime condizioni è concessa nei giorni dal 1° all’ 8 novembre al fedele che devotamente visita il cimitero e anche soltanto mentalmente prega per i fedeli defunti.
La Chiesa ci propone, per suffragare le anime del Purgatorio, anche la pratica delle “indulgenze”. Queste ottengono la remissione della pena temporale dovuta per i peccati ed  di ogni colpa, anche dopo il perdono, come un debito da riparare per il male commesso. La Chiesa traendo dal suo tesoro “spirituale”, costituito dalle preghiere dei Santi e dalle opere buone compiute da tutti i fedeli, quanto è da offrire a Dio perché Egli “condoni” alle anime dei defunti quella pena che altrimenti essi dovrebbero trascorrere nel Purgatorio.

 

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