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Limbadi ricorda Matteo Vinci ad un anno dalla sua morte

Matteo come esempio di vita, rettitudine e umanità e per questo tutti hanno il dovere di battersi contro la mafia in ogni sua espressione e rappresentazione, combattendola radicalmente, direttamente e implacabilmente.

Sono queste le conclusioni della Giornata in ricordo di Matteo Vinci il giovane biologo che ha perso la vita in modo barbaro ed efferato il 9 aprile 2018 a causa di un’autobomba piazzata all’interno dell’auto.

Un pomeriggio contrassegnato da due momenti toccanti e intensi che hanno anticipato la tavola rotonda svoltasi in Comune. Prima, un piccolo gruppo di persone, in silenziosa processione, ha raggiunto località Macrea dove, alle 15 circa di un anno fa, si è consumato il calvario di Vinci. Davanti i genitori, Sara e Francesco con in mano la foto del figlio. Scortato dai carabinieri della locale Stazione il muto corteo si è avvicinato al muretto dove la Ford Fiesta è esplosa. L’attimo di raccoglimento è trascorso mentre risuonavano le note del Silenzio. Poi, lo stesso brano è riecheggiato anche a casa Vinci-Scarpulla, insieme a quelli dell’orchestra “Falcone-Borsellino” di Catania, mentre i genitori, nel giardino di casa, hanno piantato due camelie.

Ci si è spostati, così, in Comune dove, in una sala consiliare gremita, erano presenti anche i genitori di Stefano Piperno, Angela Napoli (Risveglio Ideale), Rosalba Sesto, capogruppo della lista nella quale Vinci si era candidato, don Fiorillo e alcuni componenti di Libera. “Matteo è stato vittima della crudeltà umana che ha agito con grande bestialità – afferma Antonio Reppucci, commissario straordinario del Comune –. Stasera ricordiamo i tanti Matteo vittime dei circa 160 clan presenti in Calabria, una terra che ha necessità di indignazione collettiva e vicinanza agli organi di Polizia”.

Il senso di quanto fatto da Matteo per difendere la libertà dalla protervia mafiosa ha valore assoluto e per questo Giuseppe De Pace, legale della famiglia Vinci, lo definisce “caduto, gigante, martire”. “Ci ha consegnato il compito di lottare contro la mafia – dichiara – battendoci implacabilmente. Ci invita a studiarla non come casistica, ma come fenomeno unitario che nasce e si sviluppa nella società e al suo interno deve essere combattuta e vinta”.

L’intervento di De Pace infuoca la sala quando, ricordando le varie vicende dei Vinci con la famiglia Mancuso “denuncia” l’assenza dello Stato. “Per le famiglie mafiose esiste un mondo retto da dinamiche che è nostro compito conoscere – afferma –. Non potrò mai dimenticare quando al Tribunale di Vibo Valentia ho conosciuto la famiglia Vinci-Scarpulla. Si celebrava il processo per direttissima contro dei rissanti che il giorno prima i carabinieri di Limbadi avevano arrestato. Come una beffa del destino ne presero tre dei Mancuso e tre dei Vinci. Assistetti ad una brutta farsa, brutto momento della giustizia. I Mancuso erano amorevolmente assistiti da alcuni carabinieri che allora diedero una prova vomitevole di sottomissione mentre i “pericolosissimi” Vinci erano chiusi in una gabbia. In quell’occasione, lo Stato ha dato prova di quanto diceva Giovanni Falcone, i Mancuso non sarebbero nulla se non fossero collegati ad apparati, politici, gente particolare. Ma il tempo è galantuomo e ci ha pensato la Procura della Repubblica presso la Dda di Catanzaro a censurare gli errori commessi in precedenza. Nel decreto di fermo dopo l’autobomba si legge che “Alla luce di queste risultanze investigative, gli episodi verificatesi negli anni precedenti, a partire dal 2014, assumono una connotazione nettamente diversa, non più una lite tra vicini ma una grava e continuata azione per costringere i Vinci a cedere la proprietà dei terreni di contrada Macrea”. Per ottenere queste verità, però, ha pagato Matteo con la sua morte”.

Poche, ma toccanti, le parole della madre del biologo che ricorda la breve vita del figlio. “Un ragazzo fatto, come tutti, di pregi e difetti – afferma mamma Sara –. Riempiva la nostra vita con gioia e noi sognavamo per lui un mondo migliore”.

I genitori di Matteo, nella giornata di ieri, hanno ricevuto anche l’attestazione di solidale vicinanza da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con una lettera dove il Capo dello Stato esprime il più vivo apprezzamento per l’iniziativa “che perpetua il ricordo di Matteo – scrive – e di tutte le vittime innocenti che hanno sofferto o perso la vita per mano della criminalità organizzata. La Giornata costituisce una preziosa occasione per rompere il silenzio e rispondere all’oppressione delle organizzazioni criminose che prosperano sulla paura”.

E vicinanza alla famiglia Vinci ha espresso il presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra così come Salvatore Borsellino, in collegamento via Skype, testimonia la sua solidarietà. “In Sara – dichiara – ho rivisto gli occhi di mia madre quando ci disse di andare dovunque per non far morire il ricordo di Paolo. Da oggi l’agenda rossa che ricorda mio fratello e gli uomini della scorta ricorderà anche Matteo. Un sogno d’amore guida la lotta per avere giustizia e nessuno ha mai inventato una bomba che uccide l’amore”.

Non si può rimanere indifferenti rispetto ad una tragedia di questa portata anche per la Napoli. “Da cittadina calabrese – afferma – è giusto chiedere verità e giustizia che deve essere reclamata, purtroppo in Calabria, per tante vittime di mafia. Esse sono necessarie per annientare tutti quei criminali ‘ndranghetisti che incidono con la loro pervasività, cattiveria e crudeltà sulla libertà delle persone oneste della nostra terra”.

Durante l’incontro i familiari e gli amici hanno richiesto l’intitolazione di una strada o una piazza a Matteo per rinnovare stabilmente la sua memoria.

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